La settimana scorsa, quando ho fatto osservare al tecnico che tre anni erano forse un po' pochi per rottamare la mia lavastoviglie, lui mi ha bonariamente trattato da citrullo: «O che non l'ha capito che questa roba non è fatta per durare? Vogliono vendere!». E non è solo un problema di elettrodomestici: è ben noto come la caducità, l'effimero, l'usa-e-getta siano tra i tratti distintivi della post-modernità. Ed anche i pochi antidoti possibili primo tra tutti ciò che chiamiamo «cultura» sono quasi sempre depotenziati, ed anzi essi stessi asserviti all'implacabile ciclo di questo stesso consumismo e del suo implacabile marketing. Non c'è dunque da stupirsi se le celebrazioni degli anniversari culturali quasi mai lasciano un'eredità durevole. Il rinnovarsi della memoria legato a scadenze temporali è una antichissima e nobile consuetudine: ma esattamente come per i compleanni e gli anniversari di ciascuno di noi minore è la retorica, più utili sono i doni, e meglio è. Oggi Giorgio Vasari compie mezzo millennio, ed è stupefacente constatare quanto le sue architetture di pietre e di parole siano vive e attive nella nostra vita intellettuale: a Firenze, in Italia, in Europa non possiamo non dirci vasariani. Ebbene, come possiamo essere grati a Vasari? Come possiamo far sì che questo anno vasariano non si risolva in chiacchiere (più o meno dotte e ispirate), in Grandi Eventi, in mostre e convegni, magari anche belli e utili, ma effimeri quasi quanto la mia lavastoviglie? Un modo c'è: ed è quello di assicurare l'archivio di Giorgio alla proprietà pubblica, mettendolo in sicurezza e garantendone l'accessibilità. Dopo tanto clamore mediatico, tutto è ripiombato nel silenzio, anche se il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan ha fatto, in più modi, capire che egli è consapevole di questa urgenza: bene, ora bisognerebbe finalmente passare all'azione. Gli attuali proprietari di quell'archivio unico al mondo hanno un ingente debito fiscale con lo Stato: possibile che quello stesso Stato non abbia la forza di farli sedere ad un tavolo, e quindi di alzarsi avendo ottenuto ciò che deve ottenere? Certo, ormai sarà difficile che l'anno vasariano veda una simile svolta: ma almeno si potrebbe cominciare a siglare un accordo per una completa digitalizzazione dell'archivio. E, in ogni caso, se Galan oggi volesse inviare, a nome di tutti noi, un biglietto d'auguri a Vasari, potrebbe far sapere, a lui e a noi, che non si è dimenticato di quelle famose carte.
FIRENZE - Gli auguri del Ministro
La settimana scorsa, un tecnico ha commentato che tre anni sono troppo pochi per rottamare una lavastoviglie. Questo ha portato a riflettere sulla caducità e sull'effimero nella post-modernità. La cultura è un antidoto possibile, ma è spesso depotenziata e asservita al consumismo. Le celebrazioni culturali non lasciano un'eredità durevole. Il rinnovarsi della memoria legata a scadenze temporali è una antichissima consuetudine. Oggi, Giorgio Vasari compie mezzo millennio e le sue architetture sono vive e attive nella vita intellettuale. È necessario assicurare l'archivio di Vasari alla proprietà pubblica e garantirne l'accessibilità.
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