La moderna struttura in acciaio e vetro in perfetta simbiosi con le testimonianze archeologiche FOLIGNO - Se non fosse per la straordinarietà ed unicità dei reperti archeologici esposti, già di per sé la semplice visita alla struttura del Mac di Colfiorito sarebbe decisamente appagante. La modernità del contenitore - in acciaio e vetro, connesso alle due piccole costruzioni in muratura preesistenti e di pertinenza dell'infermeria del vecchio campo di internamento - trova una perfetta simbiosi con le testimonianze restituite dall'altopiano in tanti anni di scavo: dai reperti riguardanti i primi insediamenti delle popolazioni Plestine, risalenti al IX secolo avanti Cristo, ai reperti portati alla luce dagli scavi nel castelliere di Monte Orve e nel tempio della Dea Cupra, per arrivare all'interessantissimo "bothros" appartenente ad una domus (ovvero una fossa di fondazione scavata accanto al perimetro della casa) con i resti dei riti di purificazione che venivano gettati al suo interno (oggetti ceramici legati al rituale, resti di animali sacrificati). Ieri mattina il taglio del nastro da parte del sindaco Nando Mismetti (accanto a lui l'assessore alla cultura Elisabetta Piccolotti, il soprintendente per i beni archeologici del"Umbria Mario Pagano, la dottoressa Laura Bonomi Ponzi curatrice scientifica del percorso museale) ha sancito l'apertura definitiva del Mac, che d'ora in poi (con la gestione affidata al Comune, che a sua volta si avvale di FulginArt) potrà essere visitato costituendo un motivo ulteriore di richiamo per questa stupenda fascia di Umbria che - non dimentichiamolo - è il cuore del Parco di Colfiorito, con i suoi 338 ettari il più piccolo tra le aree protette della regione e dichiarato patrimonio dell'Umanità dall'Unesco per la sua zona umida di montagna. La struttura del Mac - il progetto architettonico e la direzione artistica sono dell'architetto Roberto de Rubertis e del MtStudioArchitetti di Matteo Clemente e Tommaso Empler - ha consentito di mettere insieme circa 1.400 reperti archeologici, nonché l'estensione delle funzioni e delle zone di servizio. Notevoli i bronzetti votivi del sesto-quinto secolo avanti Cristo, tra cui un "Marte in assalto", figure femminili e un Ercole del terzo-secondo secolo a.C. Ma anche la raccolta numismatica, le decorazioni architettoniche con antefisse a testa di Ercole con leontè. Oppure i frammenti di intonaco decorati giunti fino a noi. "L'apertura al pubblico del museo archeologico di Colfiorito costituisce un importante obiettivo raggiunto che completa la rete museale di Foligno che può contare su strutture come Palazzo Trinci, Santa Caterina, l'Auditorium, il Ciac e la chiesa dell'Annunziata" ha sottolineato Mismetti. E per Laura Bonomi "il museo è la conclusione di 50 anni di scavi, iniziati nel 1962. I reperti presenti, dal paleolitico al neolitico, dall'età del bronzo alle necropoli, testimoniano che il territorio è stato abitato in modo costante nel tempo perché nodo importante stradale. La popolazione dimostrava anche una certa ricchezza". All'apertura erano presenti, tra gli altri, il parroco di Colfiorito don Carlo Maccari, che ha benedetto i locali, il presidente del consiglio comunale Sergio Gentili, l'assessore Salvatore Stella, i consiglieri Consalvo Pichelli ed Elio Graziosi. Ma anche tanta gente a testimoniare la valenza del Mac.
Foligno. Rivive la Dea Cupra. Aperto il Mac di Colfiorito con straordinari reperti
Il Mac di Colfiorito, un museo archeologico, è stato aperto al pubblico dopo 50 anni di scavi. La struttura, progettata da Roberto de Rubertis e MtStudioArchitetti, ospita circa 1.400 reperti archeologici, tra cui bronzetti votivi, monete e decorazioni architettoniche. I reperti testimoniano la presenza di popolazioni in questo territorio sin dal IX secolo a.C. e dimostrano la ricchezza della popolazione. L'apertura del museo è stata sancita con un taglio del nastro da parte del sindaco Nando Mismetti. Il museo è stato curato scientificamente dalla dottoressa Laura Bonomi Ponzi e gestito dal Comune di Foligno.
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