Il presidente della "Famiglia Comasca" Da anni impegnata nella promozione del restauro di beni culturali lariani, la "Famiglia Comasca", per bocca del suo presidente Piercesare Bordoli, è contraria all'accanimento terapeutico al capezzale del complesso medievale di San Lazzaro, in via Teresa Rimoldi. Un tesoro lariano che molti vogliono in pole position nella classifica dei monumenti da salvare e che varrebbe la pena recuperare anche con l'aiuto dei privati, come sta facendo l'imprenditore Diego Della Valle con il Colosseo a Roma . «Siamo stati i primi a promuovere in città iniziative per la salvaguardia di tesori d'arte, dal restauro della galleria di ex voto del Santuario del Crocifisso in viale Varese al recupero dei tesori della "Quadreria" dell'ospedale Sant'Anna, alla chiesa del San Martino, e ora siamo impegnati nel recupero degli affreschi della volta crociata della basilica di Sant'Abbondio con l'Accademia di Belle Arti "Aldo Galli". Non abbiamo larghi mezzi, ma diamo il cuore, e siamo stati capaci di fare e tuttora facciamo miracoli. Ma il recupero del complesso di San Lazzaro è un rischio troppo grosso, a mio parere. Inutile sperarci». Perché? «Perché costerebbe diversi milioni di euro e stiamo vivendo momenti economicamente difficili. Ma la questione è ben più complessa. L'ex complesso non è pubblico, ma proprietà privata. E versa in condizioni di tale degrado che mi domando se valga davvero la pena intervenire». Altre urgenze meno onerose Bordoli le ha già individuate e le indica a chi vorrà porre mano al portafogli dopo essersi messo la mano sul cuore: «Ho già segnalato il degrado in cui versano alcune statue del parco di Villa Olmo. E come "Famiglia Comasca" ci siamo già impegnati per sostenere il recupero del secentesco pulpito ligneo della chiesa parrocchiale di Lora, un tempo custodito nella demolita chiesa dei Santi Nazaro e Celso in Cortesella. Un lavoro da circa 10mila euro». L'intervento su Sant'Abbondio, mantenimento di una promessa che lo stesso presidente del sodalizio Piercesare Bordoli fece alcuni anni fa a don Luciano Salvadè, sarà concluso entro settembre. Il 30 agosto l'opera di recupero degli affreschi sarà illustrata in un incontro voluto dal vescovo Diego Coletti con il responsabile dei beni culturali della Diocesi, don Andrea Straffi, e con la restauratrice della "Galli" Vanna Franceschetti. «Il 25 settembre ci sarà la consegna ufficiale dei lavori - dice Bordoli - alla presenza di monsignor Coletti, che proprio quel giorno festeggerà 70 anni. Per l'occasione si terrà un concerto della Corale San Nicola». Chi non è d'accordo sul destino di San Lazzaro è Giancarlo Frigerio, presidente della Società Archeologica Comense, che da anni anzi si batte, in tandem con l'associazione Iubilantes, proprio per salvare questo complesso dal degrado. «Di recente è stata puntellata, ed è stata eliminata la vegetazione che spuntava dal tetto. Ma occorre fare di più. È l'unica chiesa comasca con struttura doppia che ci rimanga, ed è l'emergenza più grave tra quelle che mi sento di segnalare ad eventuali sponsor». Altrettanto necessario è per Frigerio un intervento sulla Torre Pantera, insigne monumento storico scoperchiato da una tromba d'aria lo scorso autunno e al centro di lavori di consolidamento strutturale che prevedono anche il rifacimento della copertura (il settore Edilizia Pubblica di Palazzo Cernezzi ha stanziato per i lavori 200mila euro). «Dalle finanze pubbliche la cultura viene trascurata - sottolinea Giancarlo Frigerio - e si parla di restauri solo in caso di vera emergenza. L'intervento di privati può allora fare la differenza, e costituire una svolta epocale per como. Occorre però che non si arrivi ai soliti veti incrociati, e da parte di chi amministra ci sia la volontà di aprirsi al contributo degli investitori. Como non è stata avara di benefattori, dai Giovio alla stessa Teresa Rimoldi. Gente che ha creduto nel futuro della città. Occorre tornare a quello spirito». Lorenzo Morandotti