ROMA Caccia al finanziamento: è ormai questo l'ordine dettato ai direttori e ai presidenti dei grandi musei internazionali. I fondi pubblici, i proventi dei biglietti d'ingresso, le donazioni, il merchandising non coprono i costi di conservazione e restauro. Quasi tutte le grandi istituzioni, comprese le più celebri come il Metropolitan di New York o la Tate di Londra, hanno i bilanci in rosso. È così che sono arrivate le "invenzioni": dalle lotterie ai cocktail, dalle aste ai prestiti a pagamento. Oggi è difficile esporre un capolavoro gratuitamente. Sono alti i prezzi di trasporto, assicurazione, le spese per un marketing che lancia o rilancia l'artista, costruisce l'avvenimento in grado di attrarre migliaia di visitatori. Ci sono nomi che offrono certezze di "vendita" come un profumo di marca: Caravaggio o Botticelli, tanto per citare due celebrità. Ma quando s'esce dall'antico e si entra nel moderno e nel contemporaneo, soprattutto in Italia, ci sono problemi. E così lo stivale ha cominciato a subire la lenta invasione dei musei stranieri che cercano complessi accordi come sta facendo l'Ermitage a Mantova, organizzano esposizioni o spediscono le loro opere dietro compenso. I casi che si possono citare sono infiniti. Nello splendore di Villa Manin, a pochi chilometri da Udine, prima hanno luccicato i Kandinsky delle collezioni Peggy e Salomon Guggenheim, e poi, sotto il titolo "LoveHate", le opere donate al museo d'arte moderna di Chicago nel 1967. Costo del prestito di quest'ultime: 250.000 euro. Ma è il Guggenheim, con le sue diramazioni di New York, che sogna una nuova mega sede, Veneziadove ormai sembra sfumata l'ipotesi di ampliamento e Bilbao, in calo di visitatori, laverà multinazionale dell'arte. In Sicilia la fondazione sta trattando con la città di Palermo per aprire un palazzo e organizzare mostre, a Modena si è raggiunto un accordo con la Cassa di risparmio della città, ed è stata appena inaugurata l'esposizione "Action Paintig 1940-1970". E tra pochi mesi il Guggenheim sbarcherà alle Scuderie Papali al Quirinale. In questo tourbillon di quadri, sculture e installazioni, che arrivano e ripartono, s'è inserito, di diritto, anche l'Ermitage di San Pietroburgo, che dopo la caduta del comunismo ha problemi finanziari fortissimi. Non ha esitato a inviare in Italia preziose sculture di Canova e delicate tele di Malevic. Al contempo però sta tentando un'operazione già realizzata a Londra, Las Vegas e Amsterdam culturalmente assai più complessa: l'apertura di una vera e propria filiale. Un "Protocollo di intesa" è già stato firmato il 27 ottobre tra il direttore dell'Ermitage Michail Piotrovski e il sindaco di Mantova Gianfranco Burchiellaro. Il museo statale di San Pietroburgo navigherà sul Mincio sulla barca di un'apposita Fondazione che gestirà l'accordo e che avrà una sede di rappresentanza con all'interno un centro di studi e ricerche sulT arte rinascimentale italiana. Ogni due anni insieme a Palazzo Te e a un comitato scientifico organizzerà una mostra con opere provenienti dall'Ermitage. Soltanto il palazzo per ospitare la Fondazione comporterà un investimento da tre milioni di euro. Tempi previsti per rendere operativo l'accordo: dodici mesi.