Sono imprenditori, antiquari e restauratori. Hanno gallerie e società in Svizzera e negli Stati Uniti. Fra loro c'è Robert Symes, uno dei principali mercanti d'arte del mondo, amico di Paul Getty: fu lui, nel 1998, a vendere al museo del petroliere la «Venere di Malibu», la scultura greca del V secolo che, secondo il tribunale di Enna, era stata trafugata negli anni Settanta nella zona di Morgantina, in Sicilia. Secondo il pm Piergiorgio Ferri il Paul Getty Museum di Malibu, in California, ha acquistato negli anni una trentina di reperti archeologici rubati o frutto di scavi clandestini in Italia. Ma i sospetti pesano su tutti i pezzi sequestrati a Ginevra nel '95, quattromila oggetti etruschi, àpuli e pompeiani e altri ottomila riprodotti in foto. Symes è indagato nella seconda tranche dell'inchiesta e, insieme ad altri sette presunti trafficanti internazionali, è accusato di associazione per delinquere, ricettazione e falso: sono i fratelli libanesi Ali e Hicham Aboutaam, titolari della società «Phoenix ancient arts» con sede a Ginevra e succursale negli Usa; Gianfranco Becchina, siciliano di Castelvetrano, proprietario di una galleria a Basilea; Fritz e Harri Burki (il padre, Fritz, nel '79 vendette la «Statua di Sabina», moglie dell'imperatore Adriano, al Museum of fine arts di Boston), Angela Fiorella Cottier, esperta doganale per il governo svizzero, proprietaria di una casa ad Assisi dove è stata sequestrata un'urna cineraria etrusca; Rodolfo Giovinazzo, restauratore, finito agli arresti domiciliari due anni fa nell'ambito di un'altra indagine e poi tornato in libertà. Gli stessi reati erano stati contestati nel primo filone dell'inchiesta, chiuso con quattro richieste di rinvio a giudizio. Nell'udienza preliminare il gup Guglielmo Muntoni ha condannato a dieci anni, con il rito abbreviato, l'antiquario Giacomo Medici, 67 anni, che ha posseduto una galleria in via del Babuino, «L'antiquaria romana», e un'altra a Basilea, l'«Idra gallery». Durante le indagini un testimone lo ha definito «uno dei migliori consulenti internazionali». Secondo il pm, Medici avrebbe commercializzato almeno diecimila reperti clandestini, per un valore di trenta milioni di euro. Il giudice ha invece assolto «per non aver commesso il fatto» lo svizzero Albert Henry Jacques, 74 anni, titolare del magazzino nel porto franco di Ginevra dove erano conservati i pezzi sequestrati nel '95. Era l'unico a dover rispondere solo di associazione per delinquere. «Finalmente - dice il suo avvocato, Pier Francesco Sica - siamo riusciti a dimostrare che Jacques era un amministratore fiduciario: si limitava a gestire le società dei clienti. Purtroppo ci sono voluti nove anni». Per l'ex curatrice del Paul Getty Museum Marion True, 56 anni, e per Emanuel Robert Hecht, 85 anni, un altro dei più noti mercanti d'arte del mondo, l'udienza preliminare prosegue. I difensori di Medici, Fabrizio Lemme e Susanna Spafford, ricorreranno in appello: «C'è stata un'interpretazione normativa che non condividiamo - precisa la Spafford -. Dopo nove anni di indagini il processo è rimasto assolutamente indiziario». L'antiquario assicura di essere «sereno» e si difende: «Io, che non ho mai avuto a che fare con la giustizia, mi trovo in questa situazione incredibile. I reperti erano tutti di provenienza lecita, come provano le fatture che ho depositato. Le foto erano così tante perché, essendo un esperto internazionale, mi venivano richiesti in continuazione pareri. Mi hanno condannato in base a un teorema. E mi hanno accollato, come risarcimento, anche il mezzo milione di euro che la procura ha speso per i consulenti. I miei, per lo stesso lavoro, di euro ne hanno voluti diecimila».