Quadri, statue e reperti archeologici per circa mezzo milione sono stati recuperati dai carabinieri al termine di un'indagine partita però da un giro di usura. Le opere d'arte, sottratte a chiese e privati, venivano spesso usato come pegno di un prestito o per coprire operazioni di riciclaggio. L'indagine era nata l'anno scorso dai militari di Como che a novembre avevano arrestato G. P., un usuraio comasco di 63 anni, con diverse denunce e condanne alle spalle. Da li è iniziata una seconda inchiesta che, in collaborazione con i colleghi del Nucleo tutela patrimonio artistico di Monza, ha permesso di recuperare 29 dipinti, 9 sculture e 31 reperti archeologici e denunciare nove persone. Le opere pittoriche, molte di privati, sono quasi tutte dell'800, mentre le scultore recuperate, provenienti soprattutto da chiese, risalgono al XV-XVI secolo. Tra queste un piccolo gioiello di ebanisteria lombarda, una Madonna con bambino policroma, che presto tornerà nella chiesa di San Giacomo, a Bellagio, dopo quasi 20 anni. Il suo furto, infatti, risale al 12 giugno 1992.