Appello di un pool di associazioni: la chiesetta della Madonna delle Grazie sta morendo Il monumento è nel degrado e «le istituzioni tacciono» Qualcuno salvi il monumento. «Tutto cade a pezzi invaso da escrementi di piccioni e umidità, nel più assordante silenzio delle Soprintendenze, delle autorità ecclesiastiche o locali, e della ditta proprietaria del fabbricato». In riva alla laguna corre l'sos per salvare la chiesetta della Madonna delle Grazie, anticamente chiamata Santa Maria ad Portam. A lanciarlo è un "pool" composto dall'associazione culturale Gastone Mariotti, dal circolo Aics Talamone, Colli e Laguna e LegalMente. Il piccolo gioiello, secondo quanto sostengono le associazioni, è finito nel giro della vendita a privati che interessa l'ex ospedale dove la chiesetta si trovava un tempo. «Dopo gli appelli e le lamentele di associazioni locali e tanti cittadini - afferma il gruppo - è necessario insistere perché chi è obbligato a intervenire per salvaguardare i beni culturali non continui a ignorare il problema. La chiesetta della Madonna delle Grazie, già Santa Maria ad Portam per la vicinanza alla porta della città, è uno dei più antichi edifici sacri di Orbetello». La chiesetta è stata inglobata i secoli scorsi nel fabbricato dell'ex ospedale San Giovanni di Dio, venduto a privati per costruire appartamenti e locali per attività commerciali e uffici. «Nella vendita - proseguono le persone che protestano - si dice sia entrata anche la chiesetta che oggi sarebbe privata. Al suo interno vi sono affreschi di origine senese, quindi del 1400 che, oltre a rappresentare per Orbetello l'unica testimonianza artistica di quel periodo storico, sono un bene culturale che una comunità, sia nazionale che locale, non può permettersi di perdere. La chiesetta, gli affreschi che contiene e le altre suppellettili sacre versano in condizioni disastrose perché lasciati nel più completo abbandono». Sempre le associazioni ricordano che il piccolo monumento possedeva una campana che riportava la scritta "Vocat ad Mariam, Ad 1488". «La campana - confessano - pensiamo che sia riposta da qualche parte; comunque non è più al proprio posto e non siamo riusciti a sapere dove si trovi. È mai possibile tanta insensibilità delle autorità preposte e di chi dovrebbe operare per salvaguardare i nostri beni culturali?». Il gruppo punta il dito sulla trascuratezza della struttura e si chiede se non vi siano vincoli da osservare nella tutela delle opere d'arte e dei monumenti d'arte, che una società civile progredita dovrebbe conservare con cura. «Non vorremmo apparire polemici, vorremmo però accendere i fari dell'informazione su un bene comune, che insieme alle associazioni riteniamo giusto riportare all'antico valore. Facciamo un appello alla sensibilità delle istituzioni, alla nostra nuova amministrazione comunale, alla curia e perché no a investitori privati, perché la chiesetta torni a brillare di luce propria».