La polemica sui fondi per il centro storico tra lassessore regionale Taglialatela e lex assessore comunale Belfiore è seguita con molta attenzione dallopinione pubblica e, per ovvi motivi, dagli architetti e dagli altri tecnici specialisti che operano nel campo del restauro. Allassessore Taglialatela va il merito di aver contribuito a destinare una parte dei fondi europei al restauro di alcuni grandi complessi monumentali di Napoli. Certo, i fondi sono molto modesti e, di sicuro, del tutto inadeguati per innescare un serio processo di riqualificazione del centro storico Unesco: ma le risorse finanziarie potevano essere dirottate verso altri programmi. Dunque, non si può che plaudire alliniziativa regionale. Ciò posto, senza addentrarmi nella polemica politica, intendo segnalare due aspetti di natura tecnica che riguardano gli obiettivi e la qualità dei progetti di restauro. In tema di obiettivi, sembra opportuno ricordare che allo stato i contenuti dei progetti non sono noti: è certo, comunque, che i finanziamenti pubblicizzati non coprono tutte le spese dei lavori che occorrerebbero per restaurare e valorizzare interamente i complessi scelti, ma parte degli stessi. Dunque, i progetti quali opere prevedono? Saranno, forse, stralci funzionali, parti di un progetto organico complessivo? Lipotesi che vari complessi monumentali, oggetto di finanziamenti, non riusciranno a essere pienamente fruiti, per il turismo culturale, dai napoletani e dai turisti italiani e stranieri, e che le funzioni previste non potranno realmente essere sviluppate, è davvero preoccupante. Si tratterebbe di fornire un effimero ausilio a imprese edilizie e professionisti, senza creare un volano per la rinascita sociale della città. Invero, lobiettivo della completa utilizzazione dei monumenti dovrebbe essere di guida nelle scelte progettuali. E se si tratterà di interventi parziali, almeno si affrontino i problemi complessi, più che prevedere maquillages superficiali! È più che mai lecito, chiedere: ma che cosa prevedono tali progetti? Il secondo aspetto riguarda la gestione della progettazione, affidata a tecnici della struttura regionale. Chi scrive ha, in più occasioni pubbliche, sottolineato lesigenza della qualità dei restauri, sia in fase progettuale che esecutiva. A Napoli la tradizione accademica è molto forte e richiamare nomi come Roberto Pane e Roberto Di Stefano evoca attività, iniziative culturali, ricerche e studi applicati di grande rilievo, nellambito della Facoltà di Architettura della Federico II. Orbene, la preoccupazione è che i tempi stretti segnalati dallassessore Taglialatela non garantiscano lelaborazione di progetti di qualità, che complessi monumentali di tale importanza richiedono. Il carattere pluridisciplinare dei progetti di restauro esige lapporto di architetti, strutturisti, impiantisti, storici dellarte, archeologi, geotecnici; si aggiungano rilievi accurati, prove, indagini con tecnologie non invasive, diagnosi del dissesto e del degrado. Sono tutte operazioni indispensabili, senza delle quali le scelte progettuali saranno inadeguate e i restauri pessimi. Progetti seri, con tali caratteristiche, definitiviesecutivi per avviare le gare di appalto richiedono tempi adeguati. Mi auguro, dunque, che si dia risposta adeguata alle domande proposte e che loperazione vada nella direzione corretta, nellinteresse della città e del suo patrimonio culturale di straordinario valore. Lautore è direttore della Scuola di specializzazione in Beni architettonici e del paesaggio dellUniversità Federico II