La conclusione del restauro sulla 'Deposizione' di Raffaello conservata a Roma presso la Galleria Borghese è prevista per la fine di febbraio del prossimo anno. Contestualmente si lavora anche per la preparazione della attesa mostra sull'artista: esposizione che sta richiedendo tempi lunghi per la particolarità dei prestiti richiesti. Eseguita dal maestro del Rinascimento europeo a soli 24 anni, per commissione di Atalanta Baglioni per la chiesa di San Francesco a Perugia, venne sottratta per volere del cardinale Scipione Borghese che, la notte del 19 marzo 1608, la fece trasportare nella sua quadreria a Villa Borghese. Essendo passati oltre trent'anni dagli ultimi interventi di restauro eseguiti fra il 1966 ed il 1972 dall'ICR di Roma, erano emersi problemi strutturali e di superficie non gravi, ma da tenere comunque sotto controllo. Si erano rese necessarie ulteriori verifiche al funzionamento del sofisticato sistema dei 6 dispositivi meccanici a molle per il controllo dei micro-movimenti della tavola dietro la tela: sviluppato proprio dai tecnici dell'Istituto Centrale per il Restauro. A questo si aggiungevano piccoli sollevamenti e crepature della pellicola pittorica, la necessità di controllare i fori dei tarli lasciati aperti dal precedente restauro e la pulitura che sta riportando a luce nuova i colori usati da Raffaello che, come altri artisti, aveva unito nella preparazione delle tinte polvere di vetro per aumentare la brillantezza e la luminosità dell'opera. La principale scelta è stata quella di non spostare il dipinto in altro ambiente per non alterare il microclima, costruendo una struttura in alluminio che per tutto il periodo del restauro simula e consente l'eguale tipo di aggancio della tavola rispetto a quello della cornice in cui si trovava normalmente. Durante questo tempo - i restauri sono stati avviati-circa sette mesi fa - si è poi deciso di rimuovere l'ultima vernice applicata nel 1972 che aveva alterato ed intorbidito i colori. Sono così stati effettuati dei saggi nella parte del cielo e degli incarnati, dei panneggi e del paesaggio che hanno riportato i colori quanto più vicino a quelli usati da Raffaello nel 1507. Contestualmente si è deciso di non toccare lo strato di patina antica che copre la superficie su cui ha operato l'artista. La parola d'ordine in questi casi è prudenza ma, come ha sottolineato Claudio Strinati Soprintendente per il Polo Museale Romano: "E' molto cambiato l'atteggiamento degli addetti ai lavori nei rapportarsi al passato. Un rispettoso rispetto delle cromie, ieri. L'audacia, oggi: questo non significa smoderatezza ma consapevolezza di muoversi con cognizione. La ricerca consente di formulare quesiti ai quali dare risposte". Una filosofia basata sulla prudenza dunque, supportata però da esami diagnostici prima impensabili. La delicatezza di questo intervento non intaccherà le integrazioni ad acquarello eseguite nel i 972 che costituiranno così una testimonianza storica della metodologia di restauro. Ciò nonostante l'attuale pulitura ha già regalato numerose 'scoperte', dai colori cangianti scelti da Raffaello per la figura di Maria, alla diversità di carnagione del Cristo morto dalla mano di Maddalena che tiene la sua.