Gli archeologi di Sovrintendenza e Parco hanno rinvenuto la «pars rustica» abitata dai coloni Negli scorsi giorni, durante gli scavi nell'area a ridosso dell'edificio principale, sono emersi reperti di un'altra ala della villa La valorizzazione. Dalla Regione un milione per le ricerche e per migliorare collegamenti viari e servizi turistici Noto. Giuseppe Voza ne era certo. La villa del Tellaro, scoperta 40 anni fa - per caso - in una stalla di contrada Caddeddi, nei pressi di Noto, avrebbe riservato ancora sorprese. E infatti, a tre anni dalla sua inaugurazione, gli archeologi della Soprintendenza e del Parco archeologico regionale hanno rinvenuto la pars rustica della villa. Ovvero, la porzione della residenza romana del IV secolo dedicata a quanti vi lavoravano. Una sorta di mini-borgo abitato dai coloni a servizio del dominus che viveva nella parte nobile della grande villa di età tardo-imperiale. Al padrone e alla sua famiglia era riservata la pars dominica che è quella attualmente visitabile con i suoi preziosi mosaici scoperti, per caso, nel 1971. La scoperta è di questi ultimi giorni. Quando gli archeologi intenti a scavare nell'area a ridosso della struttura hanno riportato alla luce alcuni reperti appartenenti a un'altra ala della villa. Il soprintendente emerito di Siracusa, l'archeologo Giuseppe Voza, aveva previsto questi ritrovamenti sulla base dei suoi studi e scavi curati dal momento del rinvenimento della villa romana sino alla sua apertura al pubblico, avvenuta il 16 marzo del 2008. E oggi il suo successore, Lorenzo Guzzardi, ha annunciato che si tratta proprio di un'altra porzione della villa e, dunque, di un nuovo tesoro da riportare in luce. «Negli anni scorsi - commenta Guzzard i, attuale direttore del Parco archeologico di Eloro e villa del Tellaro - il professore Voza aveva individuato questa "pars rustica": un'ala della villa destinata ai coloni che, in epoca tardoantica, lavoravano la terra del padrone che viveva invece nel cuore nobiliare della residenza. Si tratta di un primo ritrovamento, la cui indagine scientifica si svolge oggi in stretta collaborazione con Giuseppe Voza». Gli scavi sono in corso da mesi e inseriti nell'ambito di un progetto voluto dalla Soprintendenza perla valorizzazione del sito archeologico e la realizzazione di un parcheggio a servizio della struttura. Un intervento finanziato dalla Regione per un totale di 1 milione di euro che si concluderà entro l'anno e consentirà, fra l'altro, di migliorare il collegamento tra l'area archeologica e l'autostrada e potenziare i servizi utili ai visitatori colmando così alcune carenze che hanno contraddistinto sinora la gestione del sito. Ed è appunto nel contesto di questo progetto che la Soprintendenza ha acquisito una rilevante porzione di territorio che si estende attorno alla villa romana e che verrà usato a servizio della struttura. Una vasta parte di questo terreno ha restituito nuove presenze archeologiche che consentono di avere l'esatta chiave di lettura della villa romana. Ne è convinto Guzzardi, che è stato il primo direttore della villa del Casale di Piazza Armerina e proprio lì aveva iniziato a mettere in luce la pars rustica, lavoro proseguito oggi dall'università di Roma. «La residenza romana - dice l'archeologo - è molto più grande di quanto si possa immaginare. Vantava più di un piano e una grande parte tutt'intorno che sta iniziando a emergere. Sono certo che le sorprese non sono finite e per questo il lavoro è ancora più appassionante e, secondo me, ancora molto lungo». La pars rustica è poco visibile oggi, nascosta nella zona dove gli archeologi stanno scavando all'ingresso della villa. Tuttavia, in realtà l'accesso della residenza romana era dalla parte opposta a quella attuale, sul lato del fiume Tellaro che ha dato, appunto, il nome alla villa. «Stiamo pensando anche di valorizzare la zona di ingresso al sito - aggiunge Guzzardi - e abbiamo in cantiere molte opere. Insomma, c'è molto lavoro per i prossimi decenni. E nonostante le naturali difficoltà di un sito di recente inaugurato, la villa del Tellaro è oggi una delle mete più frequentate del territorio aretuseo». Lo confermano i numeri: circa 30mila i visitatori contati nel corso del 2010 e oltre 75mila euro l'introito dei biglietti di ingresso. Numeri che premiano lo sforzo della direzione del Parco, guidato da Guzzardi con uno staff di 30 persone tra impiegati e custodi che mantengono il sito aperto tutti i giorni dalle 9 alle 19. Ma non solo. L'intento del "Parco archeologico di Eloro, villa del Tellaro e delle aree archeologiche di Noto e Comuni limitrofi" istituto dalla Regione un anno fa, è anche quello di valorizzare l'intero patrimonio storico che il parco custodisce per la una «continuità archeologica» e dunque la fruizione più corretta, e bella, dei beni in questione. A partire dal sito di Eloro, arrivando sino a quello di Castelluccio, per la prima volta resi fruibili grazie alla collaborazione tra il Parco e l'associazione "Escursioni iblee" che ha portato in queste due aree poco conosciute, ma di grande valenza archeologica oltre che naturalistica, un migliaio di studenti provenienti da tutta la Sicilia nel mese di aprile. Tra i tesori nascosti del netino anche il complesso di Santa Lucia di Mendola a cui si sta lavorando per garantirne una fruizione più completa e una maggiore apertura al grande pubblico. E dare così il lustro che meritano a questi luoghi del Siracusano che i poeti latini hanno immortalato legando ad essi la leggenda della dea delle messi, Demetra, che lì vagava alla ricerca della figlia Persefone.