Mentre a Napoli continuiamo a interrogarci se sia ancora utile parlare dei concorsi di progettazione, con discussioni che Ugo Carughi, nel suo articolo su "Repubblica" dell8 luglio, considera ormai un po ridondanti e inutili, al Maxxi di Roma si è da poco conclusa la mostra "Architettura in concorso - Lesperimento di Qualità Italia", dove una sperimentazione avviata tre anni fa dal ministero per i Beni culturali ha prodotto in contemporanea 15 concorsi di progettazione svolti in collaborazione con le committenze pubbliche di Comuni e Province. Biblioteche, piazze, centri culturali e sistemazioni urbane che diventano loccasione per avviare percorsi di qualità degli interventi pubblici, mettendo insieme programmi, procedure e intelligenze progettuali. «Lamministrazione non può avere al suo interno tutte le competenze tecniche, bisogna attrezzarsi per ricorrere allesterno, utilizzando due criteri fondamentali: limparzialità della scelta e le competenze per una corretta attività di valutazione». Così afferma Sabino Cassese, giudice costituzionale. È vero, lo scrive Carughi, il primo problema in Italia è la committenza, impreparata a condurre procedure concorsuali. Negli altri paesi europei esiste la figura del programmatore, un esperto che affianca la pubblica amministrazione e la guida in unadeguata definizione della domanda e un corretto svolgimento della procedura. Troppo spesso il ricorrente fallimento dei concorsi o è dovuto ad una domanda sbagliata, perché inappropriata, o ad una procedura improvvisata, vedi il concorso di Bagnoli di qualche anno fa. Pur essendo imperfetto, perché ancora legato ad un intrico di procedure lente ed inefficaci, il concorso di progettazione rimane tuttavia lunico modo democratico per stabilire come scegliere la migliore proposta di trasformazione di un luogo. Il problema principale non è quello di stabilire, attraverso un concorso, che cosa non si può fare in un determinato luogo urbano, ma è prima di tutto, quello di abbandonare definitivamente certe procedure ancora utilizzate, per cui, ad esempio, per riqualificare la villa comunale di Napoli si chiama direttamente un progettista che è prevalentemente un designer, senza i titoli per affrontare un progetto del genere, e con i risultati che vediamo, oppure che lamministrazione comunale di Salerno decida di realizzare una grande piazza urbana, secondo unidea in qualche modo già predeterminata, e affidi lincarico a un architetto di fama internazionale, senza neanche provare ad avviare una procedura concorsuale, pubblica e condivisa. Poi cè lultimo aspetto, quello politico. Carughi afferma che lesigenza degli interventi che lo hanno preceduto, sul tema dei concorsi, è sostanzialmente quella di recuperare uno spazio professionale in città nei confronti di un nuovo interlocutore politico, chiunque esso sia. Non è affatto così. Non lo è certamente per lInarch, che non difende interessi corporativi o professionali (per questo ci sono gli Ordini), ma si pone lobiettivo più ampio di sostenere le ragioni della qualità architettonica e la sua promozione sociale, anche attraverso i concorsi di progettazione. Lautore è vicepresidente Inarch Campania
NAPOLI - i concorsi di progettazione
La mostra "Architettura in concorso - Lesperimento di Qualità Italia" si è conclusa al Maxxi di Roma, presentando 15 concorsi di progettazione svolti in collaborazione con le committenze pubbliche di Comuni e Province. La sperimentazione è stata avviata dal ministero per i Beni culturali tre anni fa. Il giudice costituzionale Sabino Cassese afferma che l'amministrazione non può avere tutte le competenze tecniche, quindi bisogna attrezzarsi per ricorrere allesterno. Il primo problema in Italia è la committenza, impreparata a condurre procedure concorsuali. In altri paesi europei esiste la figura del programmatore, un esperto che affianca la pubblica amministrazione.
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