È la storia di un'ossessione quella di due galleristi bavaresi, Ingo ed Evelin Bubenik, che hanno impiegato trent'anni della loro vita per dimostrare che il dipinto acquistato in un'asta, a Monaco, fosse un'opera di Leonardo da Vinci. Ora non solo non hanno più soldi, ma non hanno nemmeno il quadro, finito nella mani dell'ex velocista Armin Hary, collezionista d'arte, per una vecchia vertenza legale su un prestito. E il grande rivale di Livio Berruti, medaglia olimpica alle Olimpiadi di Roma nel 1960, non vuole dire nemmeno dove tiene l'oggetto del desiderio dei Bubenik. Ma non sembra che la terribile coppia 7o anni lui, 64 lei si voglia dare per vinta. Questa storia, racconta «Der Spiegel», è iniziata nel 1981, quando i Bubenik notarono una macchia sulla veste della Madonna nel dipinto di «un anonimo italiano del Cinquecento» che avevano comprato per 3.800 marchi. Le prime perizie accettarono che il quadro era stato ridipinto varie volte e i restauri, durati anni, fecero emergere l'opera originaria. Evelin si mise in testa che l'autore fosse Leonardo. Lo capiva dalla «profondità dell'espressione». Da quel giorno, marito e moglie hanno chiuso la galleria, finanziato studi costosissimi, girato il mondo per interpellare gli studiosi più noti. Solo uno, il tedesco Ernst Ullmann, diede lo- ro ragione. Molti altri, tra cui André Chastel e Hans Belting, espressero forti dubbi. Martin Kemp, a Oxford, parlò del pittore leonardesco lombardo Bernardino Luini. «Mai e poi mai», fu la replica di Ingo, come se fare il nome dell'autore della Madonna del Roseto, oggi alla Pinacoteca di Brera, fosse quasi un insulto. Nel 2009 i Bubenik pubblicarono un lavoro di 400 pagine intitolato La Madonna immacolata di Leonardo da Vinci riscoperta, ma le reazioni del mondo accademico e di quello degli esperti furono limitate. II dipinto, intanto, era stato sequestrato dal fisco per mancati pagamenti di tasse. A ritirarlo, poche settimane fa, si è presentato come un fulmine il settantaquattrenne Hary, che in passato aveva prestato denaro non restituito ai Bubenik. Un altro tribunale dovrà ora dire la sua, ma i due sfortunati non hanno più niente. Si possono solo consolare ricordando di quando consigliarono a un amico di comprare per ottanta sterline un quadro che si rivelò essere di Caspar David Friedrich.