Viaggio nel monumento dopo il falso allarme bomba Alemanno scrive Galan: un tavolo per coordinare la sorveglianza I turisti indisturbati fumano, bivaccano e si arrampicano sui ruderi Si sale indisturbati sui capitelli per una foto ricordo. Si fuma e si lasciano i mozziconi sui fori delle antiche colonne usate come posa ceneri. Si può entrare, indisturbati, anche dentro un cantiere o lasciare bottigliette o barattoli ovunque. Anche ieri il Colosseo è rimasto senza sorveglianza. Il giorno dopo l'allarme bomba che domenica ha fatto evacuare l'Anfiteatro non c'era nessuno a vigilare sul gigante indifeso. Nessun controllo neanche nell'area dove è stato ritrovato quel barattolo collegato a due fili elettrici fatto brillare dagli artificieri. Non si placano intanto le polemiche sulla sicurezza. Il sindaco reclama più vigilanza e scrive una lettera al ministro dei Beni Culturali e al prefetto per reclamare «un tavolo tecnico di coordinamento della vigilanza» dell'Anfiteatro e degli altri monumenti vicini. Nell'area fitness si può restare in forma, saltellando su e giù sopra i ruderi. Le regole sono poche e ben collaudate: si calpesta la storia salendo sopra i resti di un capitello, ci si mette in posa, si grida «viva Nerone» e si scatta la foto. Nell'area ristoro, praticamente ovunque, si bevono succhi di frutta, si addentano panini e si lasciano cartacce alla base di qualche colonna. Viene un po' di sonno e ci si sdraia, completamente. E la sigaretta? Quella ci vuole: si fuma e si trasforma uno dei tanti fori scavati da secoli di storia in un posacenere. Se ci assale la annoia, c'è sempre la prova labirinto: si entra dentro un cantiere recintato e incustodito, si scruta l'orizzonte e poi si esce. Nell'area relax scatta l'opera d'arte dello scarabocchio: si graffia il cuore del gigante disarmato con una chiave e si lascia la scritta: «II a.c., 100 leoni abbattuti». Nel parco giochi chiamato Colosseo si può fare tutto, anche abbandonare una bottiglia o un barattolo dentro un'intercapedine o una delle fosse scavate dal tempo. Gli unici divieti che non possono essere aggirati sono quelli imposti ai diversamente abili e ai papà con passeggini: perché gli ascensori non funzionano. I barbari sono passati al Colosseo anche ieri, il giorno dopo l'allarme bomba. Ore 14, inizia il tour dentro il Colosseo: è sufficiente confondersi tra i turisti per osservare i mille divieti non rispettati e non riuscire a trovare neanche un vigilante. Nessun controllo neanche davanti all'area dove domenica è stato ritrovato quel barattolo con fili elettrici fatto esplodere dagli artificieri. A vigilare sulla piccola galleria, poco distante dalla biglietteria, ieri non c'era neanche Antonio Mastromarino, il volontario della Protezione civile che si è accorto di quello strano oggetto e ha dato l'allarme. Antonio e i suoi colleghi infatti sorvegliano il Colosseo solo la domenica. La fossa, profonda, dove qualcuno ha abbandonato chissà quando quel barattolo pieno di acqua ragia con due fili elettrici collegati a una batteria, viene stuzzicata da due bambini che hanno inventato un nuovo gioco: vince chi si sporge di più dal cancello che dovrebbe proteggere l'area e chi tocca per primo con un ombrellino il fondo della fossa. Alle 15, mentre nelle stanze della politica infuocano la polemiche su come assicurare la sicurezza del Colosseo, i barbari l'hanno già conquistato. L'eco delle parole, tante, di chi amministra i beni culturali della Capitale, vengono polverizzate dalle risate di Luisa, di Trento, che si sente un po' buffa mentre mima un gladiatore sopra l'ennesimo capitello oltraggiato. Non c'è proprio nessuno a vigilare dentro l'Anfiteatro. Nessuno che impedisca a Manuela, di Madrid, di salire e scendere dai ruderi perché le foto, tante, scattate da un'amica non la soddisfano. Nessuno che dica a Mary, di Londra, di smetterla di accarezzare quella che i panelli della mostra su Nerone definiscono «testa virile dell'ultimo quarto del II secolo». Nessuno che ci impedisca di entrare, più volte, nel cantiere al piano terra o che ci riprenda mentre infiliamo una bottiglietta di plastica dentro a uno dei tanti fori delle colonne del primo anello. Nessuna parola di rimprovero neanche per Peter, che è venuto dalle Montagne Rocciose dello Utah per compiere una delle missioni più fastidiose: inchinarsi, raccogliere e mettere nello zaino un pezzo di travertino scambiato per un souvenir. Alle 15.30 le cubiste del Colosseo sono sempre là. I fumatori accaniti anche. Il maxi-schermo trasmette film su Nerone: tra i protagonisti c'è anche Pippo Franco. Qualche papà prova a trasportare il passeggino sulle scale ripide che portano al primo anello e nessuno lo aiuta. Le guide turistiche usano anche un centurione (quelli che «una foto 10 euro, altrimenti smamma») come un burattino per mostrare come si uccidevano i leoni. Una mamma non resiste: solleva il figlioletto e lo posiziona sul capitello, il piccolo quasi precipita, ma poi si riprende e mostra per la foto ricordo la magliettina con la scritta «I love Rome». E che succede se verso le 16 se si prova a bussare agli uffici della Sovrintendenza? La porta, non chiusa, mostrerà un unico addetto un po' sudato che risponderà: «Ci sono solo io, gli altri sono andati via alle 14». Uscendo si notano tre monumenti contemporanei: in una nicchia, al sole, sono state lasciate tre bombole contenenti elio: «Gas compresso - si legge sull'etichetta - se surriscaldato può esplodere».
Colosseo, nessuno controlla
Il Colosseo è stato lasciato senza sorveglianza per diversi giorni, a causa di un falso allarme bomba. I turisti hanno potuto salire sui ruderi, fumare, lasciare bottigliette e barattoli ovunque, e addirittura entrare in cantiere e scavare fori nelle colonne. I vigili del Colosseo sono stati solo presenti la domenica, e non hanno controllato l'area dove è stato ritrovato un barattolo con fili elettrici. I turisti hanno anche utilizzato il Colosseo come area fitness, ristoro e parco giochi, senza rispettare le regole di sicurezza. La Sovrintendenza del Colosseo ha risposto a diverse richieste di sicurezza, ma le risposte sono state negative.
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