Non un sacrario di reliquie o di feticci a uso di turisti, bensì un laboratorio del gusto da proteggere, valorizzare: questo dev'essere un museo secondo il direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali. «Come possiamo pensare che l'arte sia la nostra ricchezza» si domanda «se non si educano le persone ad apprezzarla?». La risposta è arrivata in trent'anni di passione: dal 1981, quando Natali ha iniziato a lavorare al museo come semplice collaboratore del soprintendente Luciano Berti, fino a oggi, con la carica di direttore che ricopre dal 2006. Già docente universitario (ma ha rinunciato alla cattedra per dedicarsi soltanto agli Uffizi), oltre ad avere diretto alcuni dipartimenti del museo, è stato fra i principali artefici del recupero della struttura dopo l'attentato del 1993. Ha coordinato più di 300 restauri di dipinti. Ha riordinato, fra l'altro, negli scorsi anni, le sale riservate alla pittura del 500, la Sala della Niobe, le Sale delle Iscrizioni e dell'Ermafrodito, lo Scalone e il Ricetto d'ingresso, sempre con l'obiettivo di offrire una migliore fruizione dello spazio e delle opere. «Ora» spiega a Panorama «è venuto il momento della Tribuna». In quello scrigno prezioso che fu concepito nel secondo '500 perla celebrazione del collezionismo di Francesco I c'era bisogno non solo di restaurare la cupola del Buontalenti e di ritessere all'antica le stoffe in velluto cremisi che rivestono le pareti. Soprattutto «c'era bisogno di salvare il pavimento di marmi antichi» spiega Natali «un'opera d'arte anche quella, che si stava deteriorando e che in futuro non dovrà più essere calpestata». Nella Tribuna non si entrerà più. Ci saranno tre affacci che consentiranno di guardare le opere. Ma non quelle attuali. «I Bronzino, i Raffaello, i Pontormo, i Rosso Fiorentino, i Daniele da Volterra, i Salviati, e tutti i grandi quadri che erano lì e che meritano di essere visti da vicino andranno nelle sale dei nuovi Uffizi» anticipa il direttore «dove a ogni artista sarà dedicata una sala. Nella Tribuna andranno invece quadri godibili anche da una distanza non ravvicinata, e che comunque in quel luogo sono già stati in passato, come la Venere della pernice di Tiziano», opera uscita dai depositi e appena tornata da una mostra itinerante in Cina. I lavori procedono. L'ingresso della sala, ora chiuso da un vetro, mostra i restauratori all'opera mentre uno schermo digitale fa scorrere le immagini di com'era la Tribuna prima di essere svuotata. Ciò che era lì è adesso in una grande aula nel terzo corridoio. Un lavoro enorme, anche dal punto di vista logistico, che però, come ogni altro atto di valorizzazione del museo, non ha mai compromesso la possibilità di godere dei capolavori: «Gli spostamenti sono stati fatti tutti di notte. Nessun visitatore è mai stato privato della possibilità di vedere una delle opere. E anche per i prossimi lavori di sistemazione delle altre sale il museo non chiuderà mai, nemmeno per un minuto».