Potrebbe essere accorpato con quello di Pisa L'allarme viene lanciato dal senatore Andrea Marcucci, segretario della commissione cultura di Palazzo Madama. Ma la conferma arriva dall'architetto Agostino Bureca, sovrintendente a interim anche a Lucca: l'ufficio di piazza della Magione potrebbe essere chiuso, già entro la fine dell'anno. Si trova, infatti, in cima alla lista degli uffici sacrificabili per il ministero dei Beni culturali che, per ordine di Giulio Tremonti, deve tagliare la spesa di 27 milioni. Nei prossimi mesi - ammette Bureca - dovrà essere tagliato un altro 10 sull'organico, già ridotto della stessa percentuale con la manovra del 2009. «Considerando che dopo i primi tagli, siamo rimasti in 190 fra dirigenti e personale vario, si vede che i posti da cancellare sono 19. Fra questi ci sono quelli dei direttori generali e dei sovrintendenti. I tagli, però, a quanto mi risulta dovrebbero riguardare anche archivi e biblioteche, non solo le sovrintendenze». È altrettanto, vero, comunque, che alcuni uffici rischiano l'accorpamento. «Fra questi - prosegue Bureca - c'è anche la sovrintendenza di Lucca, considerata la vicinanza con quella di Pisa». Il fatto di avere un enorme patrimonio vincolato e il fatto di occuparsi anche del patrimonio di Massa Carrara non sembra bastare a salvare l'ufficio lucchese. Anche perché da anni è retto da funzionari ad interim. Inoltre è di più recente istituzione rispetto ad altre sovrintendenze. L'allarme di Marcucci non sembra essere caduto nel vuoto. Il sindaco Mauro Favilla, infatti, avrebbe già contattato i parlamentari locali per un'azione istituzionale congiunta. E forse qualche risultato può ancora essere raggiunto, sostiene il senatore del Pd: «Il rischio di chiusura della sovrintendenza di Lucca (e Massa Carrara) è reale ma nessuna decisione è stata ancora presa. Per questo - sottolinea Marcucci - è necessario mettere in campo una forte risposta istituzionale, che purtroppo altre volte è mancata. Sono in corso contatti con il Comune e mi auguro che sia possibile rappresentare al ministro dei Beni culturali, Giancarlo Galan, le ragioni della città. Sia chiaro che non si tratta di una difesa campanilistica, perdere la soprintendenza significa avere meno controlli sulla speculazione, sugli usi impropri del territorio e allentare la tutela su un patrimonio artistico di vaste proporzioni».