IL RESPIRO dei Cantieri è il tramestìo garbato che filtra dal Laboratorio del Teatro Biondo. Tutto il resto è silenzio: viali deserti, capannoni chiusi, nessuna attività in corso. Della cittadella culturale sognata e disegnata dalla giunta Orlando rimane solo l'involucro: 55 mila metri quadri di nulla a dispetto del cartello all'ingresso che parla di musei, teatri e auditorium. L'unica presenza è quella di due impiegate dell'Istituto Granisci che lamentano la solitudine e le incursioni dei topi. Francesco Giambrone, l'ex assessore alla Cultura che «inventò» i Cantieri culturali della Zisa sulle rovine dell'ex fabbrica Ducrot, si accorge che proprio accanto allo spazio del "Gramsci" è cresciuta l'erba. «Era più o meno alta cosi quando sono venuto qui per la prima volta», dice malinconico. Ai Cantieri della Zisa Giambrone ha dedicato un libro che sarà pubblicato dall'editore Nicolodi di Rovereto e che l'ex assessore racconta passeggiando tra i viali dell'ex cittadella culturale: è un viaggio nella memoria che ripesca fantasmi di un passato recente, quello degli anni della primavera culturale, e che torménta la ferita di un'esperienza interrotta. I Cantieri abbandonati, incapaci di spiccare il salto verso una dimensione di piena attività e di autonomia e poi lasciati morire, sono il luogo simbolo di un'epoca finita. Una questione ancora aperta dato che incombe il rischio di chiusura della biblioteca dell'Istituto Gramsci. «Il mio libro è il racconto di quell'esperienza affinché non se ne perda la memoria spiega Giambrone davanti al capannone che si trasformò in teatro di posa per il film di Roberta Torre "Sud side story" Un racconto che ricorda la mia prima visita qui dentro, immaginando cosa sarebbe potuto diventare questo spazio, che attraversa i miei anni da assessore, che si allarga alle altre vicende della Primavera e che termina con la fine del mio incarico, con l'incognita ancora aperta della gestione di questo spazio». Appunto, la nota dolente, una questione ancora aperta. «C'era una trattativa con Federcultura, portata avanti anche dal mio successore, Giusto Catania, ma poi non se ne fece più nulla. Il problema, dopo aver gettato il cuore oltre l'ostacolo per aprirli e farli funzionare, anche in condizioni difficili, era di incanalare il progetto dei Cantieri dentro certi binari. Fu un errore pensare che l'amministrazione comunale potesse gestire uno spazio come questo. Sull'onda dell'entusiasmo questo tipo di gestione fu possibile per i primi anni, poi bisognava cambiare e questo lo sapevamo bene. Ho sempre pensato che questa dovesse diventare una Fondazione con enti pubblici e con soggetti privati disposti a investire, poi bisognava creare un progetto culturale chiaro e definitivo». E perché non fu fatto prima della fine del mandato? Perché non si riuscì a creare un organismo capace di gestire i Cantieri all'infuori del potere politico, quando era chiaro che il colore della giunta sarebbe cambiato alle elezioni del 2001? «Il Festival sul Novecento era diventato una Fondazione, aveva il suo consiglio di amministrazione, era un insieme di realtà diverse, eppure fu fatto morire in un attimo. I Cantieri probabilmente avrebbero avuto la stessa sorte. Rispetto al Festival la differenza è che i Cantieri esistono, si tratta so lo di utilizzarli, con idee diverso con un progetto diverso dal nostro, ma l'importante è non fare morire questa esperienza. Non ha senso farla languire. Io sarò felice quando ai Cantieri nascerà la Scuola di cinema: il problema è che la Scuola rischia di innestarsi in una struttura che non esiste più, che non conosce più nessuno, abitata dai topi». Michele Canzoneri, l'artista a cui fu affidato il coordinamene dei Cantieri, lamenta ancora il naufragio, forse per"gelosia" politica, del progetto di un comitato di saggi, che coinvolgeva il critico Gillo Dorfles e lo scrittori Abraham Yehoshua, e che avrebbe potuto curare la programmazione artistica dei Cantieri, garantendone prestigio e autonomia. Perché quell'idea non fu sviluppata? Canzoneri era stato incaricato di seguire il recupero. A un certo punto gli proposi di pensare a una equipe di personalità internazionali, della quale lui stesso avrebbe dovuto fare parte, per gestire la programmazione. Il gruppo si formò, venne pure a Palermo, ma finì tutto lì». I Cantieri erano la scommessa di Palermo. Una scommessa perduta? Una scommessa accantonata, direi. Certo, vedere l'erba alta mi ha fatto impressione e lascia pensare che sia una scommessa perduta. Io sono convinto di avere lasciato una risorsa a questa città: si tratta di utilizzarla, perché i capannoni restaurati con i fondi Onu sono perfettamente agibili. Considero questa esperienza come un progetto cui turale di riqualificazione di un territorio degradato. E quindi patrimonio di un quartiere». È difficile accettare l'idea che la gente della Zisa si sia appassionata a Bob Wilson, Thierry Salmon, e agli altri eroi degli anni d'oro dei Cantieri... «Forse sì, ma è vero che un giorno la gente della Zisa mi ha ringraziato per questi Cantieri: il loro unico collegamento con quest'area era il rumore dei crolli dei soffitti dei capannoni e quando, dopo l'inaugurazione e i primi restauri, i loro figli cominciarono a giocare in questi viali, si preoccuparono. Vennero a vedere cosa avevamo fatto e capirono di avere riacquistato uno spazio. Questo nel mio libro lo scrivo. Così come racconto l'episodio della titolare di un piccolo bar subito fuori dai Cantieri: stava per chiudere ma volle resistere perché capì che qui stava nascendo qualcosa. In poco tempo riuscì a fare il catering per gli artisti che lavoravano qui, cucinò i pasti per il set di Roberta Torre, e alla fine mi confessò che grazie ai Cantieri era uscita dal giro dell 'usura. Questa è una cosa molto più importante di tanti bei spettacoli».
Palermo. C'erano una volta i Cantieri.
Il Laboratorio del Teatro Biondo è un luogo silenzioso e deserto, a differenza del cartello all'ingresso che parla di musei, teatri e auditorium. L'ex assessore alla Cultura, Francesco Giambrone, ha dedicato un libro ai Cantieri culturali della Zisa, che sono stati abbandonati e lasciati morire. Giambrone racconta la sua esperienza come assessore e descrive il viaggio nella memoria del passato, quando gli anni della primavera culturale erano in corso. I Cantieri sono il luogo simbolo di un'epoca finita e sono ora in pericolo di chiusura della biblioteca dell'Istituto Gramsci.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo