Gli accademici propongono di agire sulla rete stradale, risistemare gli spazi pubblici, costruire in aree vuote e ristrutturare ambiti esistenti Demolire Tor Bella Monaca? L'idea del sindaco Alemanno ha avuto l'anno scorso l'effetto di una bomba negli ambienti dell'urbanistica romana. Architetti e urbanisti sono abituati a costruire, non a tirar giù. Passi per il Corviale, mono-palazzone: se ne poteva discutere. Passi per il Laurentino 38, insediamento intaccato solo in piccola parte. Ma abbattere un intero quartiere: la faccenda era seria. Il dipartimento Architettura e Progetto dell' università La Sapienza ha chiamato così a raccolta il mondo accademico italiano per predisporre la controffensiva. Coordinati dal laboratorio HousingLab di Marta Calzolaretti i prof di Milano, Parma, Napoli, Reggio Calabria, Pescara, Camerino oltre che Roma, Renato Nicolini dopo aver fatto un sopralluogo (c'era anche Renato Nicolini) nella Cartagine sulla Casilina hanno studiato la situazione per settimane. Ed infine, dopo che il progetto dell'archistar lussemburghese Léon Krier era stato presentato dal sindaco agli Stati Generali della città, a fine dello scorso aprile l'Università italiana ha detto la sua. No, TBM non va demolita. Sul piano architettonico non c'è nulla di scandaloso, anzi. Forse qualcosa non torna a livello urbanistico. Le condizioni del quartiere, su cui peraltro gli interventi degli ultimi anni hanno prodotto dei miglioramenti, non sono diverse da quelle di tante altre periferie. In sostanza, dicono gli esperti, tre punti appaiono chiari: occorre agire sulla rete delle infrastrutture, specie quella stradale interna e di collegamento con i quartieri limitrofi. Bisogna risistemare gli ampi spazi pubblici aperti, per il 40 senza funzioni e quindi fonte di degrado. È possibile, infine, «densificare» e cioè avviare nuova edilizia senza consumare altro territorio costruendo in alcune aree vuote e ristrutturando taluni ambiti esistenti. Solo in casi specifici e limitati sarebbe il caso, sostengono gli urbanisti, di demolire. La «rigenerazione» di questo quartiere romano, dopo trent'anni di uso, non deve passare per l'espansione su nuovo territorio, non può prendere di mira le toni e gli edifici esistenti imputandone la morfologia. Non può non riconoscere l'identità sia urbanistica sia sociale che si è formata in tre decenni cancellandola con le demolizioni. Certamente, dicono all'HousingLab, su Tor Bella Monaca bisogna intervenire. La storia del suo degrado ha varie origini: tra l'altro, un quartiere non viene formato catapultandovi un gruppo sociale uniforme, e perdipiù a forte disagio sociale. Inoltre, un quartiere non deve essere lasciato a se stesso senza gestione, senza alcuna manutenzione. Qualsiasi edificio, anche di grande qualità formale e funzionale, causa problemi se viene abbandonato a se stesso. Il «mercato coperto» di TBM è diventato un lugubre luogo di spaccio anche per questo. Le proposte degli architetti e degli urbanisti puntano sulla creazione di nuovi impieghi di una buona parte degli spazi aperti e sullo stretto collegamento tra queste nuove funzioni. I piani terreni degli edifici devono ospitare negozi, uffici, luoghi d'incontro. Bisogna collegare meglio le varie parti del quartiere e il quartiere con quelli confinanti togliendogli quel senso di isolamento che gli pesa addosso. Un tram leggero o un bus elettrico potrebbero sviluppare una piccola rete fluida che dia unitarietà all'intero comparto urbano. Occorre creare «centralità» piccole e grandi per orientare gli abitanti e favorire il riconoscimento dei luoghi. Si può anche eliminare qualcosa sul piano edilizio, ove risultasse veramente necessario per ottenere un risultato più generale, ma piuttosto bisogna agire sull'esistente. E come? Ecco alcuni suggerimenti degli accademici, illustrati in una riunione tenuta presso l'Inarch (Istituto nazionale di Architettura). Occupare una parte delle aree libere interne al quartiere con edifici a varie funzioni. Completare alcune parti edificate arricchendone il ruolo, come per il Centro civico in cui è stato già creato un teatro (progetto Cordeschi). Dare funzioni nuove ai locali al piano terreno ed agli spazi antistanti. Rifare le facciate creando, caso per caso, una relazione tra gli edifici e gli spazi aperti comuni. Agire con chirurgia edilizia per modernizzare e restaurare l'interno delle torri e degli edifici a schiera. Usare il colore per dare identità a diversi ambiti abitativi. La «rigenerazione» di Tor Bella Monaca, secondo architetti e urbanisti, è dunque possibile senza abbattere l'intera parte di proprietà pubblica dell'insediamento. Applicando la logica della demolizione causata da degrado ambientale una bella fetta delle periferie dovrebbe essere rasa al suolo. Esistono infatti molte borgate in cui la qualità della vita è assolutamente alla pari di TBM. Daniel Modigliani, per molti anni direttore del Piano regolatore, arriva a dire che «oggi il quartiere è tra i migliori della parte moderna della città. E ben integrato e i suoi problemi sono in corso di soluzione». Forse esagera. Anche quando sospetta che «le uscite pubbliche di questi ultimi tempi sembrano coprire interessi privati» stimolati dalla valorizzazione immobiliare scaturita dai miglioramenti che TBM ha registrato da un decennio. In ogni caso, il Monopoli romano ha sempre messo in campo giocatori all'altezza della montagna di gettoni posati sul tavolo. Gente esperta, si sa.