Una scoperta che potrebbe avere del sorprendente. È stata fatta durante una breve indagine archeologica in un bosco in località La Fontana. Grazie alla sensibilità del proprietario del terreno, Giuseppe Nesti (il cui nonno, anche lui Giuseppe Nesti, fu il primo a segnalarlo ad alcuni ricercatori locali) e all'interessamento del sindaco è stato chiesto l'intervento della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Toscana che ha condotto le ricerche dirette dalla dottoressa Paola Perazzi insieme alla collega Cristina Taddei. Ai lavori hanno partecipato a titolo volontario i membri dell'Associazione "Valle Lune" di San Marcello, che ha come scopo il recupero e la valorizzazione delle testimonianze storiche, archeologiche, religiose, artistiche, culturali e ambientali presenti sul territorio, da tempo impegnata in un progetto di recupero della vecchia viabilità della montagna con le sue strade lastricate, i ponti, i rifugi, i luoghi di mercato. Un progetto aperto alla collaborazione di altri soggetti (pubblici, privati e terzo settore) che potrebbe favorire lo sviluppo di un turismo sostenibile, come è quello storico, archeologico e ambientale. Nell'ambito di questa attività la zona boscosa, dove i rovi lasciavano a malapena intravedere alcuni blocchi di pietra, è stata liberata dalla vegetazione con pazienza ed entusiasmo e sono emerse alcune strutture. È stato così possibile indagare e documentare l'area e l'indagine ha consentito di evidenziare dieci strutture realizzate con grandi blocchi di arenaria all'interno di una porzione di terreno circoscritta da un muro, anch'esso realizzato con macigni di arenaria. Si sono riconosciute numerose tracce di lavorazione, segni di punta, di raspa, di cuneo, testimoni del duro lavoro di cavatori e scalpellini che estrassero dal terreno grandi massi arenacei e li resero materiale da costruzione, sbozzandoli e spianandoli, testimoni di uno stile di vita, oramai lontano e quasi indecifrabile per noi, donne e uomini del mondo globale. Al momento non è stato ancora possibile datare né interpretare tali strutture ma solo escluderne un loro uso funerario. «L'indagine sul campo pone problemi di studio, che sono stimolanti per la ricerca», ha dichiarato la dottoressa Cristina Taddei che sta ultimando la sua relazione. Il caso ha voluto che proprio di recente sia scomparso il membro dell'Associazione "Valle Lune", Gabriele Bonino, che con grande entusiasmo iniziò ad esplorare i terreni de La Fontana. A.S.
PITEGLIO. Nel bosco 10 strutture in pietra. Sovrintendenza a lavoro, potrebbero essere tombe
Durante un'indagine archeologica in un bosco di La Fontana, sono state scoperte dieci strutture realizzate con blocchi di arenaria. Le strutture sono state scoperte all'interno di un'area circoscritta da un muro, realizzato con macigni di arenaria. Le tracce di lavorazione e i segni di punta, di raspa e di cuneo suggeriscono che i cavatori e gli scalpellini hanno estratto grandi massi arenacei e li hanno reso materiale da costruzione. Non è stato possibile datare né interpretare le strutture, ma si esclude un loro uso funerario. L'indagine ha sollevato problemi di studio stimolanti per la ricerca. La dottoressa Cristina Taddei sta ultimando la sua relazione sull'indagine.
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