Lo chiamano sito minore ma ci sono tracce di tutte le epoche, dal paleolitico al barocco Palazzolo. Lo chiamano sito minore. È invece un immenso patrimonio di beni culturali di ogni epoca di rilievo nella storia: periodo preistorico, protostorico, greco, Medio Evo, barocco. E le due principali basiliche barocche (San Paolo e San Sebastiano) sono state dichiarate Patrimonio dell'Umanità tutelato dall'Unesco. È Palazzolo Acreide, colonia di Siracusa greca, a soli 40 chilometri dal capoluogo, sviluppatasi attorno al colle Akrai, al teatro greco e al resto, di tutto rispetto, della zona archeologica. È la perla degl'Iblei, centro di un comprensorio che include Buccheri, Buscemi, Cassaro, Ferla, Sortino, Pantalica. Ma lo scrigno di Palazzolo contiene anche anche altre testimonianze di gran rilievo in vari settori: tradizioni popolari (con la Casa museo della civiltà contadina, intitolata al suo fondatore Antonino Uccello), gastronomia, clima, facilità di collegamento da Siracusa grazie alla strada provinciale Maremonti (medaglia al petto dell'ex assessore provinciale Carlo Giuliano, divenuto poi presidente della Regione al tempo di Pier Santi Mattarella, al quale Giuliano succedette dopo l'omicidio dell'Epifania). E c'è un paesaggio da sogno. La cittadina è infatti adagiata sulle pendici del colle Akrai. E domina l'alta valle dell'Anapo. Con l'Etna sullo sfondo. I due più efficaci punti di osservazione di questo paesaggio sono il teatro greco, in cima al colle Akrai, e il castello medievale, recentemente restaurato, in contrada Castelvecchio, al limite nord del centro storico, su di un poggio appena più su della basilica di San Paolo. La valle era attraversata, fino al 1956, dal trenino sbuffante della Ferrovia secondaria Siracusa-Ragusa-Vizzini. Nel '56 la ferrovia secondaria venne chiusa. Il trenino sbuffante fu «collocato a riposo». La testimonianza che ne rimane è il tracciato sterrato dell'ex ferrovia. Oggi questo bianco sentiero, in alcuni tratti, è inglobato ormai in vari tessuti urbani, in altri s'insinua nella verde riserva Pantalica-Valle dell'Anapo. La perla degl'Iblei fa ora parte, dopo la recente riforma delle Soprintendenze, del Parco archeologico Villa del Tellaro-Noto-Palazzolo. Direttore del parco è l'archeologo Lorenzo Guzzardi. Il quale, sia pure nell'ancora breve periodo della sua direzione, ha risvegliato e rilanciato questo sito. E l'archeologo va giustamente fiero dei primi risultati: «Nel 2010 - informa - abbiamo avuto circa 18mila visitatori, con 33.726 euro d'incasso. E il trend permane immutato». Attorno al teatro greco trovi le necropoli dell'Intagliata e dell'Intagliatella, le sculture rupestri dei Santoni, i Templi ferali e altri reperti. Fu Gabriele Judica il primo a studiare e scavare il colle Akrai, tra fine Ottocento e primi Novecento. Hanno poi continuato (e quasi completato) gli scavi Paolo Orsi, Bernabò Brea, Giuseppe Voza. C'è ora un progetto di completamento degli scavi che aspetta di esser finanziato. Il teatro greco è costantemente fruibile. Gli altri siti di Akrai lo sono parzialmente. Ma basta concordare un orario con i custodi del teatro greco, i quali accompagnano nella visita. Si può anche telefonare preventivanente al numero 0931.876602. Parzialmente fruibile è anche il castello medievale. Bisogna recarsi nell'ufficio, recentemente aperto, accanto alla basilica di San Paolo. E avere la pazienza di attendere se lo si trova chiuso: l'addetto sta accompagnando altri ospiti nella visita al castello. Visitabile a tempo pieno è anche la Casa museo «Antonino Uccello». Visitabili anche le chiese. Ma non tutte a tempo pieno. Almeno altre tre, oltre alle due basiliche, sono ricche di fascino: la chiesa Madre (o Matrice), l'Annunziata (con il portale incastonato fra due coppie di colonne tortili in pietra iblea), l'Immacolata (al cui interno è custodita una Madonna del Laurana. La «perla degl'Iblei» è pronta ad accogliere chi vuole ammirarla. 30072011