Un bel divertissement di fine luglio. Una provocazione "birbantella" di un sindaco che una ne fa e cento ne pensa. Alessandra Marino e la sovrintendente ai monumenti e in teoria colei che dovrebbe prendere in considerazione l'idea di cambiare il corso della storia e realizzare oggi quello che Michelangelo ha lasciato incompiuto cinquecento anni fa, come la basilica di San Lorenzo. «Vedere in piena estate i giornali che discutono di architettura e di storia del restauro è molto bello afferma ma da qui a pensare che sia un progetto realizzabile ce ne passa. Culturalmente è superato il concetto di andare a terminare un edificio incompiuto. Per non dire poi che abbiamo disegni sommari, che Michelangelo andava a scegliersi i pezzi uno a uno nelle cave e che disegnava fino all'ultimo dettaglio. Insomma, grazie a Renzi di questa allegra provocazione, ma di mettere mano alla facciata non se ne parla nemmeno». Da Firenze a un capo all'altro d'Italia, non c'e storico o critico dell'arte che sposi l'intraprendenza di Renzi. L'ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, liquida l'ipotesi con una battuta: «Ma per carità... Non sono bastati gli strazi dell'Ottocento con le facciate di Santa Maria del Fiore e di Santa Croce, si vorrebbe continuare ancora! Diciamo che Renzi e giovane e va fatto divertire. In ogni caso gli sono grato per aver tolto il traffico in piazza Duomo e in piazza Pitti». Cristina Acidini, sovrintendente al polo museale fiorentino, si domanda se intervenire sulla facciata non significhi alterare insieme alla basilica tutta la piazza e un intero comparto della città, modificando un'immagine ormai acquisita di Firenze: «Lo ritengo un progetto non auspicabile perché oltretutto comporterebbe un notevole grado di arbitrarietà, considerando che non abbiamo il progetto esecutivo spiega . Detto ciò, possiamo riflettere sulle opere che erano andate perdute e sono state ricostruite, come per esempio il nostro Ponte Santa Trinita o il campanile di San Marco a Venezia. Lo stesso è accaduto e accade per molti edifici in Germania o in Polonia. Io credo che ci siano state operazioni audaci, al limite dell'accettabile, che si spiegano però con la grande e straziante mancanza di opera distrutta da qualche evento tragico, traumi dai quali una comunità ha il diritto di rifarsi recuperando un edificio e con esso il suo valore simbolico. Ma costruire qualcosa che non è mai esistito, che senso ha?» Cristina Acidini Altrettanto perplessa Mina Gregori, che oltre all'aspetto artistico sottolinea l'inopportunità economica: «In un momento di crisi come questo non vedo perché si dovrebbero spendere soldi per fare una facciata sostiene la storica dell'arte . In ogni caso, prima ancora di parlarne servirebbe una ricerca storica per mettere insieme tutta la documentazione del progetto». Una sonora bocciatura arriva da Philippe Daverio che parla di perversioni intellettuali: «E' una grande rozzezza pensare che la storia si possa cancellare completando una facciata che i secoli ci hanno consegnato incompiuta. Andrebbe bene se a Firenze si rimettesse la pena di morte e si tornasse a spendere il fiorino. Ma la stupidata più imbarazzante di tutte e pensare che si stia parlando di beni culturali dei fiorentini da consultare con un referendum, quando invece si discute su opere che appartengono al mondo. L'idea di rifare la facciata di San Lorenzo è pari a dichiarare di voler demolire Pompei». Il direttore della Galleria degli Uffizi Antonio Natali è lapidario: «Se guardo San Lorenzo ho la sensazione che i problemi siano altri e una volta che quella piazza fosse pulita anche la facciata di pietra a vista non sarebbe poi così male». Mentre il critico Luca Beatrice la butta in politica: «Se fossi Bersani mi preoccuperei: considerando che Renzi intende rifare Michelangelo figuriamoci se non vuole rifare il partito democratico...». Anche per Vittorio Sgarbi è una pessima idea. Ma qualora andasse in porto, avrebbe pronto l'artista giusto a reinterpretare i moduli del Buonarroti: Filippo Dobrilla, scultore fiorentino di cui lo stesso Sgarbi ha detto essere uno che lavora "alla maniera di Michelangelo". L'unico che si schiera al fianco del sindaco è Eugenio Giani, presidente di Casa Buonarroti e promotore dello stesso progetto della facciata ma in maniera effimera, da tenere su per qualche mese: «Adesso che è partita l'idea della realizzazione definitiva è giusto sostenere Renzi, affinché anche la nostra generazione lasci un segno nella storia».
FIRENZE - San Lorenzo versione Michelangelo? I due milioni si trovano
Il sindaco di Firenze, Dario Franceschini, ha proposto di rifare la facciata di San Lorenzo, progetto che Michelangelo aveva lasciato incompiuto nel 1564. La proposta ha generato molte reazioni negative tra gli storici, critici e artisti, che considerano che la facciata sia un'opera d'arte unica e irripetibile. Molti hanno anche espresso preoccupazioni economiche, poiché la realizzazione del progetto potrebbe richiedere grandi somme di denaro. Alcuni hanno anche criticato la proposta, considerandola una perversione dell'arte e della storia. Tra gli artisti, solo il critico Luca Beatrice ha espresso un'opinione positiva, considerando che la proposta possa essere un'opportunità per il partito democratico.
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