L'accusa di Miracco, consigliere del ministro Galan: «città svenduta e Orsoni tace» Non si sentono più gli odori della città: lo scirocco, il salso. Si sente solo odore di pizza orrenda. A giugno pensava fosse «la tribù nomade che gira per i vernissage dell'arte calata in città per l'inaugurazione della Biennale». Ieri, primo agosto, Franco Miracco, consigliere istituzionale del ministro per i Beni Culturali Giancarlo Galan, non ha avuto alcun dubbio: «Su Venezia si è abbattuta la disgrazia della doppia "T": lo tsunami del turismo. Quello che vedo non è più solo turismo di massa, è molto peggio. Più grave ancora dell'incubo che avevamo dieci-quindici anni fa che Venezia si trasformasse in Disneyland. Questa invasione è peggio di tutto». La città è piena, gli alberghi pure. F così grave? «Venezia non ha saputo affrontare i mutamenti che sono arrivati e che sono stati imposti dai cambiamenti globali. E diventata un cedimento debole e miope a questo tsunami del turismo. E trovo inquietante che le forze politiche della città fingano di non vedere. L'ex sindaco Massimo Cacciari qualche giorno fa ha detto che "non è questo il problema". Né ho sentito il sindaco Giorgio Orsoni dire nulla. Invece è proprio questo il problema. Qualcuno parla di un io in più di turisti rispetto allo scorso anno, ma siamo di fronte a un fenomeno che non si arresterà più, a meno di un altro tracollo economico come quello del '29. Non è stato così nemmeno nell'89, la prima estate del crollo del Muro». Cosa vede che non le piace? «I ristoranti sono sempre aperti, fino a notte fonda, nelle calli facciamo la fila come a Carnevale, ci sono pochissime "isole": Giudecca, Canna-regio. Non si sentono più gli odori della città: una volta sentivi il salso, lo scirocco che annunciava il cambio del tempo. Ora senti perennemente odore di pizza orrenda, di sarde in saor, di mangiare e altri odori. Vedo in giro solo bottiglie di plastica, mozziconi e rifiuti di cani. E poi bar gestiti da tutti fuorché veneziani: tra qualche anno il dialetto veneziano sarà completamente perso. Non c'è più il tessuto sociale che è N San Marco è stata sfigurata dai restauri in contemporanea, dagli oscuramenti dato non dalla monocultura del turismo». Ci si lamentava che Venezia era una città morta. Ora non lo è ma non va bene? «Santa Margherita è tutto un locale, 29 mi dicono. Ma non è una movida bella delle città europee, è uno "sbracamento". Per non parlare di Piazza San Marco, che è stata sfigurata. Lo dico da consigliere del ministro: è stata distrutta una delle più belle piazze d'Europa. La contemporaneità dei restauri, l'offuscamento dei palazzi, aumentano il degrado, la propensione all'incuria di chi viene a vederla. E un invito allo "strafregarsene". Non parliamo poi della spiaggia». La spiaggia «libera» del Lido? «Avevamo una delle più belle ed eleganti spiagge al mondo. La spiaggia libera chi la pulisce? Anche quello è un invito a non fare nulla, anzi a fare male e peggio». Non si può solo criticare. Bisogna dare anche delle ricette, proporre soluzioni. «Bisogna capire se ci sono ancora le energie politiche in città. Serve un progetto di controllo, perché tutto sta sfuggendo di mano. Perfino le grandi navi, che io e il ministro abbiamo sempre appoggiato, in questa situazione rischiano di essere troppe senza una stazione marittima». La nuova legge speciale può essere l'occasione giusta? «Sì, quella è l'occasione per Venezia. Ma non basta la pulizia dei canali, ci vuole un progetto ampio, che comprende la stazione marittima, le innervature come il Porto, l'aeroporto, i collegamenti col resto del mondo. Altrimenti Venezia non sarà più Venezia, ma il terminale di agenzie turistiche mondiali». Lei parla da consigliere del ministro. Galan non potrebbe intervenire? «I1 ministro se ne sta rendendo conto, è informato costantemente della situazione. Galan l'ha detto varie volte, ora bisogna procedere: la legge speciale può essere una buona occasione, ma senza luoghi comuni».