Giancarlo Galan è contrario a concedere la Villa Reale di Monza agli uffici ministeriali voluti dalla Lega, e si conferma ancora una volta la bestia nera del Carroccio. Per il ministro dei beni culturali, l'iniziativa che ha visto protagonisti Umberto Bossi e Roberto Calderoli, più la Pdl Michela Vittoria Brambilla, è «una cosa senza senso»: Contrario dalla prima ora alla iniziativa, il ministro ai beni culturali Galan ha commentato con soddisfazione la preoccupazione espressa dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: «Che lo dica qualcuno di così importante mi fa piacere e mi convince ancora di più che avevo ragione». Giancarlo Galan è contrario a concedere la villa Reale di Monza agli uffici ministeriali voluti dalla Lega. E così l'ex governatore della regione Veneto, oggi ministro dei Beni culturali, si conferma ancora una volta come la «bestia nera» del Carroccio. Con i rappresentanti del movimento guidato da Umberto Bossi che lamentano di non avere nemmeno un sottosegretario ai beni e alle attività culturali: l'ultimo arrivato è Riccardo Villari, impegnatissimo sul fronte di Pompei, mentre Francesco Maria Giro conferma ogni giorno la sua missione di parlamentare romano occupandosi sempre del patrimonio culturale capitolino. Il ministro ieri era in sede, a via del Collegio Romano, per accogliere il sottosegretario alla presidenza del consiglio Gianni Letta: c'era da presentare la nuova edizione, la terza, del Reate Festival, organizzata dalla fondazione Flavio Vespasiano di Rieti (che ha come presidente proprio Letta). E poiché la manifestazione estiva è dedicata al bel canto, complice Bruno Cagli, storica colonna dell'Accademia nazionale di santa Cecilia, Galan subito dopo la conferenza stampa ha voluto cantarle alla Lega: per il ministro, l'iniziativa che a Monza ha visto protagonisti Bossi e Roberto Calderoli, più la Pdl Michela Vittoria Brambilla, è «una cosa senza senso». Contrario dalla prima ora alla iniziativa, al punto da definirla due mesi fa una «una puttanata intercontinentale», Galan ha commentato con soddisfazione la preoccupazione espressa su questo tema dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: «Che lo dica qualcuno di così importante mi fa piacere e mi convince ancora di più che avevo ragione». Galan aveva già espresso il suo no, tutto politico, comunicato anche a un tecnico quale Caterina Bon Valsassina (già soprintendente speciale per il polo museale veneziano quando l'attuale ministro era presidente della regione Veneto), che a Milano rappresentava il ministero nella riunione con gli enti locali, un tavolo tutto dedicato alla villa Reale di Monza. Una dimora storica che «non è stata ristrutturata con i soldi pubblici per ospitare ministeri. E io mi attengo alle finalità del restauro. Non ho firmato nessuna carta di concessione. E non penso che lo farò». Galan ha dichiarato: «Ho poche convinzioni nella vita: una di queste è che il trasferimento dei ministeri al Nord è un errore. Come sedi di rappresentanza sul territorio ci sono già le prefetture. Sono luoghi molto accoglienti in cui i ministri possono periodicamente incontrare i cittadini e le istituzioni senza moltiplicare spese visto che, in questo momento, il problema è esattamente il contrario». Senza dimenticare comunque "il bisogno di essere più a contatto con i cittadini, che è fuori discussione». E Galan ieri ha avuto un'altra opportunità di dedicarsi alla regione Lombardia, ricevendo l'ex sindaco di Milano Letizia Morsiti, il presidente dell'Associazione amici di Brera, Aldo Bassetti, e il presidente dell'Accademia di Brera, Salvatore Carrubba, a Roma per illustrare le prospettive di valorizzazione del complesso culturale milanese di Brera, in vista della realizzazione della «grande Brera». Al termine dell'incontro si è deciso di istituire un tavolo di lavoro per approfondire tutti gli aspetti operativi necessari al fine di avviare l'iniziativa. In tal senso, è stato fissato un primo incontro, che si terrà dopo le vacanze. E, sempre per restare nel territorio lombardo, Galan si è occupato anche di Gardone e del vate Gabriele d'Annunzio, dando parere favorevole alla conferma di Giordano Bruno Guerri alla presidenza del cda della fondazione Il Vittoriale degli italiani, nominando consiglieri anche Roberto Gervaso, Giancarlo Marinelli, Emilio Salvatore e lo stesso Carrubba.