Ieri la scadenza del termine, poche file dopo l'assalto e la ressa dei giorni scorsi: piccole irregolarità e verande Morassut: «Sarà colpito chi ha realizzato abusi dopo il 31 marzo 2003» Roma, corsa record al condono. Alla chiusura dei termini, ieri, erano in totale 70 mila le richieste di sanare piccoli e grandi abusi edilizi, una cifra che va ad aggiungersi all'oltre mezzo milione delle due sanatorie precedenti (1988 e 1994). In pratica, un romano su cinque negli ultimi 17 anni ha presentato domanda di condono. Ieri, ultimo giorno utile, le code interminabili si erano ridotte e c'è stato chi ha potuto presentare la pratica senza i disagi di chi lo aveva preceduto. Roberto Morassut, assessore comunale all'Urbanistica, ha spiegato: «Roma ha un territorio molto ampio e complesso. E' ovvio che l'incidenza dell'abusivismo sia superiore che in altre città, senza portare un soldo alle casse del Comune». Morassut avverte che sarà colpito chi ha realizzato l'abuso dopo la data del 31 marzo 2003: «Abbiamo messo a punto un sistema di rilevazione aerea, con il volo di quella giornata posta come limite, capiremo chi ha fatto il furbo, chi ha costruito dopo e quindi fuori dai termini del condono». Morassut aggiunge: puntiamo soprattutto a colpire soprattutto i grandi abusi. Scaduti ieri i tempi per mettersi in regola. L'assessore all'urbanistica del Comune: «La paura delle ruspe è stata una spinta verso la legalità» «Capitale del condono? Merito dei controlli» -------------------- Morassut e le 70 mile domande: «Un record, frutto della nostra azione di repressione» --------------- Visti dall'alto i tetti del centro di Roma seguono un percorso tutto loro. Distese e risalite, superattici e verande nati da condoni passati, presenti e futuri. Antiestetiche superfetazioni lievitate e assorbite con gli anni. Palazzi che si arrampicano dove nessuno avrebbe osato, bandierine piantate dai primi esploratori dell'abusivismo datato anni '70 e '80. Tutto questo mentre in periferia e intorno alla città storica proliferava un altro genere di abusivismo con effetti anche più devastanti. Ieri, con l'ultimo assalto agli sportelli dell'Ufficio di via di Decima, s'è conclusa la terza sanatoria. L'ultimo dato parla di 70 mila domande, comprese quelle giunte per posta e via Internet. Si aggiungono alle oltre 503 mila domande dei precedenti condoni dell''87 e del '94. Un numero che evidenzia non solo la propensione all'abuso ma anche una certa difficoltà dei romani a stare nelle regole, a credere nei passaggi ordinari della burocrazia, anche i più innocui ed indolori. «È indubbio che a Roma vi sia una traccia endemica della cultura del centrosud - ammette l'assessore comunale all'Urbanistica Roberto Morassut - ma ci sono anche larghe fasce della provincia padana e nel Nordest dove l'abusivismo è profondo e devastante». Ma parliamo di Roma e di questo "record". «Nei precedenti condoni l'impatto dei provvedimenti sulla città fu più forte. Il dato in sè, però, non rappresenta una novità: Roma ha un territorio molto più ampio e più complesso, 129 mila ettari, grande quanto le 9 più grandi città italiane, di cui 87 mila di territorio libero di campagna. È ovvio che l'incidenza dell'abusivismo sia superiore senza portare un soldo nelle casse del comune. Per i precedenti condoni abbiamo incassato oneri concessori per 514 milioni di euro ma per le opere di urbanizzazione spenderemo un miliardo e 126 milioni di euro ». Settantamil a domande tradotte in metri quadri e cubi vogliono dire un'altra piccola città. E i controlli? «Molto è dipeso da come è stata gestita questa vicenda, dall'effetto annuncio. Prima se n'è parlato, poi è arrivata la conferma, quindi sono stati spostati i termini e poi di nuovo prorogati, col risultato di rimettere in moto un meccanismo di speculazione e aggressione verso le aree agricole che in tutti questi anni era stato contenuto. Noi abbiamo messo a punto un sistema di rilevazione aereo. Con quel volo del 31 marzo 2003 saremo in grado di colpire i furbi, chi ci sta provando. Vedere se un immobile è stato costruito prima di quella data». Quasi un romano su cinque negli ultimi 17 anni ha presentato una domanda di condono. Il suo collega Ciocchetti, dalla Regione, dice che il record di Roma dimostra la carenza di controlli da parte del Comune. «Non credo a un fatto sociale e antropologico di Roma. Piuttosto l'azione di repressione degli abusi - abbiamo raddoppiato le demolizioni e buttato giù circa 100 mila metri cubi di cemento abusivo - ha indotto la gente a pensare che prima o poi la ruspa arriva e dunque a cercare di rientrare nella legalità a differenza di quanto avviene in altri comuni inerti. E Ciocchetti dovrebbe ricordare che quando andiamo a demolire opere abusive troviamo sempre esponenti della sua coalizione pronti ad opporsi». Non crede che l'abusivismo sia anche una risposta all'aumento sfrenato del prezzo delle case? «No, l'abusivismo di necessità è finito. Il fenomeno ha cambiato di segno, anche perché il valore delle aree, anche quelle non edificabili, è salito troppo. Oggi l'abusivismo è cresciuto al XIX, XX e al I municipio. Il problema vero è un altro: questi provvedimenti portano alla legittimazione dell'abuso, rimettono in moto un ciclo economico illegale. Mercato nero, scarsa retribuzione, scarsa sicurezza. Cose che hanno fatto parte per anni dell'economia romana e che noi abbiamo sempre combattuto». La regione vi ha consultato prima di varare la legge? «Sì, ma ha raccolto molto poco di quello che il comune aveva proposto. Avevamo chiesto un tetto massimo di 330 mc solo per coloro che dovevano realizzare la prima casa e norme più rigide sugli abusi commessi su aree vincolate. Invece il tetto introdotto è di 450mc per la prima casa con un limite di 330 per tutti gli altri edifici abusivi. E come ultimo regalo è arrivata la modifica della legge 24 che cancella quei vincoli che differenziavano le norme regionali rispetto al condono nazionale».