Il critico Philippe Daverio: il fallo è la cosa meno grave, conta laffronto generale "Serve un nuovo rigore aristocratico nella difesa del nostro patrimonio storico e artistico" «Che si travesta la Torre di Pisa da fallo è un fatto marginale, il problema vero delle città darte è linvasione delle bancarelle a ridosso dei grandi simboli della nostra cultura. Perché, prima che di un pene, nessuno si scandalizza di questo?». Philippe Daverio, storico dellarte, è noto per i suoi punti di vista «indipendenti» rispetto allestablishment culturale. Ma nel commentare lanatema del sindaco di Pisa contro la nuova «versione» del simbolo della sua città invoca «un nuovo rigore aristocratico nella difesa del nostro patrimonio storico e artistico». Che cosa significa, Daverio? Si è lottato tanto perché la cultura fosse a disposizione di tutti, e in fondo una certa degenerazione era da mettere nel conto... «Dico solo che è assurdo che uno dei luoghi simbolo della grande cultura romanico gotico rinascimentale italiana sia stata ridotta a una specie di grande magazzino della peggiore paccottiglia cinese. Vogliono vendere? Cè gente che gliela compra? Che vadano in campagna, lontano, magari a Camp Darby. Perché proprio nel cuore del centro storico? E lo stesso, si intende, dovrebbe avvenire in tutte le altre città darte». Torniamo alla Torre di Pisa a forma di fallo. Il sindaco Filippeschi ha parlato di «sconcezza» che deve finire. Non è daccordo? «Ma insomma, chi se ne frega del fallo? Alla fine è la cosa meno grave. Se lo vendesse un negozietto di cartolaio non ci sarebbe niente di male, e se uno vuole compraselo per metterlo in salotto, affari suoi, no? Il fatto è che concentrandosi su questo si perde di vista la questione più generale, che riguarda ciò che può, o non può, contribuire a formare limmagine pubblica del nostro paese. La quale richiede un rispetto che non esito a definire etico. Se nel negozietto si può esporre quello che si vuole, fuori, nel paesaggio che si impone agli occhi di tutti, e in particolare in un paesaggio che si chiama piazza dei Miracoli, non si può. Tutto qui. Ma questo limite non riguarda solo i falli, non so se mi spiego». Vuol dire che riguarda lintera 'cultura che porta alla Torre di Pisa fallica, ma non solo... «Appunto, la 'cultura, se così si può definire, che ben prima che con questultimo souvenir ha già da tempo sferrato un affronto a piazza dei Miracoli riempiendola di una infinità di orribili souvenir. E che è la stessa 'cultura allorigine, anche, di proposte come quella del sindaco di Firenze di rifare la facciata di San Lorenzo. Mi auguro solo che il sindaco di Pisa, adesso, non si proponga di raddrizzare la Torre...Potremmo aprire una discussione su quale, di tutte queste trovate, sia più kitsch!». Dunque, lei suggerisce a Filippeschi, che per impedire le degenerazioni pornografiche vuole mettere mano al regolamento comunale, di lasciar correre? «Il sindaco lasci vendere pure i falli nei negozietti, al chiuso, e dia prova di voler difendere davvero la città col rigore aristocratico che un simile patrimonio culturale impone, e nellunico modo possibile: eliminando le bancarelle dal campo dei Miracoli». (m.c.c.)