Esposti anche oggetti e suppellettili, provenienti dal Quirinale e Caserta Sarebbe piaciuta alla Regina Margherita l'idea della Fondazione DnArt di riallestire le sale dei suoi appartamenti riportandoli in vita come nella seconda metà dell'800. Lei, sovrana amatissima, icona di stile perle corti d'Europa, colta e amica di intellettuali (si pensi solo a Giosué Carducci e Marco Minghetti), attenta ad ogni novità tecnologica, avrebbe applaudito la scelta di accogliere nelle sue stanze, dimenticate e impolverate, quel popolo che era abituata ad incontrare nei suoi spostamenti. Cosi generosa da regalare ad educandati e associazioni benefiche i suoi abiti da cerimonia indossati una sola volta. Per conoscere la vita e la storia della prima regina d'Italia, andata in sposa al re Umberto I il 22 aprile 1868, basta visitare il percorso realizzato in Villa Reale aperto da oggi fino al 12 settembre, in versione estiva, e fino al 9 gennaio 2012 nella versione arricchita. Dipinti, sculture, arredi, oggetti, abiti, gioielli, documenti e fotografie accompagnano i visitatori nelle sale della storica dimora riallestite dopo un accurata e complessa ricerca e grazie alla disponibilità di musei come la Reggia di Caserta e il Palazzo Reale di Milano, di collezionisti privati e del Quirinale. L'ex dimora romana dei Savoia infatti ha prestato per l'occasione la meravigliosa tavola imbandita nella sala da pranzo con lo stile inconfondibile della forte personalità di Margherita. Ma non è la sola curiosità. C'è la culla di Vittorio Emanuele III, realizzata da artigiani napoletani, o la vasca da bagno dove venne deposto il cadavere di Umberto I colpito a morte da Gaetano Bresci. n attesa che arrivasse il figlio Vittorio Emanuele III per le esequie, la salma rimase immersa in alcool e ghiaccio per tre giorni. L'ingresso della mostra, aperta tutti i giorni dalle 10 alle 20.30, è a pagamento e con prezzi differenziati in base al percorso scelto. Per i residenti monzesi è prevista una riduzione. «Questa mostra così curata- ha dichiarato Stefano Zecchi, presidente del Comitato scientifico della Fondazione DNArt - rende vivo e pulsante un luogo come questo, una tra le più belle residenze d'Italia. Un edificio che va rivitalizzato. Ma per far ciò serve una rieducazione al senso, al significato del bello di cui oggi siamo carenti perché circondati ovunque da brutture. E' necessario riscoprire quel sentimento del bello, tanto caro agli antichi greci, e legato al bene».