Val Susa blindata per la marcia al cantiere, ma il movimento mostra il suo volto pacifico INVIATI A CHIOMONTE Nei giorni scorsi pietre, bulloni, attacchi notturni all'area del cantiere Tav di Chiomonte. Ieri fiori ai cancelli, pochi insulti e una sola pietra che ha distrutto il vetro di un blindato dei carabinieri. Lancio subito bloccato dai No Tav. Dopo due settimane di alta tensione e violenza ieri una marcia pacifica di migliaia di persone (diecimila per gli organizzatori, quattromila per la Questura) ha attraversato i boschi tra Giaglione e Chiomonte. «Oggi dobbiamo fare i bravi ragazzi», urla una signora dai capelli bianchi ad un gruppo di ragazzi di fronte al sito archeologico. E' la linea pacifista che i comitati, dopo tre interminabili assemblee che si sono svolte venerdì hanno imposto anche all'ala più radicale del movimento e agli stranieri. «Siamo noi a scrivere il copione delle nostre manifestazioni - spiega alla fine della giornata Alberto Perino, uno dei leader dei No Tav - e non la Digos, il Pd, Maroni e Ferrentino». Quattro ore prima, Francesco Richetto, del comitato lotta popolare di Bussoleno, all'avvio della marcia da Giaglione, urlava nel microfono: «Siamo noi che decidiamo quando vogliamo tirare giù le reti o fare una marcia pacifica». Già, perché l'obiettivo dei comitati non cambia: fermare la Tav. E se il campeggio è finito con un concerto, da oggi davanti alla centrale elettrica nascerà un presidio permanente e dall'altra parte della valle verso Giaglione saranno montate le tende a fianco della baita. Su quei terreni sotto l'autostrada ad agosto dovrebbero iniziare i lavori di sbancamento e livellamento dei terreni in vista dello scavo della galleria del cunicolo esplorativo. «E noi vogliamo impedire che quei lavori inizino», spiega Luigi Casle, coordinatore delle liste civiche vicine al movimento No Tav. La scelta di una marcia pacifica, dunque, è stata una decisione tattica che permette di lavorare per preparare la campagna d'autunno, garantita da un servizio d'ordine composto da amministratori comunali, valligiani e giovani del centro sociale Askatasuna che ieri ha collaborato con polizia, carabinieri e guardia di finanza per prevenire ogni possibile contatto o frizione. Il Questore di Torino, Aldo Faraoni, è soddisfatto: «Noi non abbiamo mai contrastato i meeting pacifici e credo che anche l'entità della forza schierata e il lavoro di prevenzione abbia contribuito a chiudere la giornata in modo positivo per tutti. Speriamo che la giornata di ieri sia l'occasione per aprire una nuova fase». Luigi Casel, coordinatore delle liste civiche vicine al Movimento, non si tira indietro ma pone precise condizioni: «Noi siamo disposti a riaprire il dialogo ma per farlo è necessario sospendere i lavori e che il governo indichi un nuovo interlocutore che sia superpartes e non sia Virano che ha lavorato solo per decidere come fare l'opera». Ipotesi irrealizzabile per il ministro dell'Interno, Roberto Maroni: «Il cantiere è partito e procede nonostante gli atti di violenza e le intimidazioni: continuerà sotto la tutela delle forze dell'ordine». E a settembre il ministro sarà a Torino «per fare il punto della situazione, studiare e attuare misure che fossero necessarie: le abbiamo già in mente ma vedremo a settembre cosa sarà necessario fare». Per ora Maroni si compiace «del segnale positivo e importante che viene dai sindaci della Val di Susa, che hanno preso la distanze dai violenti». In realtà alla manifestazione hanno partecipato (senza fascia tricolore) sei sindaci (Villarfocchiardo, San Didero, Sant'Ambrogio, Vaie) e tra loro uno, Nilo Durbiano (Venaus) iscritto al Pd e molto vicino al presidente della Comunità Montana Valsusa e Valsangone, Sandro Plano. Insomma «non esiste alcuna frattura», spiega Casel. Questo è il futuro. Il presente è la lunga marcia di migliaia di persone lungo una strada interpoderile che poco alla volta diventa un sentiero scosceso. Una prova di forza fatta di fiori e preghiere. Dopo sette manifestazioni No Tav concluse con scontri, scene di guerriglia, feriti, gli unici momenti concitati all'interno del cantiere sono stati quelli legati al cambio turno delle forze dell'ordine. Con decine di blindati costretti a manovrare nei piazzali. Ma ieri gli agenti dei reparti anti-sommossa, i carabinieri e i finanzieri schierati a difesa del cantiere Ltf di Chiomonte, alle 19,30, hanno iniziato a liberarsi di protezioni, scudi, caschi e a voltare le spalle, per una volta, al corteo pacifico di chi, in Val Susa, contrasta da sempre il Tav.
La Stampa
31 Luglio 2011
PIEMONTE - Dai sassi ai fiori, svolta No Tav
MA
Maurizio Tropeano
La Stampa
Il movimento No Tav ha organizzato una marcia pacifica di migliaia di persone attraverso i boschi tra Giaglione e Chiomonte. La marcia è stata caratterizzata da un clima pacifico e senza incidenti. I partecipanti hanno chiesto di fermare i lavori di costruzione della Tav. Il movimento ha imposto una linea pacifista, anche per l'ala più radicale, e ha chiesto di sospendere i lavori e di indicare un nuovo interlocutore per il governo. Il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha affermato che il cantiere continuerà a procedere nonostante gli atti di violenza e le intimidazioni.
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