Nel clima di celebrazioni per la ricorrenza dell'anno vasariano, il martellamento mediaticoè stato soprattutto focalizzato sull'opera più eclatante dell'architetto e pittore aretino; ovverosia sull'edificio fiorentino degli Uffizi. Piace invece porre oggi all'attenzione pubblica una realizzazione architettonica di Giorgio Vasari trascurata o quasi dimenticata dagli attuali agiografi; piace cioè mettere in evidenza la qualità architettonica del santuario della Madonna Nuova o di Santa Maria Nuova a Cortona. Nel 1931 era Alessandro Del Vita a interessarsi a questa architettura «poco nota» del Vasari facendo riferimento allo scritto (di Giorgio Vasari Nipote) attestante che nell'anno 1568 il celebre zio aveva eseguito il «disegno della Madonna Nuova di Cortona». Del Vita, pur prendendo atto del documento nel quale è indicato lo scalpellino cortonese Battista di Cristofanello Sensi quale incaricato dai «priori cittadini», nel 1550, dell'esecuzione di un primo modello del santuario da edificare - su un poggio esterno alle mura urbane - nel luogo dove si diceva avvenissero apparizioni della Madonna, rintracciava tuttavia anche le testimonianze idonee a dimostrare che nel maggio 1554, deceduto il Sensi, Vasari, trovandosi a Cortona a preparare i disegni per gli affreschi nella sede della Compagnia del Buon Gesù, riceveva l'invito a fornire un nuovo modello della chiesa-santuario. Lo stesso Vasari, nella sua autobiografia ricorda che «in quel mentre, accomodai di modelli e disegni la fabbrica della Madonna Nuova fuor della città». Nei libri dell'Opera di tale edificio sono segnati, alle date 30 giugno e 20 agosto, pagamenti all'architetto e «pittore della città di Arezzo» per «havere fatto uno modello della chiesa di S. Maria» e per aver inviato a Cortona detto modello. Nonostante alcuni storici lo- cali abbiano attribuito al misconosciuto scalpellino Sensi il merito della strutturazione del santuario e l'approntamento del perimetro delle fondazioni (nessun documento pero dà notizia della forma tridimensionale prevista dal modello del Sensi), le ricerche di Del Vita consentivano la definitiva assegnazione a Vasari dell'ideazione e costruzione della chiesa cortonese. Per capire come si giungeva alla nuova progettazione vasariana del costruendo santuario bisogna tener conto della dotazione di un cospicuo contributo finanziario concesso dall'allora vescovo di Cortona Giovan Battista Ricasoli, fiorentino, consigliere del duca Cosimo I de' Medici, estimatore e abituale committente del Vasari. Osservando l'edificio ecclesiale si individuano due distinti colpi di fabbrica dai connotati formali e costruttivi decisamente antitetici: il banale, lungo e rettangolare settore tergale addizionato di superfetazioni, probabilmente risalente all'attuazione del progetto del Sensi, con stanzette (oggi adibite a sagrestia) di modesta altezza, soffittate da volticciole unghiate; e di contro, l'imponente significativo organismo, di sicura autografia vasariana, a pianta centrica e sviluppo verticale sulla base della croce greca inscritta in un perimetro quadrato. Coloro che giudicano ano- malo l'impianto del santuario cortonese sostenendo che tale tipologia è inusuale in ambito toscano non hanno tenuto in sufficiente considerazione i precedenti impianti a croce greca della quattrocentesca Santa Maria delle Carceri a Prato, del San Biagio a Montepulciano (iniziato nel 1518), indubbiamente conosciuti da Vasari, la sperimentazione (1535) di Baldassarre Peruzzi relativa alla pianta quadrata immaginata per la basilica di San Pietro in Vaticano, e il riferimento, quale supponibile omaggio vasariano, al progetto (1546) del venerato Michelangelo per lo stesso San Pietro ove la croce greca appariva sostanzialmente ingabbiata in un quadrato. Nella semplicità 'tuscanica' e nella austera nudità adottate da Vasari per conferire caratterizzazione formale alla monumentale chiesa-santuario della 'Madonna Nuova' di Cortona, gli acuti architettonici vanno ricercati nella 'moderna' concezione compositiva del continuum delle quattro facciate perfettamente identiche (anche se solo una è completa del rivestimento in lastre di pietra arenaria); ossia nel crescendo ripetitivo dell'impaginato configurativo dei prospetti esterni, e negli altrettanto reiterati rispecchiamenti simmetrici, all'interno, costituenti l'articolazione dei solenni spazi che concorrono alla modellazione delle quattro cappelle angolari e dei quattro bracci della crociera, voltati a botte, attorno al vano centrale coperto a cupola. La chiesa-santuario, isolata e assoluta dominatrice del paesaggio circostante, ha l'inconfondibile timbro del risultato estetico e simbolico di grande pregio, pur se la realizzazione dell'involucro esterno si è protratta, dopo la morte di Vasari, fino al 1585, e se la cupola non sembra riconducibile allo stile dell'artista aretino. Purtroppo l'odierno forte deterioramento delle membrature (basamenti, lesene, capitelli, architravi, volute, mensole, comici) in pietra arenaria fortemente geliva reca non poca offesa all'insieme fisionomico di questo eccellente episodio architettonico che, come affermava Del Vita, se non dei maggiori del Vasari «è tale che viene ad aumentare la conoscenza della sua attività, e la sua fama di architetto».