Sicurezza. Ascensori rotti, rifiuti non raccolti, personale sotto organico. Il Campidoglio: coordinare la vigilanza Dossier di guide e operatori. Biglietteria rapinata. Alemanno scrive a Galan Una zona franca, dove la sicurezza è un optional. Basta fare un giro per il Colosseo per rendersi conto, all'indomani dell'allarme bomba, che non è cambiato nulla. Per questo motivo chi lavora all'interno dell'Anfiteatro Flavio (operatori e guide) stanno pensando di raccogliere tutti gli episodi di degrado in un dossier da inviare al ministero dei Beni culturali. Intanto ieri è stato Gianni Alemanno a scrivere al Mibac e al prefetto Giuseppe Pecoraro chiedendo l'apertura di un tavolo tecnico per coordinare la vigilanza con lo Stato. Ma nel Colosseo gli ascensori sono sempre rotti, i montacarichi pericolosi e a rischio blocco, i rifiuti lasciati nei cunicoli. Ci sono anche bombole di gas abbandonate negli angoli, a portata di mano dei turisti. E poco più di un mese fa, alle biglietterie del Palatino, si sono presentati due rapinatori per svaligiare le casse. I lavoratori denunciano di essere sotto organico: «Ci sono sette-otto guardiani per turno, ma qui ne servirebbero almeno il triplo». «Il Colosseo? Ascensori rotti e troppi rifiuti» Il dossier di guide e operatori. Rapinata la biglietteria del Palatino: 40 mila euro L'ascensore rotto per mesi. Il montacarichi che si ferma. I rifiuti che traboccano dai cestini. Una «zona franca» che parte dal Colosseo, passa per il Palatino e arriva ai Fori Imperiali. I cronisti del Corriere hanno fatto la prova: il giorno dopo l'allarme bomba, nell'Anfiteatro Flavio non c'era nessun tipo di controllo speciale. Noi, ad esempio, siamo entrati con un borsone mimetico, senza che nessuno ne verificasse il contenuto. E, come noi, tanta altra gente: anzi, alcuni turisti hanno abbandonato di proposito gli zainetti per rendersi conto che non sarebbe accaduto nulla. Ma c'è di più: all'interno del monumento spuntano perfino bombole di gas a portata di mano, mentre i visitatori possono oltrepassare i cordoni che delimitano le aree «protette» per riposare all'ombra. Insomma chiunque può nascondere bottigliette, barattoli o altro nelle buche e nei mille angoli del monumento. D'altra parte il racconto di chi ogni giorno lavora nell'area archeologica è ancora più desolante: bivacchi sulle rovine antiche, disabili bloccati, sicurezza precaria. L'ultimo episodio è di un mese e mezzo fa. Alla biglietteria del Palatino, all'ora di chiusura, i cassieri si sono visti puntare le pistole in faccia da due rapinatori in giacca e cravatta arrivati su uno scooter: 4o mila euro di bottino, l'incasso della giornata. Fra gli addetti ai lavori qualcuno sta pensando di raccogliere le segnalazioni in un dossier da inviare al Mibac: «L'ascensore principale racconta una guida è rotto da due mesi, con gravi problemi soprattutto per i disabili. E i custodi non ci sono mai...». Il montacarichi che scende nei sotterranei, quelli aperti di recente, funziona a singhiozzo: «Una volta dice un ragazzo, che chiede di rimanere anonimo sono rimasto chiuso dentro con alcuni stranieri. Qualcuno è rimasto fuori e ha dato l'allarme, ma nessuno poteva andare a chiedere aiuto: le chiavi che aprono il cancello per i sotterranei, infatti, le avevo solo io». Anche in quel caso di custodi neppure l'ombra. «Gli addetti alla vigilanza raccontano ancora i lavoratori sono sotto organico. Per ogni turno ce ne sono sette-otto: così è impossibile garantire sicurezza. Qui ormai come se fosse terra di nessuno: al Colosseo si può portare qualsiasi cosa, quindi anche oggetti pericolosi». E questo senza contare vandali e ladri. Ieri gli ultimi due casi: una coppia di sposini, arrivati all'Anfiteatro Flavio in limousine per le foto di rito, hanno rischiato di non avere neppure un ricordo del matrimonio. Un algerino di 45 anni ha rubato la Reflex da 11 mila euro del fotografo: fermato a Colle Oppio, il ladro è stato arrestato dalla polizia. Ai Fori Imperiali, invece, un bulgaro di 58 anni è stato fermato dalla Municipale per il furto delle monetine sotto il belvedere del Campidoglio. Ma sono gocce nel mare. I resti di Roma Antica sono infatti alla mercé di tutti: chi si porta via un pezzetto, chi sale sulle colonne per una foto. Terra di nessuno, appunto. Che però dovrebbe essere il biglietto da visita della Capitale.