Legambiente, Fai e Wwf tirano un sospiro di sollievo: "Fuori dallincubo della cementificazione" Il brindisi degli ambientalisti "Abbiamo scongiurato il peggio" E ora quattro mesi per i piani di gestione e sviluppo Gli statuti dovranno essere votati entro fine anno o arriverà il commissario Poi il passaggio da consorzi a enti regionali Borletti Buitoni "Le scelte della Regione sui nomi da inserire nei cda devono seguire criteri di competenza" Gli attivisti del Wwf si sono dati appuntamento il 24 settembre nelloasi ecologica di Vanzago. «Festeggeremo i 45 anni dellassociazione e non sarà una ricorrenza vuota dice Brambilla il voto del Consiglio dimostra che la lotta porta risultati. I confini dei parchi sono salvi, e il sistema delle deroghe per costruire in zona tutelata rimane sotto il controllo degli enti di gestione dei parchi». Alcune questioni sono irrisolte: la Regione non ha assicurato più finanziamenti per gestire le arre verdi, le associazioni ambientaliste non faranno parte delle assemblee di gestione delle zone protette e il Pirellone non ha rinunciato a nominare un rappresentante nel cda di ogni parco. Ma vedendo svanire lincubo della cementificazione selvaggia, gli ambientalisti tirano comunque un sospiro di sollievo. Per Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, quello di ieri «è un voto storico, perché per la prima volta vengono premiate le richieste di chi ama la natura. Ringraziamo i partiti che hanno sostenuto la nostra battaglia, e lassessore Colucci, sempre dialogante». Sulla stessa linea il commento di Ilaria Borletti Buitoni, presidente del Fai, «felice perché il peggio è stato evitato, nellinteresse di tutti». Una vittoria può vantarla anche Anci Lombardia, lassociazione dei Comuni, che ha ottenuto dal Pirellone il fatto che il membro nel cda di ogni parco di nomina regionale non sia «calato dallalto» ma scelto sul territorio. In pratica, nel consiglio di amministrazione di unarea protetta nella provincia di Varese non sarà mandato un consigliere regionale eletto a Milano, ma un sindaco o un amministratore pubblico delle zona. Votata la legge, si tratta di applicarla. Il primo passo riguarda lo statuto. Ognuna delle 21 aree tutelate interessate dal provvedimento avrà 120 giorni dalla pubblicazione della norma per dotarsi di un "piano di gestione e sviluppo", votato dallassemblea dei Comuni e delle Province del territorio. «Il rischio è che alcuni parchi faticheranno a trovare laccordo delle amministrazioni locali in tempi così brevi», dice Di Simine. Preoccupa la situazione dei parchi in zone montuose, dove in assemblea siedono anche le Comunità montane. È il caso del parco Adda Nord, o dei due parchi delle Orobie, dove le decisioni sono da sempre lente per i contrasti fra i soggetti che partecipano alla gestione. In ogni caso, la legge nazionale prevede che gli statuti debbano essere votati entro il 31 dicembre 2011, pena il commissariamento. Da quella data ci sarà il passaggio da consorzi a enti regionali. Il secondo passo per valutare limpatto della nuova legge sarà la composizione dei cda dei parchi secondo il nuovo modello: non più cinque membri nominati da Comuni e Province, ma quattro scelti dagli enti locali e uno dalla Regione, che come gli altri potrà essere eletto presidente. Per la Borletti Buitoni, «le scelte della Regione sui nomi da inserire nei consigli di amministrazione devono seguire criteri di competenza, non di lottizzazione fra partiti. I posti devono andare a persone qualificate, e non ai consiglieri regionali». Un altro punto interrogativo riguarda il trattamento economico dei consiglieri nei cda: oggi non percepiscono compenso, ma con la nuova legge la Regione potrà decidere se retribuire gli amministratori. Poi resta da definire la cifra che la Regione spenderà per i parchi: oggi dei 30 milioni lanno necessari a gestire le zone tutelate il Pirellone ne garantisce 10, gli altri sono pagati da Comuni e Province. Chi è scontento delle nuova legge sono i Comuni del Pavese che speravano di poter sottrarre aree di tutela al parco del Ticino, di cui fanno parte, per destinare terreni a nuove costruzioni. La norma, che non consente la modifica dei confini delle zone protette, li ha lasciati a bocca asciutta. Il presidente del parco del Ticino, Milena Bertani, ieri ha scritto a 16 sindaci del Pavese (fra cui Bereguardo, Gambolò e Gropello Cairoli) bocciando come «lamentele prive di fondamento» le richieste di costruire nuovi palazzi e infrastrutture.