La raccolta di firme avviata per riportare la Gioconda a Firenze nel 2013, in occasione del centenario del ritrovamento, dopo che era stata rubata dal Louvre dall'imbianchino Vincenzo Peruggia, deve essere un'idea dovuta al troppo caldo o peggio ancora alla mancanza assoluta d'idee per far funzionare meglio il patrimonio artistico che abbiamo in abbondanza. Preoccupante è però il fatto che tale strampalata idea sia venuta a Silvano Vinceti, presidente del comitato per la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali. Un signore che dovrebbe, come dice il suo titolo, dedicarsi a valorizzare ciò che possediamo, e non quello che è di proprietà degli altri, in questo caso dei francesi, che comprarono la famosa Monna Lisa per 4000 scudi dagli eredi diretti di Leonardo, il quale si era portato dietro il dipinto, per terminarlo, quando emigrò a Parigi alla corte del re Francesco I. Invece, spalleggiato addirittura dall'assessorato alla Cultura della provincia di Firenze, Vinceti insiste che il famoso capolavoro appartiene moralmente al capoluogo toscano e si deve fare di tutto perché nel 2013 ritorni. Se c'è qualcuno che dovrebbe festeggiare, invece, sono i francesi, che nel 1913 ritrovarono ciò che gli era stato trafugato. La raccolta delle firme, che costerà qualche soldo pubblico, così come la ricerca delle ossa della povera signora Lisa, modella di Leonardo, sempre su iniziativa del signor Vinceti, si basa quindi su un pretesto assolutamente ridicolo. Oltre ad essere una battaglia contro i mulini a vento, visto che dal Louvre hanno fatto sapere che l'opera del maestro fiorentino non si sposterà mai, sia per motivi di conservazione che per motivi bassamente venali, più del 70 dei visitatori del grande museo francese paga il biglietto proprio per vedere la Monna Lisa. Ma in Italia il raziocinio è qualità rara e quindi si procede come se niente fosse. Nessuno si domanda cosa risponderemmo se qualcuno ci chiedesse di mandare da qualche parte il David di Michelangelo. Non ce lo domandiamo perché tutte le persone realiste sanno che il David da Firenze mai si muoverà. Con gli Uffizi che versano in condizioni finanziarie disastrose, si perde tempo e denaro per avventurarsi in qualche triste capriola mediatica. Perché non concentriamo le nostre forze mentali ed economiche per far sì che il patrimonio artistico italiano sia sempre più accessibile invece di fare la figura degli sciocchi davanti ai francesi, che pur avendo una percentuale di ricchezze culturali inferiori alle nostre le sanno fare fruttare molto bene, senza perdere tempo a disseppellire cadaveri di personaggi minori o bloccando lo sviluppo dei propri musei con tristi polemiche e pasticci politici. Pensiamo ai Bronzi di Riace, visitati ogni anno da poco più di 48.000 persone, e che, loro sì, potrebbero essere valorizzati, magari organizzando, con tutte le cautele del caso, un tour in un paio di città italiane. Oppure lasciandoli dove sono ma aumentandone la visibilità, trasformandoli in una destinazione turistica importante e non marginale. Invece la febbre referendaria ha contagiato anche la cultura. Una do- manda infine. Dove sta scritto che per farsi prendere in giro dal mondo è necessario fare un referendum e raggiungere il quorum?
Don Chisciotte e Monna Lisa. La battaglia contro i mulini a vento per portare la Gioconda a Firenze nel 2013
Il presidente del comitato per la valorizzazione dei beni culturali ed ambientali, Silvano Vinceti, ha lanciato un'idea per riportare la Gioconda a Firenze, dopo che è stata rubata dal Louvre nel 1913. L'idea è stata accolta dall'assessorato alla Cultura della provincia di Firenze, che sta raccoltando firme per il referendum. Tuttavia, la raccolta delle firme è considerata un pretesto ridicolo, poiché il Louvre ha affermato che la Monna Lisa non si sposterà mai. Inoltre, il raziocinio italiano è considerato debole, e si sta perdendo tempo e denaro per avventurarsi in mediatiche capriole.
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