La Lega sui ministeri al Nord non molla, neanche dopo lo 'schiaffo' del Colle. E se per i leghisti «il decentramento è solo la prima tappa verso il federalismo», Fli propone di cambiare rotta, modificando l'art. 114 della Costituzione ROMA. I Ministeri al Nord? «Un'idea da bocciare totalmente perché non ha senso». Lo ha ribadito senza giri di parole il ministro dei Beni culturali Giancarlo Galan che, già due mesi fa, aveva addirittura bollato l'iniziativa come una «una puttanata intercontinentale». Ma non si è limitato a questo, il ministro, che ha anche rincarato la dose anche sulla sede dei nuovi uffici decentrati a Monza: «Villa Reale non è stata restaurata con i soldi pubblici per quelle finalità e quindi io mi attengo alle finalità del restauro». In sintesi Galan non intende concedere la Villa. «Non ho firmato nessuna carta di concessione e non penso che lo farò». E, conclude, con un plauso a Napolitano: «Mi fa piacere che anche lui sia contrario e mi convince ulteriormente che avevo ragione». Reazioni diverse nel Carroccio che, invece, ha incassato lo schiaffo del capo dello Stato non senza una certa dose di irritazione. Ma, ciò nonostante, i leghisti non mollano. E sui ministeri decentrati continuano a battagliare compatti. Talmente uniti che non si faranno fermare dalle perplessità «incomprensibili» del Colle verso un atto «simbolico» che, come spiega Matteo Salvini, è solo «la tappa di un percorso che ha come approdo finale il federalismo». Tant'è che l'europarlamentare del Carroccio provoca: «Se Napolitano e preoccupato perché apriamo tre uffici a Monza, allora quando l'Italia diventerà una repubblica federale cosa farà? Si frusterà sulla pubblica piazza?». Gli fa eco il sindaco di Varese, Attilio Fontana: «Si tratta del primo passo verso quel processo di federalismo di cui tutti parlano ma che nessuno, evidentemente, vuole realizzare». Anche perché, aggiunse il governatore del Veneto, Luca Zaia, portare le sedi dei dicasteri nei territori altro non è che «l'opportunità di Lire l'unità del Paese, assegnando i ministeri al Nord come al Sud». Anche su questo si attende però la parola finale di Bossi che non dovrebbe arrivare prima di domani, quando farà le sue «comunicazioni» al consiglio federale della Lega. A chiudere il cerchio ci pensa Fli nell'estremo tentativo di sedare le polemiche con una legge costituzionale: «Si prevede, all'articolo 114, che la sede dei ministeri sia Roma».