Un archivio virtuale, nella speranza, un giorno di tornare a essere reale, con un luogo fisico che lo ospiti e consenta, come un tempo, a studiosi e intellettuali, di consultarne le collezioni. Sarà questo nei prossimi anni l'Asac, l'Archivio storico delle arti contemporanee della Biennale, ora confinato tra Marghera dove al Parco Scientifico e Tecnologico Vega ci sono uffici e una parte dei suoi depositi e Venezia, dove restano ancora, nella sede storica di Ca' Corner della Regina (dove non tornerà più), alle prese con un lungo restauro, la maggior parte delle sue collezioni. Lo ha fatto capire con chiarezza il nuovo direttore dell'Asac Giorgio Busetto reduce dalla lunga direzione della Fondazione Querini Stampalia, da dove, proprio in base alla sua grande esperienza archivistica è approdato all'Archivio della Biennale, chiamato dal presidente Davide Croff e dal suo Consiglio di amministrazione nella sua prima uscita pubblica: il seminario Asac on-line. Il sito web degli istituti di cultura, che si è tenuto ieri a Palazzo Querini Dubois. La folla di studenti e studiosi che hanno "circondato" ieri la Biennale per questa giornata di studio dell'Archivio, testimonia dell'attenzione che esso ancora suscita e del vuoto che ha lasciato, con la sua chiusura, privandoli del patrimonio di conoscenze legate a un secolo di storia della Biennale nei suoi diversi settori. Una chiusura, purtroppo, che ha coinciso anche con la perdita o la sparizione di alcuni pezzi importanti di questo "mosaico": preziosi carteggi o documenti d'archivio, opere, materiali audio e video, film. Episodi che Busetto ieri ha definito comunque «fisiologici» negli anni, nella vita di un'istituzione di questo tipo, e compito del neodirettore come lui stesso ha illustrato è quello di riordinare e catalogare le collezioni, ricorrendo al prezioso supporto di Internet, in attesa di riavere una sede. Forse al Fondaco dei Tedeschi dopo il restauro se, come sembra ormai certo, l'attuale sede delle Poste Centrali di Rialto, diventerà con i suoi 10 mila metri quadri la nuova sede della Biennale. Nel frattempo la linea del fronte resta Internet e il nuovo sito dell'Archivio, cercare di mettere tutto quanto possibile on-line. Se al Vega dovesse rimanere una parte dei materiali dell'Asac e proseguire il lavoro di digitalizzazione, il Fondaco dovrebbe diventare il luogo della fruizione, con un bar, un ristorante e un negozio per il merchandising - in una concezione «non templare» della cultura come ha sottolineato ieri lo stesso Busetto - l'emeroteca, la biblioteca e postazioni per la visione dei film dell'ascolto dei materiali sonori. Progetti che richiederanno, comunque, tempo e denaro. Intanto, la realtà resta grama, se come il neo direttore dell'Archivio ha spiegato il Comune ha bocciato il progetto di soppalcature ne-cessarie al padiglione del Vega per ospitare l'Asac e ora si riparte con un nuovo progetto e la speranza di rendere operativa alla fme del prossimo anno la nuova sede, dove come ha sottolineato il consigliere di amministrazione Amerigo Restucci, che ha coordinato il seminario di ieri «si impiega un'ora e venti ad arrivare da Venezia con i mezzi pubblici». Intanto 800 pellicole della Biennale - da tempo affidate alla Cineteca di Milano, che si è affiancata a quella di Bologna per la conservazione di questo delicato patrimonio -sono state trasposte su Dvd, pronte per essere visionate, n lavoro di conservazione dunque continua, insieme a quello della catalogazione e della digitalizzazione (30 mila per esempio le foto relative ai vari settori digitalizzate), sulla Strada già segnata dalla direzione di Vladimiro Dorigo tra gli anni Settanta e Ottanta, e ripresa con convinzione - come ha sottolineato ancora Restucci dalla presidenza di Paolo Baratta. Per ora l'Asac si mette in rete, a cominciare dai suoi cataloghi: insieme a quello dei periodici correnti, appena uscito anche a stampa, ne sono pronti già diversi, anche se per ora consumabili solo su Intranet e quindi non aperti al grande pubblico. Ma il progetto a breve scadenza è quello di rendere disponibile nel sito web tutte le informazioni possibili relative alla diverse edizioni della Biennale.. «Si trattaha detto ancora Busetto, nel seminario che ha visto anche il confronto con esperienze diverse nel settore della catalogazione dei beni culturali di spostare l'asse dell'esistenza dell'Asac dalla pura conservazione alla costruzione' di una memoria viva, e alla sua piena fruibilità da parte di studenti e studiosi che ancora patiscono la chiusura di un servizio di cui tutti ricordano l'utilità». Ma il direttore sa bene sulla base della grande esperienza di una biblioteca veneziana viva, attiva e frequentatissi-ma come la Querini Stampalia, che ha lungo guidato che non può essere solo un sito web, pur fondamentale, a sostituire quel servizio di pubblica utilità.
Invisibile Asac, solo virtuale. L'archivio delle arti contemporanee e il suo futuro
Il nuovo direttore dell'Asac, Giorgio Busetto, ha spiegato che il suo compito è quello di riordinare e catalogare le collezioni dell'archivio, utilizzando Internet e cercando di mettere tutto quanto possibile online. L'Asac, infatti, è stato confinato tra Marghera e Venezia, dove restano ancora le sue collezioni, a causa della chiusura della sua sede storica a Ca' Corner della Regina. Busetto ha anche menzionato che il progetto di soppalcature per ospitare l'Asac al Parco Scientifico e Tecnologico Vega è stato bocciato dal Comune e che ora si riparte con un nuovo progetto.
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