Prima intervista alla futura direttrice dei Musei Civici veneziani. Pochi soldi molte idee. Romanelli resterà consulente Carta bianca sulla riorganizzazione dell'offerta culturale dei musei civici veneziani. E' questa la condizione garantita dal sindaco Giorgio Orsoni e dal presidente della Fondazione Musei Walter Hartsarich che avrebbe spinto negli ultimi giorni Gabriella Belli ad accettare la poltrona di direttore della struttura museale comunale veneziana, dopo una pausa di riflessione. Una poltrona prestigiosa ma scomoda, soprattutto per chi come Belli - è abituata ai budget generosi per le mostre e le altre attività messi a disposizione del Mart, il museo di Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto che ha seguito per 27 anni. Budget di cui a Venezia dove arriverà forse a dicembre, sbrigati gli impegni in corso per il Mart non potrà disporre, come sa bene anche Giandomenico Romanelli che le lascia (a fine agosto) il posto e che per oltre trent'anni ha guidato i musei civici veneziani. Ma la cosa non la spaventa. «Lascio un museo che funziona dichiara, raggiunta a Parigi, dove è impegnata a seguire il disallestimento della mostra di Gino Severini, che a settembre aprirà a Rovereto - e sono orgogliosa di aver contribuito a tracciarne la strada. Il progetto del Mart continua, ed anzi è più vivace che mai. Il museo è ben strutturato, ha raggiunto e in molti casi superato, i traguardi che ci eravamo dati. In futuro potrà solo crescere, grazie alla creatività e alla passione che sicuramente animerà la nuova dirigenza». Per prendere il suo posto, si fa il nome di Luca Massimo Barbero contattato in precedenza anche per la direzione dei Musei veneziani che ha appena lasciato la direzione del Macro di Roma, dopo alcuni anni molto positivi, e potrebbe appunto approdare ora al Mart. «Sento che a livello personale prosegue Gabriella Belli - si apre per me un'inedita fase professionale. Venezia è uno tra i più importanti luoghi della museografia italiana e sono onorata di accogliere l'eredità di un grande direttore come Giandomenico Romanell ». Che ricambia: «Gabriella Belli ha la cultura museografica per dare ulteriore sviluppo a un'importante realtà istituzionale culturale come i Musei Civici veneziani, anche sul piano della valorizzazione delle collezioni, e il Mart non è mai stato semplicenente una kunsthalle ma anche un'istituzione museale e legata al collezionismo. Per quanto mi riguarda, il sindaco mi ha chiesto di mantenere con i Musei Civici un rapporto di collaborazione, che intendo onorare». Gabriella Belli è anche nel Comitato Scientifico di Venezia Capitale Europea della Cultura e collaborerà quindi anche con il direttore di candidatura Maurizio Cecconi, già invitato da Orsoni anche a collaborare con la città per le nuove mostre, a iniziare da Venezia e l'Egitto in programma tra pochi mesi. Guardare all'antico con occhi moderni sarà uno degli obiettivi del nuovo direttore a Venezia, valorizzando in questa chiave le collezioni museali cittadine per costruire intorno ad esse un programma di esposizioni. L'importante rete di relazioni internazionali da lei messa in piede negli anni le sarà preziosa a Venezia, così come i rapporti intessuti con il mondo del collezionismo per prestiti e mostre. In questa chiave, il Mart ha sfruttato anche il Comitato Scientifico che Gabriella Belli ha avuto al suo fianco in questi anni. Anche la Fondazione Musei Civici ne ha uno e prestigioso, con membri, tra gli altri, come Umberto Eco e Jean Clair. Convocato, però, una volta sola: un paio d'anni fa, all'atto del suo insediamento. Vedremo se ora con Belli le cose cambieranno. Ma una cosa è certa: proprio perché la Fondazione, a cominciare dal suo presidente, ha una chiara impronta manageriale, serve ora un direttore che dia una linea e un forte slancio culturale e propositivo all'attività dei musei veneziani. E per questo in una città come Venezia serve, appunto, carta bianca.