Compagnie teatrali in emergenza Gli spettatori devono entrare dagli ingressi secondari Francesco Tarsi (Teleme teatro): «Ogni sera abbiamo disagi, il Comune ci dovrebbe aiutare» ELISABETTA GIORGI L'antico sogno era quello di creare la magia del teatro, un palcoscenico notturno per comizi e spettacoli affacciati su uno straordinario scorcio di bosco. Oggi le visioni dei nostri avi sono morte. Le pareti franano, il crollo è in agguato e l'anfiteatro di Roselle è diventato un dirupo consumato da radici sporgenti, piogge e mancata manutenzione. Il sito è in emergenza da un anno, l'accesso tabù o quasi, come recita il cartello "ingresso chiuso" appeso dal giugno 2010. Soprattutto le compagnie teatrali sono in affanno: a fronte del divieto d'accesso devono far entrare gli spettatori da due accessi secondari: un dribbling per evitare i crolli in testa. «Roselle è una delle pochissime città che ha conservato l'intero periplo della cinta muraria. Se crollasse tutto il tratto di mura sarebbe un disastro paragonabile a quello di Pompei». L'sos partì l'anno scorso dai responsabili della soprintendenza archeologica toscana, ma dopo un anno di proteste niente è cambiato. L'anfiteatro è di proprietà privata e al privato spetta la manutenzione, ma lui non la fa (ci vogliono troppi soldi), né lo fa lo Stato che, per quanto non sia di sua competenza, potrebbe metter mano al portafoglio e rivalersi sul privato. «Di questo passo il monumento resterà inagibile per chissà quanto tempo», lamentano gli operatori. È amareggiato anche Francesco Tarsi di Teleme Teatro, che da tanti anni porta spettacoli nel sito archeologico dove si è attrezzato con un'illuminazione fai-da-te. «Ce la facciamo in autonomia da sempre, ma i disagi sono tanti», dice, «e comunque meglio che niente». Ad agosto l'anfiteatro ospiterà per due settimane Shakeaspeare, "Sogno di una notte di mezza estate" prodotta da lui; e stasera spazio a una pièce su Margherita Aldobrandeschi, portata in scena dal primario di Rianimazione dell'Asl 9 Roberto Madonna nell'inedita veste di sceneggiatore, accompagnato dagli infermieri del reparto. Così l'anfiteatro torna a pulsare, eccezionalmente "rianimato" da un esperto del settore, ma lo fa comunque in maniera dolorosa. L'accesso principale resta un tabù e gli spettatori sono fatti strisciare per le vie laterali. «Inutile negarlo - spiega Tarsi citando la generosità del privato che non gli impone il canone di locazione - Abbiamo grossi disagi. Il teatro ha bisogno di manutenzione e invece è sempre peggio». L'idea è lanciata all'ente locale: «secondo me il Comune dovrebbe promuovere tutto il sito per salvare il turismo e il territorio dal degrado». L'emorragia di turisti è in aumento, ogni anno di più. A luglio del 2010 i biglietti staccati erano 14.300 mentre ieri se ne contavano 13.200: 1.100 meno. «Forse nei prossimi tre giorni fino a fine luglio - spera il dipendente del sito Fabio Monaci - qualcosa recuperiamo, certo è che la tendenza è al ribasso». Non ci sono nemmeno le divise di servizio che sarebbero fondamentali - spiega il collega Andrea Mazzi - sia per motivi di sicurezza che di utilità pubblica. Dopo infinite richieste culminate con una protesta di gruppo, dice lui, «la Soprintendenza per i beni archeologici della Toscana ci ha risposto che non ha fondi e che le divise non rientrano nel budget della sicurezza. A noi sembra strano ma è così. In dotazione ci sono stati offerti un elmetto e un gilet che non crediamo utili; oltre a un giaccone, a un paio di scarpe e a un cappellino, ma niente divise». I guai sono anche per il direttore del sito maremmano, Gabriella Poggesi, che dall'ufficio fiorentino della Soprintendenza conferma la mancanza di fondi anche per le missioni nelle aree archeologiche. Gli operatori non hanno l'auto di servizio e i rimborsi sono centellinati, «abbiamo solo il biglietto di un mezzo pubblico». Il sito ha bisogno di aiuto. ROSELLE. In Maremma torna l'emergenza scavi. Tra frane in agguato e taglio dei fondi, il sito archeologico di Roselle è al collasso e l'anfiteatro rischia di crollare. L'allarme è lanciato dalle compagnie teatrali: «Siamo costrette a far passare gli spettatori dagli ingressi secondari».