Suo il progetto vincitore per riqualificare piazza Augusto Imperatore È morto a Roma l'architetto Mario Manieri Elia. I funerali si svolgeranno oggi alle 11, nella Chiesa dei Santi Luca e Martina, al centro di quell'area archeologica tanto studiata e «tempio» dell'Accademia di San Luca di cui è stato membro. ROMA Storia e progetto sono le due parole che meglio identificano e riassumono la vicenda culturale e professionale di Mario Manieri Elia, scomparso l'altro ieri a Roma, dove era nato nel 1929. I1 progetto ha segnato la prima e ultima parte della sua vita: fino a poche settimane fa, ancora alle prese con l'avvio dei lavori del progetto vincitore (capogruppo Francesco Cellini) del concorso per la riqualificazione di Piazza Augusto Imperatore a Roma, prima dell'emorragia cerebrale che l'ha portato alla morte. E fin dagli inizi della sua carriera, quando nel 1966 fondò il gruppo di progettazione Stass, assieme a Italo Insolera, Edoardo Salzano, Massimo D'Alessandro, Giorgio Ciucci e altri, e realizzò residence e palazzine tra i quartieri della Camilluccia e della Serpentara. O in tempi più recenti, quando portò a termine importanti e significativi restauri a Villa Adriana, al Museo della ceramica di Deruta e alla Rocca Pia di Tivoli. Poi c'è la storia, una linfa che ha nutrito e attraversato la sua vita: fin dagli inizi, tra il 1963 e il '64, come professore di Storia dell'Architettura alla facoltà romana di Ingegneria; con il «salto» a Venezia, nel 1968, chiamatovi da Manfredo Tafuri a formare uno dei gruppi di ricerca, internazionalmente più riconosciuti, assieme di nuovo a Giorgio Ciucci, Francesco Dal Co, Massimo Cacciati; con il suo ritorno a Roma, nel 1983, sempre da storico, prima alla Sapienza, poi a Roma Tre di cui concorse alla nascita; fino alla fondazione, nel 2003, di un seguitissimo master di specializzazione dal nome, appunto, di Architettura, Storia, Progetto. La riflessione storica di Manieri Elia si è applicata su più settori ed epoche, a partire dai «prodromi» della modernità. Nascono così i suoi studi su William Morris con Architettura e socialismo (1963) poi ripreso e totalmente rivisto alla luce della tafuriana «critica delle ideologie» in William Morris e l'ideologia dell'architettura moderna (1976); quelli su Louis Sullivan (1970) e su Daniel H. Burnham, in un saggio contenuto nel celebre volume su La città americana dalla Guerra civile al New Deal (1973). Il ritorno a Roma segnò un certo «distacco» dalla linea veneziana sin qui seguita, anche per quanto riguarda gli oggetti d'indagine. La sua città di origine diventò così il campo preferito dei suoi studi, dei suoi interventi progettuali e istituzionali: fu membro del Comitato di settore per i Beni Architettonici, della Commissione Nazionale per il restauro del Colosseo, del Comitato Scientifico paritetico del Ministero. Con le ricerche sull'area archeologica di Piazza Argentina, con Roma Capitale: strategie urbane e uso delle memorie (1991) e con la collana di studi Topos e Progetto sviluppò un'idea dell'archeologia e della testimonianza storica tutt'alto che totalizzante, perfino venata di toni da ironico flaneur, come nel suo godibilissimo Roma, dall'acqua alla pietra (2009). Mario Manieri Elia, insomma, fu avverso tanto ai radicalismi archeologici del «conservare e ripristinare tutto» (come nel caso della discussa proposta cederniana di eliminazione della Via dei Fori Imperiali), quanto alle performances muscolari e ai gesti «creativi» e gratuiti di tante archistar alla moda. Storia e progetto, dunque e ancora una volta, concepiti come in un rapporto dinamico tra conoscere e fare. Rigoroso nella ricerca, assiduamente presente nella didattica, capace di rapporti fecondi con i suoi allievi e collaboratori, Manieri Elia si è spinto anche su riflessioni più filosofiche e introspettive con due suoi recentissimi libri: Dal relativo all'eventuale e I vissuti dell'architettura. I funerali dell'architetto e storico si svolgeranno stamani a Roma, alle ore 11, nella Chiesa dei Santi Luca e Martina, al centro di quell'area archeologica tanto studiata e «tempio» dell'Accademia di San Luca di cui è stato membro.