Palmanova e la sua cinta a nove punte pagano decenni di totale abbandono i blocchi di pietra stanno cadendo a pezzi. L'appello del neo-sindaco La Storia ha riservato un trattamento di favore a Palmanova, concepita come una "macchina da guerra" sia dai veneziani che dai francesi, ma mai chiamata a sostenere assedi o combattimenti. Una beffa: il danno che non hanno fatto le cannonate, l'ha fatto l'incuria del Bel Paese. Vista dall'alto, la Fortezza non ha perso fascino: la sua pianta a forma di stella a nove punte sembra integra, quasi che 500 anni non siano passati. È calandosi a terra che la verità viene a galla. La vegetazione ha preso possesso della cinta muraria realizzata dai veneziani alla fine del '500 e dei bastioni e delle navette d'epoca napoleonica, i blocchi di pietra vengono giù, si stanno distaccando intere pareti in mattoni. Le radici dei fichi selvatici si sono fatte strada nelle fortificazioni, aprendo squarci che ne mettono a rischio la stabilità. Nell'Italia degli sprechi e del disinteresse per il patrimonio storico e artistico, la città-fortezza è uno degli esempi più desolanti. Non c'è stato uno straccio di manutenzione, una normale e semplice pulizia dalle erbacce che avrebbe consentito di conservare nel tempo un patrimonio dell'umanità che, non a caso, l'Unesco ha relegato da anni in lista d'attesa In compenso, sono fioriti gli studi, a cominciare da quello della facoltà di Biologia dell'Università di Trieste sulle piante autoctone e infestanti. E summit internazionali come quello che accomunava una decina di città fortificate tra cui Akodate, Hue, Nicosia - dai quali sarebbero dovuti arrivare progetti di tutela. Tutto finito lì. Solo rattoppi ci sono stati. Come il recupero, assegnato all'Esercito, della zona muraria attorno a porta Aquileia, sede del Museo militare: una ripulitura che ha ridato dignità per qualche anno alla cinta prima che riprendesse l'avanzata della vegetazione. Si è mossa anche la Soprintendenza con un piccolo cantiere per la ricostruzione di un pezzo di cinta nella stessa zona Investimento: 200mila euro. Poco per cambiare le cose. È lo scandalo di Palmanova, disegnata a tavolino da un'equipe di ingegneri e architetti veneziani, fra cui il soprintendente generale Giulio Savorgnan, per arginare le scorrerie dei turchi ele mire dell'impero asburgico. Dopo una breve dominazione austriaca, la Fortezza fu presa dai francesi (1805) che realizzarono una seconda e più esterna fortificazione. Al Regno d'Italia Palmanova passò nel 1866. Ma un brutto presagio di quanto sarebbe avvenuto poi ci fu già dopo la disfatta di Caporetto quando la Fortezza fu incendiata dalle truppe italiane in ritirata. Nel 1960 Palmanova fu proclamata monumento nazionale. Solo sulla carta, perchè da allora la Nazione se n'è dimenticata La cinta a forma di stella è sempre lì al suo posto, ma è praticamente invisibile. «E chiaro che con i rattoppi non se ne esce - ammette il neosindaco di Palmanova Francesco Martines -. Qui ci vuole un intervento radicale che richiede uno sforzo finanziario enorme». Per questo Martines intende chiedere alla Regione un finanziamento ventennale di circa un milione di euro l'anno perla riqualificazione dell'area e per rendere fruibili i bastioni, con una convenzione almeno quarantennale con il Demanio. Ci riuscirà? È nella Lista rossa di Italia Nostra Palmanova è finita nella lista dei patrimoni da salvare da parte di Italia Nostra con la sua "Lista rossa" che comprende siti archeologici, centri storici, borghi, castelli abbandonati nel degrado. «Palmanova - rileva Michela Cafazzo, presidente della sezione di Udine di Italia Nostra - accusa un generale stato di degrado della fortificazione, dovuto soprattutto alla mancata manutenzione». Ma esiste una soluzione dopo decenni di incuria? «Per rimettere in moto il meccanismo virtuoso della manutenzione - aggiunge - basterebbe assegnare alle Soprintendenze piena operatività in termini di risorse economiche e efficienza amministrativa».