Imprese ancora perplesse Nasce il reato di danneggiamento ambientale Viene istituito il nuovo reato di danneggiamento di habitat. Vengono sanzionati tutti i comportamenti, fuori dai «casi consentiti» dalla legge Limitate e, in qualche caso, cancellate le sanzioni a carico delle imprese per i reati ambientali compiuti dai loro dipendenti Tutte le sanzioni pecuniarie del decreto sono ispirate a un principio di gradualità che non esisteva nella prima versione del testo Qualche piccolo miglioramento. Anche se restano molti problemi di impostazione denunciati ormai da tempo dalle imprese. Il decreto legislativo sui reati ambientali approda al Consiglio dei ministri e ottiene finalmente l'approvazione in via definitiva. Con qualche aggiustamento: viene ad esempio ridotto il numero di comportamenti sanzionati. Ma rimangono molti aspetti che nella prima bozza poco avevano convinto gli operatori delle costruzioni: è il caso delle norme sul reato di deterioramento di habitat. Sono rimaste, infatti, sostanzialmente invariate le norme che istituiscono l'articolo 733-bis del codice penale, che crea appunto un nuovo reato a carico di chi «distrugge o deteriora in modo significativo» un habitat all'interno di un sito protetto. Sanzionandolo con arresto fino a 18 mesi e ammenda non inferiore a 3mila euro. Rispetto alla prima versione qui è stata aggiunta solo una novità: la clausola «fuori dai casi consentiti», che non fa stare tranquille le imprese, e che lascia vive le perplessità su possibili interpretazioni troppo afflittive della legge, attualmente piuttosto generica. Il carico di sanzioni collegate resta, poi, esattamente quello che era. Anzitutto, si applicano a questi casi anche le vecchie norme del testo unico edilizia in tema di abusi. E, in base al decreto, a pagare sarà non solo chi commette materialmente il reato, ma anche l'impresa, che così verrà colpita in due modi. Nel caso di danneggiamento di habitat, secondo il decreto, con una sanzione da «centocinquanta a duecento quote». Ogni quota varia, a seconda della gravità del caso, tra 250 e 1.549 euro. Quindi, a conti fatti, si parte da 38mila euro e si arriva a oltre 380mila euro. Insomma, su questo punto quasi tutto quello che non convinceva le imprese è rimasto invariato. Diverso il discorso sulla responsabilità dell'impresa per comportamenti dei suoi dipendenti. Qui sono state cancellate o ritoccate al ribasso alcune sanzioni pecuniarie, fissate dalla vecchia versione del testo. «Una riduzione che va nella direzione che auspicavamo. È stato accolto il principio di maggiore gradualità auspicato a più riprese dai pareri parlamentari», fanno sapere dall'Ance. Anche se si tratta, per la maggior parte, di ipotesi di impatto minore per le costruzioni, come tutto il pacchetto di norme che riguardano il reato di scarico di acque reflue industriali, in buona parte cancellate dalla versione definitiva del testo. E viene circoscritta anche la misura pecuniaria per il mancato rispetto dei valori limite di emissione in atmosfera. Nonostante i tagli, però, il decreto non convince: «Ci resta il dubbio dicono dall'Ance che un imprenditore colpito da queste sanzioni preferisca abbandonare la propria attività e dichiarare fallimento piuttosto che sopportare il carico di sanzioni così gravose».
Ma sui danni al paesaggio resta l'arresto
Il decreto legislativo sui reati ambientali è stato approvato dal Consiglio dei ministri e ottiene l'approvazione in via definitiva. Il nuovo reato di danneggiamento di habitat viene istituito, con sanzioni che possono raggiungere fino a 18 mesi di arresto e 3mila euro di ammenda. Le imprese sanzionati possono essere colpite in due modi: con una sanzione da centocinquanta a duecento quote, a seconda della gravità del caso, o con la responsabilità dell'impresa stessa. Le sanzioni pecuniarie sono state ridotte, ma il principio di gradualità non è stato completamente implementato. Il decreto non convince le imprese, che hanno espresso dubbi sulla possibilità di interpretazioni troppo afflittive della legge.
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