Nel dossier della Regione dubbi sul sito scelto dalla Polverini per il dopo-Malagrotta I Verdi: "Dalla giunta una scelta superficiale. Basta con discariche e inceneritori" Si è guadagnato la definizione di «preferibile idoneità» ad ospitare il cosiddetto "sistema integrato dei rifiuti". Eppure, Pizzo del prete, la località nel territorio di Fiumicino sulla quale, per la Regione Lazio, sorgerà una mini-discarica e gli impianti di trattamento, ha bisogno di svariati accorgimenti tecnico-logistici. A partire da una serie di verifiche che garantiscano «lesclusione delle aree a rischio frana» che pure sono presenti, oppure «la compatibilità con i siti di interesse archeologico» o quella con «aree di elevato pregio agricolo». A scriverlo, nero su bianco, sono i tecnici della Regione che hanno messo insieme un documento di 62 pagine intitolato "Analisi preliminare di individuazione di aree idonee alla realizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi nella provincia di Roma". Un dossier al quale fa riferimento lultima ordinanza della presidente Renata Polverini con la quale viene prorogata per altri 6 mesi lapertura di Malagrotta. Nel documento vengono presi in esame sette potenziali insediamenti: Corcolle, Osteriaccia, Pizzo del Prete-Le Macchiozze, Quadro Alto a Riano, Pian dellOlmo, Monti dellOrtaccio, Castel Romano. Ognuno viene analizzato, scrivono i tecnici della Regione, «basandosi su considerazioni di carattere documentale». Premessa necessaria, poiché ad esse «farà seguito ogni campagna di indagine e ogni iter procedurale necessario, così come previsto dalla normativa di settore e dalla tecnica progettuale e realizzativa». E se Pizzo del Prete-Le Macchiozze (60 più 88 ettari) ricade in un area «debolmente collinare», ma soprattutto dentro «paesaggi agrari di rilevante valore», nelle altre 6 località, secondo lo studio, vengono individuate caratteristiche ancora più problematiche. Come Osteriaccia, che dista «2 chilometri, in linea daria, dallOspedale pediatrico Bambin Gesù di Palidoro». O come Quadro Alto che, per la vulnerabilità alle infiltrazioni del terreno, viene definita «scadente» e, inoltre, vicina alla Riserva naturale della Marcigliana e al Parco di Veio. Lo stesso si può dire di Pian dellOlmo che «ricade allinterno di unarea a rischio paesaggistico». Addirittura «pessima» è la qualifica data ai Monti dellOrtaccio in quanto «area ad elevata infiltrazione». Tra i fattori cosiddetti «preferenziali», invece, per Pizzo del prete cè la «possibilità di trasporto intermodale» e che consente un afflusso dei rifiuti più facilitato. Rifiuti che, come viene ripetuto nel documento, verranno «posti a dimora solo dopo trattamento». Uno degli elementi sui quali la Polverini sta spingendo maggiormente per convincere le popolazioni di Fiumicino che da settimane sono sul piede di guerra. Così come i cittadini di Riano che temono di dover ospitare la discarica provvisoria in attesa della costruzione dellimpianto a Fiumicino. Per i Verdi, però, comunque vada ci vorrà troppo tempo. «E allora - affermano Nando Bonessio e Angelo Bonelli - se il 31 dicembre chiuderà Malagrotta, lunica possibilità è spostarsi a Testa di Cane dove Manlio Cerroni (il dominus dei rifiuti a Roma, ndr.) ha già avviato i lavori». Intanto il documento della Regione - accusano i Verdi - dimostra due cose: la superficialità con la quale è stato scelto il sito di Pizzo del prete e il fatto che, allo stato attuale, questo sistema che prevede discariche e inceneritori non è più sostenibile».
ROMA "Pizzo del prete, area di elevato pregio agricolo"
La Regione Lazio ha pubblicato un documento di 62 pagine che analizza sette potenziali siti per la realizzazione di discariche per rifiuti non pericolosi nella provincia di Roma. Tra i siti considerati, Pizzo del Prete, località nel territorio di Fiumicino, è stato definito preferibile per la sua possibilità di trasporto intermodale e la compatibilità con i siti di interesse archeologico. Tuttavia, i tecnici della Regione hanno identificato problemi tecnici e ambientali in altre località, come Osteriaccia, Quadro Alto e Pian dellOlmo, che sono state classificate come scadenti o a rischio paesaggistico.
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