Lipari. Nell'ampia e diversificata struttura pubblica delle isole Eolie, l'unica che realmente funziona, quasi al 100, è quella museale. O meglio: il museo archeologico di Lipari, "Luigi Bernabò Brea". Un contenitore eccezionale per le migliaia di opere esposte (raccontano ben nove millenni di civiltà eolica); gestito con professionalità; pulito e bello; informato ed esaustivo. Fuori quel museo, arroccato nel castello spagnolo (anch'esso vanto per le isole del vento), però, siti d'importanza storica unica rappresentano sconcio e vergogna. Uno scandalo assoluto per sette Eolie, consacrate dal 2000 a "Patrimonio dell'umanità". Templi e chiese in balìa di randagi e drogati; tombe dell'età neolitica sparse per le Eolie smantellate da volgari palazzinari e utilizzate per muri di sostegno, se non per rafforzare fondi di piscine private; scavi effettuati e poi ricoperti per consentire l'edificazione di complessi abitativi di lusso. E tutto scorre, scivola sotto gli occhi di amministratori e associazioni ambientaliste o di salvaguardia culturale. A Lipari il caso più eclatante d'incuria, d'abbandono e sperpero di fondi pubblici è rappresentato dal complesso termale di San Calogero. Un edificio che, ristrutturato nel 1997 e allora costato ben 18 miliardi delle vecchie lire, si trova attualmente nel degrado assoluto, pur se in affido da qualche anno a un gruppo di "volenterosi", aggregati in associazione che vi organizzano eventi per un pubblico composto da pochi intimi. E il complesso termale intanto crolla, soffocando la "tholos" più antica del mondo, risalente all'età micenea, ostruendo persino la falda acquifera termale, nota e utilizzata in modo terapeutico da antichi greci e romani. Non solo: per consentire quei momenti ludici è stato addirittura estirpato un secolare albero d'incenso che, per la sua stessa natura, era considerato unico in Europa. Un complesso, quello di San Calogero, che, se gestito al meglio, assicurerebbe vantaggi per la salute, incentivo turistico e posti di lavoro per specialisti e personale paramedico. «Stato, Regione o Comune non hanno i fondi per garantirne la funzionalità? Che la struttura venga affidata a privati, preferibilmente eoliani, con l'obbligo di relative finalità termali -osserva Contessa Gilnat, portavoce degli universitari liparesi sparsi per tutta Italia. E prosegue: «Per noi tutti giovani sarebbe un evidente segnale atto al recupero della nostra storia e incentivo per ritornare sull'isola una volta finiti gli studi perché certi che qualcuno sta pensando al nostro futuro». «Giusto trattare l'argomento San Calogero - dice Nicola Merlo, artista del "chitarra bar" - ma bisogna anche evidenziare che un altro tesoro archeologico, il porto romano antico di Lipari scoperto due anni addietro, ampio quasi due chilometri, circondato da templi, statue, mosaici e strade selciate, lo vogliono soffocare, insieme ad anfore e relitti, con colate di cemento per costruirvi sopra un megaporto privato. Spesa già stanziata: 140 milioni di euro». Ed anche per queste scelte - bisogna dirlo - le Eolie colano sempre con evidenza maggiore a picco. Isole queste, insomma che non galleggiano più. LUIGI BARRICA 06082011