Grazie a un'accurata operazione di restauro stanno tornando al primitivo splendore i tesori artistici del santuario mariano, meta ogni anno di quattro milioni di pellegrini. E' come una nuova luce che rifulge attorno al quadro della Madonna del Rosario e che balza all'occhio dei pellegrini che entrano in queste ultime settimane nella basilica di Pompei. Non si tratta però di un'illuminazione diversa rispetto al passato: a uno sguardo più attento diviene subito chiaro che il cambiamento è dovuto ai restauri dell'area absidale. Con un accurato lavoro di ripulitura è stata messa in risalto la lucentezza dei mosaici, dorati nella parte più antica e di un vivace colore azzurro in quella realizzata negli anni Sessanta. Un'iniziativa, spiega l'arcivescovo Carlo Liberati, «che si è resa necessaria per restituire al primitivo splendore i tesori d'arte che adornano il santuario e che nel corso degli ultimi decenni si erano sempre più deteriorati». Curiosamente, è stato proprio il grande afflusso di visitatori a causare lo scadimento delle decorazioni. «Il calore umano dei quattro milioni di persone che vengono ogni anno e il fumo delle candele che venivano utilizzate in passato», ricorda l'architetto Michele Varane, direttore dei lavori, «hanno contribuito allo scollamento dei tasselli musivi e all'annerimento delle superfici pittoriche». Esattamente cinque anni fa, poco tempo dopo essere giunto a Pompei come nuovo prelato, monsignor Liberati avviò un piano per rilevare i fenomeni di degrado e progettare gli interventi necessari per poter trasmettere alle generazioni future il patrimonio artistico e culturale del santuario. la diagnosi individuò in particolare quattro tipi di patologie: l'alterazione cromatica dovuta alle condizioni atmosferiche e all'umidità, le lacune nei mosaici causate da infiltrazioni d'acqua e da sbalzi termici, la formazione di patine di sporco e la fessurazione degli intonaci o di parti più rilevanti. Nel progetto esecutivo, racconta l'architetto Varone, «si è perciò posta attenzione non soltanto ai restauri, ma soprattutto all'eliminazione delle cause del deterioramento». Il ministero dei Beni culturali e la Sovrintendenza dei beni ambientali diedero il loro assenso all'iniziativa, ma a finanziarla sono stati soprattutto i comuni fedeli, che con le loro offerte continuano a sostenere i costosi interventi, che secondo i preventivi dovrebbero raggiungere un ammontare di oltre cinque milioni di euro. E l'esito è già pienamente visibile, anche se lavoro da compiere ce n'è ancora. Tutte le zone coinvolte nei restauri hanno integralmente restituito la bellezza delle origini. Afferma con orgoglio l'arcivescovo Liberati: «Non credo che negli ultimi due secoli sia stata costruita nel mondo una chiesa così ricca di opere d'arte. In pratica tutti gli spazi sono occupati da decorazioni, per le quali ho coniato il termine di "napoletano fiorito". Un vero e proprio omaggio che artisti campani e lombardi, del calibro di Vincenzo Paliotti e Angelo Landi, hanno voluto fare alla Vergine». Ma l'attenzione principale è stata quella di consentire, durante i lavori, la frequentazione dell'edificio sacro e la fruizione del venerato quadro della Vergine. Perciò sono state allestite particolari impalcature metalliche, capaci di giungere all'altezza necessaria e nel contempo poco ingombranti. Così i restauratori lavorano indisturbati, senza essere visti e senza creare eccessivo disturbo alla liturgia, mentre i fedeli possono continuare a pregare in chiesa per tutto il tempo che desiderano. Le prossime tappe prevedono la sistemazione della cupola e il restauro dell'organo, che si sta deteriorando perle polveri accumulate nelle canne e soprattutto per l'aggressione dei tarli. Un impegno rilevante, per il quale l'arcivescovo non manifesta alcuna preoccupazione: «Se il nostro geniale fondatore, il beato Bartolo Longo, ha costruito un santuario attorno a grandi e originali opere di carità e ha sempre trovato le risorse economiche, perché noi dovremmo avere timore di non farcela?». Uguale fervore c'è per le opere sociali, che continuano a contraddistinguere il santuario di Pompei. Ai centri residenziali per giovani e per madri e bambini in difficoltà, alle strutture educative e di accoglienza per ragazzi e adolescenti, si aggiungerà fra breve la nuova casa di accoglienza che offrirà un servizio di mensa quotidiana alle persone disagiate e ai pellegrini più poveri, con la possibilità anche di dare ospitalità temporanea a chi si trovasse in difficoltà. LA "CITTADELLA MARIANA" È racchiuso nel suo nome integrale - Santuario della Beata Vergine del santo Rosario di Pompei - il significato di questo luogo sacro, che si mostra al devoto, ma anche al turista, come una vera e propria "cittadella mariana". Sino a fine Ottocento c'era soltanto campagna, nei pressi del sito archeologico pompeiano. Ma l'ardore del convertito Bartolo Longo, beatificato da Giovanni Paolo II nel 1980, diede avvio a una vivace devozione attorno alla prodigiosa icona mariana e alla preghiera del Rosario, riuscendo a costruire la possente basilica mediante il contributo di tanti che aderirono alla sua richiesta di "un soldo al mese". L'8 maggio 1876 fu posta la prima pietra della chiesa, mentre venivano realizzate le case degli operai, il telegrafo, la stazione ferroviaria, un piccolo ospedale e l'osservatorio meteorologico. E nel contempo sorsero le tante opere di carità, a servizio in particolare degli orfani e dei figli dei carcerati.
Miracolo a Pompei
Il santuario mariano di Pompei, meta di quattro milioni di pellegrini ogni anno, sta tornando al primitivo splendore grazie a un'accurata operazione di restauro. I restauri hanno messo in risalto la lucentezza dei mosaici, dorati nella parte più antica e di un vivace colore azzurro in quella realizzata negli anni Sessanta. L'operazione è stata finanziata soprattutto dai comuni fedeli, che hanno contribuito con le loro offerte per raggiungere un ammontare di oltre cinque milioni di euro. Il progetto ha individuato quattro tipi di patologie nei mosaici, come l'alterazione cromatica, le lacune nei mosaici, la formazione di patine di sporco e la fessurazione degli intonaci.
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