Importanti opere sei-settecentesche, che Palazzeschi conosceva bene, necessitano di cure Ma qualcosa si sta già facendo Aldino Palazzeschi, da bambino, abitava con la sua famiglia in una vecchia casa fiorentina d'Oltrarno, in quel tratto dove la via si affaccia alle spalle della chiesa di Santo Spirito. «Una tettoia capace vi lascia, pure celandolo, sentire il campanile, la cui ombra, nella notte lunare, discende fino al suolo, per le vie, lungo le mura, sui tetti delle case». Forse Aldo avrà giocato vicino al bel chiostro dei Padri Agostiniani, oggi chiuso al pubblico dopo atti di vandalismo, quasi, ormai, un giardino segreto. Ma cosa potrebbero ammirare lì dentro i nostri occhi? Daniele Rapino, funzionario del Territorio per il Polo Museale Fiorentino, ci accompagna in questa scoperta. Entriamo di mattina nell'antico chiostro accanto alla chiesa di Santo Spirito. «Qui siamo nel chiostro di San Nicola da Tolentino, la cui costruzione iniziò verso la fine del 500 su progetto di Alfonso Parigi, architetto dei Medici e che fu terminata dal figlio Giulio Parigi. Nel centro del chiostro, nel 1660, venne collocata una bella fontana con una statua di San Nicola da Tolentino, frate agostiniano divenuto santo», spiega Rapino. «La fontana che vedete oggi in mezzo a piazza Santo Spirito è proprio quella che in origine stava nel cortile del chiostro. Nel 1812, in età Napoleonica, vi fu spostata, senza la statua che si era molto deteriorata», aggiunge. Proseguiamo la nostra passeggiata all'interno del chiostro consumato dal tempo e molto annerito. «Ogni lato del cortile ha sette arcate e le trentacinque lunette che vi sono state affrescate, raccontano eventi miracolosi dei santi agostiniani. Il Santo a cui rende omaggio il chiostro è San Nicola da Tolentino, gli affreschi con i suoi atti miracolosi decorano il lato ovest dell'antico refettorio, e sono anche i più screpolati e sciupati, alcuni di essi, quasi illeggibili. Gli altri tre lati del chiostro sono rispettivamente affrescati con storie e miracoli di Sant'Agostino (il lato sud dell'Antica Chiesa), e con azioni benedicenti e gloriose di altri due santi spagnoli dell'ordine di Agostino, San Tommaso di Villanova, e San Giovanni da San Facondo», continua a illustrarci Rapino. Le opere di San Tommaso istoriano il lato est, il lato della chiesa, e quelle di San Giovanni il lato nord, il lato del Capitolo di San Pietro. La prima lunetta affrescata è del 1639, nell'angolo nord-est del chiostro, dipinta da Stefano Cascetti e rappresenta Sant'Agostino che distribuisce la regola alle rappresentanze delle diverse religioni. Di questa preziosa composizione non resta più niente, il colore è quasi completamente sbriciolato, si distingue solo una figura di santo. Già dall'Ottocento i documenti parlano del degrado subito dalle pitture nel piccolo orto del convento. «L'artista che qui più ha lavorato, dipingendo quasi la metà delle lunette, nell'ultimo decennio del 600, è Cosimo Ulivelli, un allievo di Baldassarre Volterrano che aveva disegnato gli affreschi per la cupola della S.S. Annunziata. Anche Attanasio Bimbacci ne ha dipinte alcune, cinque o sei. Gli ultimi disegni sono del 1701. Intorno al 1650 erano molti i collaboratori di Cosimo Ulivelli, Firenze fino alla seconda metà del Settecento è prolifica di artisti, di pittori anche minori, che erano, però, fini narratori», precisa Rapino. «Il problema che affligge questi affreschi - spiega ancora - è l'accumulo di sporco atmosferico assorbito dalla pellicola pittorica. Le calci aeree si sono intrise di umidità causata dalla pioggia e di quella risalita dalle fondamenta del chiostro. Sarebbe necessario intervenire sui distacchi del colore dal supporto murario». Negli anni '70 le condizioni di degrado di queste aggraziate narrazioni pittoriche erano molto gravi. Il professor Dino Dini volle restaurare dieci lunette del lato est e sud. Nel '91, la figlia di lui, le fece ricollocare su pannelli di vetro resina. «Oggi, grazie a un lavoro di collaborazione con la Scuola di Restauro di Palazzo Spinelli, sono state quasi completamente restaurate altre due lunette, Il battesimo di Sant Agostino e Sant'Agostino in riva al mare nel lato sud e ovest del cortile. A metà, circa, di settembre ci sarà l'inaugurazione ufficiale per il pubblico. Si vorrebbe anche proseguire il restauro di tutto il lato ovest del Chiostro, il meno toccato fino ad ora, e il più malmesso, sempre avvalendosi dell'aiuto della Scuola di Palazzo Spinelli», spiega ancora Rapino. Come per la maggior parte degli affreschi murari, il primo intervento è quello di pulitura dallo sporco, poi il colore deve riaderire alla struttura dell'intonaco. Impacchi di preconsolidamento servono ad estrarre i sali cristallizzati dall'umidità. Un ritocco pittorico, nell'ultima fase, consentirà la lettura dell'opera che non deve mai essere alterata. Ricordava Aldo Palazzeschi che, sull'abside della chiesa, «una luce del Brunelleschi, snella e altissima, vigila a mantenervi rispetto e raccoglimento». Questo chiostrino, che vuole rinascere, la cerca da tempo.