Colosseo insicuro. Più che telecamere mancano i custodi Polemica tra Giro e Alemanno sui video disattivati. I lavoratori denunciano: «Siamo sotto organico». È bastato uno scherzo di dubbio gusto, una lattina "travestita" da ordigno incendiario e sistemata al Colosseo, per scoprire il velo (peraltro assai trasparente) sulle falle nelle misure di sicurezza del patrimonio artistico e museale italiano. E per inaugurare l'ennesima polemica politica, tutta interna al centrodestra. A fronteggiarsi, il sindaco capitolino Gianni Alemanno e il sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro cui sono assai dispiaciute le dichiarazioni del primo cittadino capitolino che domenica si era dichiarato «sconcertato perché ho scoperto soltanto oggi che non ci sono i metal detector, levati due anni fa dopo il ceo allarme post 11 settembre, e che le telecamere dentro al Colosseo non hanno funzionato». Richiami esplicitamente rivolti al dicastero lasciato da Sandro Bondi a Giancarlo Galan, con cui l'amministrazione comunale (e ancor più quella regionale), negli ultimi giorni si è già scontrata. Rilievi cui Giro ha replicato puntigliosamente: «La Soprintendenza speciale decise di rimuovere i metal detector perché riteneva che la sicurezza dovesse essere garantita assai prima del perimetro del Colosseo, in tutta l'area circostante e infatti dovrebbe funzionare un sistema di telecamere del Comune coordinate da una centrale della polizia municipale, che mi dicono invece essere di fatto inutilizzata e non operativa, e questo dovrebbe sorprendere un po' tutti». Giro, insomma, ha rimandato al mittente le accuse lanciate da Alemanno, aggiungendoci del suo, tanto da ottenere la replica del delegato del Campidoglio perla Sicurezza della città, Giorgio Ciardi: «Desideriamo sottolineare che sono di competenze di Roma Capitale le telecamere, perfettamente funzionanti, poste nell'area esterna del Colosseo e davanti alla fermata della metropolitana, i cui flussi video sono monitorati dalla Polizia Roma Capitale nella Sala sistema Roma». Ma, visto che la precisione non gli difetta, Giro ha contro-contro replicato: «Non ho mai detto che le telecamere del Comune siano spente. Ho chiesto se funziona la centrale operativa che deve visionare i filmati in tempo reale, altrimenti interveniamo sempre a babbo morto». Al Comune, però, assicurano che già 1500 telecamere sono connesse alla Sala sistema Roma , alcune attive 24 ore su 24 (soprattutto quelle puntate su monumenti e su siti sensibili), altre (come quelle delle colonnine sos nelle stazioni) attivabili in caso di necessità, presidiate da sei persone per l'intero arco della giornata. Ma qualche dubbio sull'efficienza della sala controllo deve averlo anche l'opposizione, se il vicepresidente della commissione Cultura al Comune, il pd Giorgio Pelonsi, ha annunciato che a settembre presenteranno un'interrogazione sul punto, anche perché in molti sospettano che le telecamere funzionino ma, che causa ristrettezze di bilancio, le immagini riprese non siano registrate. «Abbiamo sempre sostenuto che la separazione delle competenze tra ministero e Comune sia da superare, con la creazione di un ente di scopo che si occupi di tutti i monumenti. Al momento non sono chiari confini delle competenze e rispettive responsabilità, con risultati come quello di domenica», ha spiegato Pelonso, ricordando la scadenza del secondo decreto per Roma Capitale rispetto al quale maggioranza e opposizione capitoline chiedono all'unisono che la tutela dei beni culturali resti appannaggio dell'amministrazione locale: «Anche per non assegnare tutti i servizi ai privati. L'intervento di Diego Della Valle (il cui gruppo ha investito 25 milioni di euro per il restauro del Colosseo) è straordinario, ma la gestione ordinaria tocca a noi». E se ieri Della Valle ha rifiutato di commentare l'accaduto («Non è la mia materia»), di certo non si augura il ripetersi di eventi del genere che, innegabilmente, offuscano l'effetto dell'operazione di cui si è fatto carico. Ma allora, perché tante polemiche? Una traccia arriva sempre dal Pd, per voce del consigliere provinciale Pino Battaglia: «Forse Alemanno, ancora piccato dai giusti attacchi del ministro Galan alle scelte urbanistiche del centrodestra sul territorio laziale, ha pensato bene di cogliere la palla al balzo e prendersela con lui», ha spiegato, riferendosi alla turbolenta quanto recente approvazione del piano casa voluto dal governatore Renata Polverini (in asse con Alemanno che pure punterebbe a edificare alcuni milioni di metri cubi nelle periferie romane), definito dal ministro «un condono in aree vincolate». Certo è che, in corner, sia Giro sia Alemanno sembrano essersi conto che la polemica rischiava di trasformarsi in un autogol per il centrodestra, il primo ricordando a sorpresa che al Colosseo le cose andavano male anche nel 2007 quando al Comune governava il centrosinistra, il secondo scrivendo a Galan e al prefetto Giuseppe Pecoraro per istituire un tavolo di vigilanza al Colosseo, su cui ha ottenuto l'ok immediato di Giro. Tutto risolto, dunque? Difficile crederlo, almeno a sentire i lavoratori del complesso monumentale: «Ci vuole maggiore attenzione e soldi se si vuole garantire un'adeguata sicurezza. Noi da soli non bastiamo: siamo sotto organico, sblocchino il turn over e aumentino l'organico».
La finta bomba svela i buchi del Colosseo
Il Colosseo è stato oggetto di una polemica politica tra il sindaco di Roma Gianni Alemanno e il sottosegretario ai beni culturali Francesco Giro. Alemanno ha accusato Giro di non aver garantito la sicurezza del patrimonio artistico e museale italiano, affermando che non ci sono i metal detector e che le telecamere all'interno del Colosseo non funzionano. Giro ha risposto che la Soprintendenza speciale aveva deciso di rimuovere i metal detector perché riteneva che la sicurezza dovesse essere garantita in tutta l'area circostante, non solo all'interno del Colosseo. Ha anche affermato che le telecamere del Comune funzionano e sono monitorate dalla Polizia Roma Capitale.
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