E' un diversivo parlare di cultura e di Expo nell'estate delle tangenti e degli scandali che vanno da Sesto San Giovanni, al Pd, al San Raffaele. Ma tra le tante questioni aperte a Milano in questi giorni ce ne sono due che sembrano, come dire, paradigmatiche, per capire come certi problemi finiscano per diventare irrisolvibili a causa dell'incapacità di creare un comune fronte politico, in grado di mettere da parte le divisioni e lavorare nell'interesse della città e dei cittadini. Prendiamo Brera, la storica incompiuta del grande museo con gli spazi liberati dall'Accademia, l'ipotesi suggestiva di creare un'isola d'arte in centro che comprenda anche Palazzo Reale, museo del Novecento e la nuova pinacoteca allestita nel palazzo dell'ex Banca Commerciale: bene, quel che sta accadendo in questi giorni dimostra come un lodevole proposito può diventare un inutile motivo di divisione che invece di avvicinare allontana le buone soluzioni. L'ex sindaco Letizia Moratti che trova una cordata di imprenditori disposti a investire nel progetto Grande Brera è un'ottima notizia, ma lo sviluppo che ne deriva è pessimo se poi si taglia fuori il Comune dall'incontro con il ministro Galan per la nascita di una Fondazione privata. Che cosa avrebbe detto la signora Moratti se fosse stata ancora sindaco? No, con gli sgarbi istituzionali (e senza un piano di fattibilità) non si aiuta la Grande Brera. Passiamo all'Expo. Urge chiarezza dopo la surreale vicenda dei terreni: il pericoloso innalzamento degli indici di cubatura resta un'insidia che invece di portare vantaggi alla città favorisce le aspettative immobiliari dei privati. L'errore di fondo, quello di non aver scelto terreni di proprietà pubblica, non può ricadere sul sindaco Pisapia che dell'Expo ha ereditato solo i pasticci. Ma senza un segnale forte del Comune e un atto di trasparenza (Ci sono i finanziamenti? Si faranno le linee metropolitane promesse? Partono i cantieri annunciati? Ci sarà un vero polo agroalimentare nei padiglioni di-smessi? Milano 2015 sarà più bella, più vivibile, più attrattiva?) si rischia un altro crollo delle aspettative. L'ondivago atteggiamento della giunta e lo scollamento tra l'assessore Boeri, il presidente del consiglio Basilio Rizzo e un pezzo della maggioranza, fanno brillare la solida compattezza della Regione. Domanda: chi è oggi il driver di Expo Milano? Il rischio di inciampare è alto in un tortuoso percorso in cui fatichiamo tutti a capire le ragioni, i torti e quel che domani sarà. Non doveva essere un Expo partecipato, questo? Allora si cominci. Due anni fa, quando la città sembrava appisolarsi su certe pratiche oblique, sui ritardi dell'Expo e sull'inerzia culturale, ci fu chi parlò di allarme Milano, allarme Italia. Il cardinale Tettamanzi corresse la frase: io voglio poter dire «Speranza Milano, speranza Italia». C'è bisogno di questa speranza anche oggi, per fare un altro passo avanti, e non uno indietro.
Milano. L'Expo, Brera e il gioco di squadra. Avanti adagio quasi indietro
A Milano, due questioni aperte sembrano essere paradigmatiche per capire come certi problemi diventino irrisolvibili a causa dell'incapacità di creare un comune fronte politico. La prima è la storia incompiuta del grande museo Brera, che potrebbe diventare un'isola d'arte in centro, ma che sta diventando un motivo di divisione. L'ex sindaco Letizia Moratti ha trovato un gruppo di imprenditori disposti a investire nel progetto, ma lo sviluppo è pessimo se il Comune non è stato coinvolto. La seconda questione è l'Expo, che ha un pericoloso innalzamento degli indici di cubatura e che non ha scelto terreni di proprietà pubblica.
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