Larchitetto Giachello risponde alle critiche del paesaggista Pejrone su piazza Castello In mancanza di fonti iconografiche dirette ci siamo basati rigorosamente su miniature dellepoca La nostra è stata una ricerca rigorosa e una ricostruzione attenta alla storia ma anche allambiente «Abbiamo ricreato il giardino medievale di Palazzo Madama sulla base dei rendiconti delle spese sostenute dal principe Ludovico DAcaia, che avviò lampliamento del castello nel 1402. La nostra è stata una ricerca rigorosa e una ricostruzione attenta alla storia ma anche allambiente». Larchitetto Diego Giachello, che con Simonetta Castronovo e Clelia Arnaldi di Balme ha progettato la nuova «opera viridaria» di Palazzo Madama, non risponde di spaventapasseri, banani, secchielli e palette, ma replica con argomenti «scientifici» al guru del paesaggio Paolo Pejrone che nei giorni scorsi ha criticato anche larea verde di piazza Castello. Insistendo sullattenzione filologica quasi maniacale che ha accompagnato il progetto. «Abbiamo seguito alla lettera i "conti della Vicaria e della Clavaria" (il registro in cui il clavario della città, che nel Medioevo lamministrava per conto dei principi dAcaia e poi dei duchi di Savoia, annotava le spese sostenute per la manutenzione del castello e delle fortificazioni, ndr) - spiega Giachello - e quando dico alla lettera intendo che se cera scritto sei peri e sei meli abbiamo messo sei peri e sei meli. Lo stesso vale per ledificio del falconiere, per la porcilaia e il recinto delle galline, per la topia con le panchine come per la scelta degli ortaggi. In mancanza di fonti iconografiche dirette, ci siamo basati su miniature dellepoca relative a modelli di giardini e di orti documentati. E poi abbiamo ricostruito seguendo il testo». Quel che ha lasciato perplesso Pejrone sono più che altro le coloratissime pedane di legno. «Il giardino in superficie è opera del Verde Urbano - precisa Giachello - Per quel che ci compete, la scelta del legno, di castagno, risponde a precise esigenze di leggerezza e agilità che la pietra non possiede. Lallestimento in questo modo è smontabile per la manutenzione e laccesso agli impianti. Al di sotto delle pedane di legno ci sono infatti 120 tombini e un sistema di tubature che permette lirrigazione dellarea con lacqua piovana che dai 2mila e 500 metri quadrati di tetti si riversa in una cisterna da 15mila litri. Mi paiono interventi di modernizzazione per salvare dal degrado il fossato di Palazzo Madama diventato una sorta di discarica. Un particolare che a suo tempo notò anche John Ruskin. Ritengo che lintervento offra una prospettiva felice sulla facciata medievale del Palazzo, sempre negletta rispetto a quella barocca». Ricostruire fedelmente o innovare? Questo è il problema. Ma forse dietro le critiche di Pejrone cè anche, semplicemente, una questione di gusto. Scelte che possono piacere o meno. «Tutto è discutibile sul piano dellestetica - dice il progettista del "giardino del Principe" - Tuttavia quello che abbiamo realizzato mi pare un allestimento che si sposa in maniera coerente con quel meraviglioso "pastiche" architettonico che è il Palazzo Madama. Il progetto ha un rigore inattaccabile. Parliamo di unopera che tra area verde, impianto idrico e di illuminazione, servizi e accoglienza, è costata circa un milione di euro, sostenuti dalla Fondazione Crt con Torino Musei. Unopera "leggera" per la parte di superficie che, fra qualche anno, può essere smontata e riallestita».