LUCCA. Società russe del settore ricettivo di lusso potrebbero essere interessate all'acquisto di Villa Fiori, il primo dei tre gioielli storici sul suo territorio (gli altri sono Villa Ada e Villa Webb) che il Comune di Bagni di Lucca ha deciso di mettere all'asta. Secondo indiscrezioni, emissari delle società avrebbero già manifestato le proprie intenzioni all'amministrazione. Questa l'ipotesi più accreditata, ad oggi, intorno alla vendita delle tre dimore storiche. La prima ad andare all'asta - il 12 agosto - sarà Villa Fiori: circa mille metri quadrati su tre livelli, più un parco circostante di 8mila e passa metri (di cui una parte dovrà rimanere pubblica). Il prezzo base è 2 milioni 250mila euro. Un prezzo stracciato, convengono più immobiliaristi della Lucchesia, ma c'è da considerare che la ristrutturazione della villa ad uso resort di lusso (come ha detto il sindaco Giancarlo Donati, le ville avranno uniche destinazioni quella ricettiva e di centro benessere) importerebbe una spesa ben più alta. Cifre che oggi, come spiega Maurizio Manuzzi dell'agenzia "Veronica centro Real Estate" in via Fillungo a Lucca, possono essere sostenute da investitori privati prevalentemente stranieri. «La crisi nell'edilizia esiste - spiega Manuzzi - ma non per gli immobili di pregio. Il solo mercato fermo, in questo settore, è quello inglese». Secondo Riccardo Misale invece, titolare della Tecnocasa Studio Mura in viale Pacini sempre a Lucca, la vendita di una villa storica a Bagni di Lucca rischia di non essere impresa facile, «perché si trova in un luogo morto, che ha perso molta attrattiva. Potrebbe essere interessata una multinazionale, ma occorrerebbe che il complesso avesse strutture intorno, essere facilmente raggiungibile quanto a viabilità». La vendita delle tre dimore storiche ha scatenato, a Bagni di Lucca, un polverone politico oltre che di opinione. Secondo il capogruppo Udc Antonio Bianchi (l'altro partito all'opposizione è il Pd) il Comune sta proseguendo su una strada di «operazioni insensate. La prima è stata la vendita della centrale idroelettrica delle Ravacce. Un vero suicidio economico - sottolinea Bianchi - perché era un sito che produceva energia e quindi profitto per il Comune. L'amministrazione - prosegue - si è trovata a dover fare fronte a oltre dieci milioni di mutui contratti negli ultimi dieci anni, (ridotti a otto dopo la vendita della centrale) dopo il periodo del dissesto nel quale era impossibile accenderne. Dieci milioni spesi in opere senza che ai lavori fossero abbinati progetti di sviluppo di sorta». E cita ad esempio «il recupero di San Giovanni (un milione e mezzo), delle Docce Basse (circa 3) e dei Bagni Bernabò (350mila euro)». Opere realizzate ma senza seguito. «I Bagni Bernabò necessitano manutenzioni prima di essere riaperti - dice Bianchi -. Oltretutto per Bagni di Lucca la viabilità è disastrosa. Sarebbe meglio fare poche opere ma mirate».