La riorganizzazione della Soprintendenza potrebbe sacrificare il responsabile dei Beni Artistici Alla Soprintendenza di Palazzo Economo sta per saltare una testa su tre. La manovra Tremonti ha imposto al ministero dei Beni culturali il risparmio del 10 e Salvatore Nastasi, il capo di Gabinetto del ministro Giancarlo Galan, ha chiesto il parere dei direttori regionali dei Beni culturali circa la possibilità di un passo indietro: stabilizzate da poco tre Soprintendenze distinte (Archeologia, Beni architettonici e paesaggistici, Beni artistici, storici e demoantropologici) non si potrebbero nuovamente fondere le ultime due posizioni? Archeologia è definitivamente autonoma. II direttore Giangiacomo Martines, che comunque prospetta il provvedimento come ipotetico, e assicura di aver detto che l'una ipotesi è buona, come buona è anche l'altra, definendo il «piccolo» ministero dei Beni culturali un luogo di continue sperimentazioni gestionali, ha dato di fatto un assenso all'accorpamento. Sono sulla griglia il giovane vincitore di concorso, da un anno a Trieste, Luca Caburlotto, titolare dei Beni artistici, che nel frattempo ha ricevuto anche un paio di incarichi «a interim» in Veneto, e Luca Rinaldi, responsabile dei Beni architettonici. Se il Consiglio superiore, il Segretariato generale, la Direzione generale opteranno per la fusione (nella valutazione pesa anche il bacino d'utenza e il Friuli Venezia Giulia è piccola regione) quale dei due Luca salterà? Caburlotto non solo è furibondo, ma anche sicuro di perdere il posto. «Mai - dice - si è visto che a capo di una Soprintendenza mista ci sia stato uno storico dell'arte, sempre un architetto». Il suo collega Rinaldi ribatte: «Non è detto, con l'ultimo concorso sono entrati in servizio almeno 30 architetti e pochi storici dell'arte». Martines è di fatto favorevole a tornare alla situazione ante-riforma, «perché enti e cittadini hanno più facilità a trattare con un soprintendente unico», ma sottolinea con vigore i pregi di Caburlotto e la titolarità degli storici dell'arte a reggere due funzioni: «Conosce a fondo la regione, vi ha studiato, è molto attento al patrimonio, fa iniziative culturali, è un valore aggiunto importante». «La verità è che non ho mai avuto un organico a disposizione - dice Caburlotto -, devo contenderlo a Rinaldi, ma invece di sistemare le cose gestionali si abolisce me». «Secondo me una soprintendenza "mista" è molto più efficace, se è richiesto un sacrificio, è inutile difendere la moltiplicazione degli uffici - rincara Rinaldi, avvertendo però che i sindacati stanno facendo barriera alla riforma, e anche molti parlamentari e politici in difesa di sedi di soprintendenza non incardinate a capoluoghi di regione -, e francamente mi sembra più facile avere un architetto alla guida, a Trieste, piuttosto che uno storico dell'arte. Caburlotto è di prima nomina, ha avuto subito tanti incarichi, per lui sarebbe più prestigioso restare a lavorare in Veneto». Ma l'interessato, di vivacissimo carattere oltre che entusiasta del proprio lavoro, è pronto a dar battaglia: «Io posso stare comodo anche in Veneto, non perdo il posto, ma se qui viene abolito il soprintendente ai Beni storici e artistici, vuol dire che il Friuli Venezia Giulia e Trieste, per il ministero, contano meno di zero».