Deluse le aspettative della Capitale, che sperava di ottenerne 300 La richiesta dei parlamentari romani al Governo era chiara: cento milioni di euro l'anno per tre anni per gli interventi previsti per Roma Capitale. Ne arriveranno, in tutto, solo centoventi circa nell'arco di un biennio. Lo ha stabilito il vertice di maggioranza sulla Legge Finanziaria che si è concluso a tarda notte a Palazzo Chigi. Sono state quindi solo parzialmente accolte le richieste di Alleanza Nazionale, pressata dal governatore del Lazio, Francesco Storace, e di Forza Italia, che aveva già presentato un emendamento, primo firmatario Paolo Barelli. Richieste che erano a maggior ragione sostenute dal sindaco Veltroni, il quale considerava i cento milioni di euro all'anno « il minimo» che la Capitale potesse ottenere «per veder ripagato il peso del suo ruolo istituzionale e dare ossigeno alle casse del Comune». Storace per tutta la sera è rimasto in contatto con il ministro dell'Agricoltura Gianni Alemanno. «Mi ha confermato il suo personale interessamento e quello di Fini». Alla fine Storace, saputo il risultato, ha detto: «Pochi? Meglio che niente». Sulla questione è pesata evidentemente la posizione della Lega Nord, un alleato scomodo. Veltroni, alla vigilia del vertice, aveva dichiarato: «Anche un euro in meno (rispetto a ciò che veniva chiesto) sarebbe un insuccesso». Si sperava di ottenerne 300 in tre anni Veltroni: «Un euro in meno comunque un insuccesso» Storace: «Meglio pochi che niente» La notte dei milioni. O meglio dei miracoli. Bisognava trovare i soldi per reintegrare le risorse per Roma capitale. Trovarli in extremis, con l'iter della Finanziaria ormai agli sgoccioli. Trovarne abbastanza, non solo qualche spicciolo. Per riossigenare le asfittiche casse capitoline, mettere a tacere l'opposizione e scongiurare tagli più drastici di quelli già programmati. L'obiettivo massimo era incassare (Lega permettendo) 100 milioni l'anno per 3 anni. Come da emendamento presentato da Forza Italia ma non recepito dalla commissione Bilancio del Senato. Invece tutto lascia pensare che Roma ne porterà a casa poco più della metà, 50 milioni per il primo anno, 70 per il secondo. Al di sotto delle aspettative della città e del sindaco Walter Veltroni per il quale 100 milioni erano l'obiettivo minimo («anche un euro in meno sarebbe un insuccesso»). In questo clima s'è consumata ieri la missione dei romani della Casa delle Libertà. Una trattativa tutta interna alla maggioranza per inserire nel maxiemendamento del governo i fondi per la Capitale e blindarli in vista del voto di fiducia. In ballo c'era anche la revisione degli estimi catastali chiesta dai Comuni, un passaggio che si traduce in più Ici da incassare nei prossimi anni. Far quadrare i conti sarebbe stato già difficile così, quando a complicare tutto è arrivata sul tavolo della Finanziaria la vertenza dei forestali calabresi e ha riazzerato l'intesa faticosamente intravista dal governo. Gianfranco Fini si era esposto in prima persona quando, da vicepremier, aveva chiesto alla Camera dei deputati il ritiro di tutti gli emendamenti. Compreso quello bipartisan presentato da un gruppo di politici romani, primo firmatario il suo compagno di partito Publio Fiori. «In cambio faremo nostra questa richiesta al Senato», aveva promesso il leader di An, il giorno prima di essere chiamato da Berlusconi alla Farnesina. Va da sè che la "questione romana" rientra ormai per consuetudine anche nella sfera di Gianni Letta, sottosegretario della presidenza del Consiglio e granvisir. Così come ad occuparsene è da sempre anche Francesco Storace, impegnato in questi giorni in un pressing a tutto campo. Da governatore della Regione Lazio, dunque, come parte in causa. Ma anche in chiave elettorale per non dare ai suoi avversari un argomento in più. E così ieri, tra una puntata a Città Ducale e la presentazione del nuovo Statuto regionale al Club Canova, il presidente si è tenuto informato. «Ho ricevuto rassicurazioni dal ministro Alemanno: i fondi per Roma sono al primo posto fra le nostre richieste - spiegava in serata Storace.- Al secondo posto c'è il riequilibrio per la nostra regione per la spesa farmaceutica e al terzo i fondi per l'ospedale Bambino Gesù». «Ne arriveranno pochi? Meglio pochi che niente», ha commentato il governatore, ancor prima di conoscere la cifra esatta destinata a Roma. A proposito del Bambino Gesù c'è da raccontare un curioso retroscena. Sui fondi, 150 milioni di euro già stanziati per l'ospedale, da spalmare nell'arco di un triennio, si è puntata in commissione Bilancio l'attenzione della Lega e di Forza Italia. La proposta, firmata da un gruppo di senatori e contenuta in due emendamenti diversi, era questa: dividiamo i finanziamenti con il San Raffaele, 25 all'ospedale milanese di don Verzè e altri 25 al pediatrico del Gianicolo.Per sventare quello che ai romani è sembrato un autentico colpo di mano è dovuto intervenire il sottosegretario alla Sanità, Cesare Cursi. «Ai miei colleghi ho spiegato - racconta l'esponente di An - che il Bambino Gesù è soggetto ad un trattamento particolare perché fa parte di un accordo internazionale tra lo Stato italiano e il Vaticano». Ma torniamo alla Finanziaria e al tentativo parzialmente riuscito di restituire a Roma quello che è di Roma, ovvero il risarcimento per il ruolo di capitale della Repubblica. Risarcimento che negli ultimi 12 anni si è concretizzato con la legge 39690 - interventi per Roma capitale - che dallo scorso anno non è stata più rifinanziata. «Non ci siamo battuti per sostenere Roma ma il quadro non è semplice», spiega Paolo Barelli, primo firmatario dell'emendamento presentato da Forza Italia e presidente della Federazione italiana nuoto. Ieri era a Vienna per gli Europei. Gli azzurri hanno vinto varie medaglie. Roma poco più di una ciambella di salvataggio
Il maxiemendamento alla Finanziaria Veltroni: Un insuccesso. Storace: Meglio di niente - A Roma 120 milioni in due anni
Il governo ha stabilito di assegnare a Roma Capitale solo 120 milioni di euro in due anni, meno della richiesta dei parlamentari romani di 300 milioni. La decisione è stata presa durante il vertice di maggioranza sulla Legge Finanziaria. La Lega Nord ha pesato sulla decisione, rendendo difficile l'accordo. Il sindaco di Roma, Veltroni, aveva richiesto 100 milioni di euro all'anno per tre anni. Il governatore del Lazio, Storace, ha detto che "meglio pochi che niente". La decisione è stata vista come un colpo per la città di Roma, che aveva sperato di ottenere più fondi per gli interventi previsti.
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