Il Fatto Il 2 settembre scorso la biblioteca «Duchessa Anna Amalia» di Weimar, cuore della cultura tedesca, venne colpita da un incendio Sessantamila i volumi danneggiati: di questi già 27 mila sono stati restaurati dai tecnici dello Zentrum fur Bucherhaltung di Lipsia LIPSIA Quando ancora non li avete visti, camminando per corridoi bianchi e asettici come quelli di un'ospedale, la catastrofe è un tanfo. Una puzza di legno bruciato e spento con l'acqua, un odore di affumicato che non provoca languori allo stomaco, ma fa venire il mal di testa. Se lo sono portati con sé, il fuoco di quella notte d'estate. E gli esperti assicurano, che questo invisibile marchio li accompagnerà ancora per lunghi anni. Ma qui, a Lipsia, nel Zentrum fur Bucherhaltung, il Centro per la conservazione dei libri, nessun cattivo odore può impedirne la salvezza. Curvi come antichi amanuensi, su volumi una volta appartenuti a Goethe o a Schiller, giovani in camice bianco e mascherina protettiva, tolgono via con pennelli e spugne, detriti e resti di cenere da pagine, dorsi e frontespizi. Rimettono in asse la rilegatura. Incollano lembi di copertine staccate. Ritoccano con la china i codici di classificazione. In gergo tecnico, li «stabilizzano». Almeno tremila tomi sono ordinati sui tavoli. È solo una piccolissima porzione, degli oltre 60 mila, che il 2 settembre scorso vennero gravemente danneggiati nell'incendio alla Biblioteca «Duchessa Anna Amalia» di Weimar, scrigno della cultura tedesca e, come scrisse Claudio Magris nell'occasione, «cuore della Germania che abbiamo amata di cui parlava Croce». Furono non meno di trentamila, i libri antichi andati completamente distrutti nel rogo, insieme a 33 preziosi dipinti a olio. Bastarono appena due ore a far scempio di edizioni uniche o rarissime, fra cui l'intera collezione musicale, opere in gran parte risalenti al fondo originario, quello inventariato a partire dal 1650. Ma, una catena umana di centinaia di persone, pompieri e volontari, riuscì a portare in salvo più di 50 mila volumi, fra cui la Bibbia del 1534 appartenuta a Martin Lutero. E all'alba del giorno dopo, il primo camion aveva già scaricato seicento scatoloni ricolmi di libri, molti bruciacchiati e tutti comunque inzuppati di schiuma anti-incendio, nel cortile del centro di Lipsia. La processione dei Tir continuò per giorni. «In tutto ne abbiamo ricevuti 33.860, più 22 tonnellate di materiale irriconoscibile, quasi del tutto danneggiato dalle fiamme, probabilmente almeno altri 40 mila volumi», spiega Manfred Anders, direttore del Zentrum. Da qual momento, partì l'intervento di primo soccorso, una procedura a metà strada fra artigianato e alta tecnologia. Spiega Anders: «Dopo una sommaria pulizia dei volumi, per togliere il grosso della sporcizia, li avvolgiamo singolarmente in sacchetti di plastica e li congeliamo a meno 20 gradi». Quindi, ordinati in gabbie, i libri vengono trasferiti dentro enormi asciugatoi, un brevetto unico al mondo che è il vanto del Zentrum, dove il ghiaccio subisce un processo di liofilizzazione, viene cioè gassificato e poi asportato». Asciugati e disacidati, i libri vengono rimessi per quanto possibile nello stato originario, senza però alcun intervento sulle pagine interne. L'intervento d'emergenza è ben oltre la metà del guado. Già 27 mila tomi sono ritornati a Weimar. Sani e salvi, ma non ancora restaurati. In meno di tre mesi, Lipsia avrà restituito il resto. A conti fatti, l'operazione di pronto soccorso sarà costata poco più di un milione di euro, quasi tutti sborsati dal ministero federale per la Cultura. Ma, a quel punto, comincerà la parte più difficile, lunga e naturalmente più costosa. «Il restauro completo di ogni singolo libro dice Anders costa da 500 a 5 mila euro, a seconda del danno, e richiede settimane di lavoro. Facendo un calcolo teorico, se tutti i volumi danneggiati fossero restaurati, occorrerebbero non meno di 60 milioni di euro e trentanni di lavoro». Ipotesi estrema e impossibile. Nessuno infatti riuscirebbe a tener desta l'attenzione dei governi e la sensibilità del pubblico, abbastanza a lungo, da garantire negli anni un simile volume di risorse. Anche perché, nel frattempo, lo Stato della Sassonia e il governo di Berlino dovranno tirar fuori i soldi necessari a ricostruire l'edificio barocco, dov'era ospitato il corpo centrale della «Anna Amalia». Né, nonostante l'emozione, la mobilitazione privata appare in grado di fungere da sostituto: nei tre mesi trascorsi dal disastro, le donazioni dal mondo intero hanno raggiunto quota 1,5 milioni di euro. E la tendenza è verso il basso, man mano che il ricordo del fuoco si allontana. Per questo, i responsabili della biblioteca hanno scelto una strada più realistica e pragmatica. Sarà infatti una conferenza internazionale, prevista in giugno a Weimar, a fare la valutazione definitiva e mettere a punto una strategia del restauro, che tenga conto delle risorse disponibili, individuando le opere su cui intervenire in tutto o in parte e quelle da conservare così come sono, in attesa, forse, di tempi migliori. «Purtroppo spiega Anders il restauro vero e proprio di un libro non ha alternative, costa molto e si può fare solo coi metodi tradizionali. E quando si deve risparmiare, è la prima voce a essere ridimensionata. A svantaggio delle giovani generazioni».
Corriere della Sera
16 Dicembre 2004
Morte e rinascita della biblioteca di Weimar
PA
Paolo Valentino
Corriere della Sera
La biblioteca Duchessa Anna Amalia di Weimar, importante centro culturale tedesco, è stata colpita da un incendio il 2 settembre scorso, danneggiando circa 60.000 volumi. Tra questi, 33.860 sono stati salvati e trasferiti al Centro per la conservazione dei libri di Lipsia, dove sono stati soggetti a un intervento di pronto soccorso. I libri danneggiati sono stati puliti, congelati e asciugati, e poi rimessi in asse. Il restauro completo di ogni libro richiede settimane di lavoro e costa da 500 a 5.000 euro, a seconda del danno.
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