Potrebbe essere uno slogan. Invece è la realtà di un Paese dove gli enti locali contano sempre di più, nella proprietà e gestione dei beni culturali come nelle politiche". È una devolution dal basso che precede, nei fatti, quella annunciata e "calata" dall'alto. Una centralità della periferia - delle mille periferie-italiane- che fa passi avanti - Nonostante lo Stato (si veda l'ultima Finanziaria) stringa sempre più i cordoni della borsa. A tracciare questo quadro sono i numeri diffusi da Federculture - la federazione nazionale degli enti e delle aziende che gestiscono i servizi pubblici legati alla cultura - alla vigilia della seconda Conferenza nazionale degli assessori alla cultura e al turismo che si svolge a Firenze da oggi a sabato. Molteplici i temi: dalla mobilità nelle città d'arte alla comunicazione della cultura ai nuovi strumenti di finanziamento... Per i 500 partecipanti, tre giorni di confronto a tutto campo. A partire dai numeri. E dalla realtà che, tramite loro, chiede ascolto. m La carica dei tremila «campanili» II primo dato: la maggior parte del patrimonio culturale italiano appartiene agli enti locali. Ad esempio: il 43 dei musei (ben 1.538) e il 38,4 dei teatri (574) sono comunali; i musei statali sono circa 600. Secondo un'indagine Federculture in 17 capoluoghi di regione dove si trovano 166 musei civici e 123 statali, nel 2000-2001 i musei comunali hanno registrato un incremento di visitatori del 13 e una crescita degli introiti da biglietti d'ingresso del 17, contro il 11,8 di visitatori e il 8,8 di introiti dei musei statali. In valore assoluto le strutture statali sopravanzano ancora le strutture comunali con 17,7 milioni di visitatori contro 7,8 milioni. Ma spesso si tratta di luoghi che godono d'una più forte e antica notorietà. In compenso, negli ultimi due anni sono stati riaperti 15 musei civici, numerosi siti archeologici e alcune strutture nuove. Un ritratto ancora parziale: servirebbe presto - chiede Federculture - un osservatorio nazionale di settore. I Comuni italiani (esclusi capoluoghi di regione) con vocazione o attrattiva turistica sono 3.123 su 8.100 (38) e da soli, assorbono oltre 220 milioni di presenze turistiche. Tutto ciò all'interno di un quadro nazionale che da cinque anni vede in crescita l'offerta del settore culturale. Dei 900 milioni di presenze turistiche del 2001, il 23 è attestato nelle città d'arte e il turismo culturale ha totalizzato un fatturato di 20 miliardi di euro (26,4 del fatturato totale). Da ricordare che l'Italia è U secondo Paese al mondo per offerta di posti letto (4 milioni) e fra i primi quattro per fatturato generato da flussi turistici internazionali (30 miliardi di euro, con un saldo attivo della bilancia valutaria di 13 miliardi). Non stupisce allora -che, mentre la produzione industriale cala, alcune città storicamente legate all'industria cerchino nuovi sbocchi nella cultura e nel turismo: come Genova, «capitale della cultura» 2004, Torino, prima città ad aver realizzato una fondazione per la gestione dei musei civici, o Brescia. Altre novità: nei musei, la crescente integrazione fra macchina organizzativa e servizi aggiuntivi (librerie, ristoranti etc.) all'insegna del global service, in alcune città, l'istituzione di card turistiche che integrano accesso ai trasporti pubblici e ai servizi culturali. In questo orizzonte si colloca la conferenza di Firenze con gli interventi dei ministri Urbani (Beni culturali), Stanca (Innovazione) e La Loggia (Affari regionali), di amministratori locali, sindacalisti (come il leader Cisl Pezzetta), studiosi, esponenti della : cultura e delle associazioni (qualche nome? Stefano Zamagni, Aldo Grasso, Andrée Ruth Shammah, Edoardo Patriarca). La posta in gioco è alta. Cultura e turismo significano memoria storica e identità civile, ma anche economia e occupazione. Soprattutto nelle mille periferie del nostro Paese. Carrubba: «Milano ha dato spazio all'iniziativa privata» Beni e politiche culturali: il ruolo degli enti locali cresce. «E cambia -testimonia Salvatore Carrubba, dal 1997 assessore alla Cultura del Comune di Milano-. Spesso in passato il Comune assumeva la gestione diretta della cultura. E le sue politiche erano mirate alla "creazione del consenso". Noi invece abbiamo lavorato perché il Comune diventasse il "regista" della città, creando spazi e chances per la libera iniziativa della società civile in una logica di sussidiarietà e di promozione del pluralismo. Abbiamo fatto della cultura una "arma strategica" per promuovere Milano». Intanto la finanzia pubblica tira la cinghia... «Quello delle difficoltà economiche e dei tagli ai bilanci degli enti locali è un problema reale. Che richiede soluzioni innovative come la costituzione di fondazioni e il crescente coinvolgimento dei privati - ad esempio nella gestione dei teatri comunali: e noi lo stiamo facendo. È anche grazie ai privati che oggi Milano è, con Palazzo Reale, il primo centro espositivo italiano. La stessa capacità di soluzioni innovative servirà, ad e-sempio, per il futuro degli Arcimboldi». Quali sono i "gioielli" del patrimonio comunale milanese? «Sono molti: il Castello, Palazzo Reale, le tre sale del Piccolo Teatro, il Museo di storia naturale, e l'elenco è ancora lungo... Intanto stiamo lavorando per realizzare il Museo del 900 all'Arengario e un museo per l'arte contemporanea in un'ex area industriale alla Bovisa». Quale è il bilancio del suo assessorato? «Il bilancio comunale appena approvato ci assegna 30 milioni di euro, ai quali vanno aggiunte altre voci come il personale». (L.Ros.) Parente: «Napoli guarda all'Europa e anche oltre» Da tempo consacrata città d'arte, e non solo per i monumenti ma anche per quel museo moderno che è la metropolitana, Napoli continua sulla strada della fruibilità culturale marcando il successo della sua Artecard, nata a febbraio dello scorso anno, e che permette, per sessanta ore dal primo utilizzo, l'accesso in sei musei, spostamenti sull'intera rete urbana di trasporto pubblico, sconti per l'acquisto di libri, prenotazioni per alberghi e teatri. «Nel primo mese di vita dell'Artecard, a marzo del 2002 -commenta l'assessore comunale alla Cultura Giulia Parente - si ebbero Smila prenotazioni solo dagli Stati Uniti e dal Giappone: in un anno la card napoletana ha raggiunto cifre considerevoli». L'Artecard napoletana è stata solo il primo tassello per incrementare il turismo in Campania, da qualche mese infatti ha ampliato il circuito comprendendo i Campi Flegrei, Pompei, Casetta, Padùla, Paestum. «Queste iniziative nascono e crescono in sinergia con la Regione, la Provincia, i privati. Il futuro però - spiega l'assessore Parente - non si presenta molto favorevole e spéro che l'intervento di privati dia risultati soddisfacenti». Il pensiero dell'assessore va alle annunciate vendite di monumenti importanti. A Napoli il pericolo incombe sull'isola di Nisida, su piazza del Plebiscito con annesso Palazzo Reale, sul Museo Archeologico, sulla Certosa di San Martino e finanche sul carcere di Poggioreale. «Il futuro che si prospetta è da brividi e le speranze sono due: che il governo ci ripensi oppure che gli enti locali attuino una sorta di diritto di prelazione sull'acquisto».