I commissariamenti delle aree archeologiche come ha certificato una relazione della Corte dei Conti, sono atti politici. Dunque sfuggono a qualsiasi motivazione che non sia politica». Il professore Pier Giovanni Guzzo, archeologo già soprintendente a Napoli e Pompei e premiato dai Lincei per il suo lavoro nell'area flegrea, interviene sulla questione della Domus Aurea. Lo fa nel giorno in cui il sottosegretario Francesco Maria Giro del PdL, dopo la denuncia de l'Unità, compie una brusca marcia indietro sul nuovo e fantascientifico progetto di risistemazione della Domus Aurea firmato dal commissario straordinario Luciano Marchetti e da lui sponsorizzato politicamente. Spariti i pali d'acciaio, spariti gli ascensori, sparito il museo pensile, in un comunicato stampa Giro fa sapere che in settembre saranno avviati due cantieri sperimentali, per la messa in sicurezza di alcune parti della reggia neroniana e di studio per i futuri interventi: poi si vedrà. Il tutto avviene a 5 anni dall'inizio del commissariamento della stessa, affidato a Marchetti, che aveva come motivazione l'urgenza e in cui pochissimo è stato fatto ma una galleria dell'edificio è crollata. Nel 2008 sono state commissariate anche le soprintendenze di Roma e Ostia, con l'intento di riunire sotto un solo comando aree archeologiche confinanti ma assoggettate da entità diverse. Ma proprio la Domus Aurea è rimasta invece indipendente creando la surreale situazione per cui la parte occidentale dell'edificio ricade sotto la giurisdizione del commissario Roberto Cecchi, e la parte orientale, dove sono avvenuti i crolli, sotto quella del Commissario Marchetti, che usa criteri opposti. Chiediamo a Guzzo com'è possibile una tale disparità di comportamenti? «La conclusione della relazione della Corte dei Conti, come dicevamo prima, parla chiaro: se i commissariamenti sono un' esigenza solo politica è evidente che al Governo vanno bene anche comportamenti così difformi. La Corte ha anche sottolineato che questi commissariamenti, come quello di Pompei, fossero ingiustificati e poco utili». L'ordinanza di commissariamento della Domus Aurea autorizza la messa in sicurezza, come si giustifica un progetto così pesante come quello di Marchetti? «Benché si sia parlato parecchio di questo progetto per la Domus Aurea non è stato ancora reso pubblico dunque si può fare un discorso generale. L'unico obbiettivo dei commissariamento è la conservazione che implica la messa in sicurezza, come spiegava l' archeologo Cesare Brandi, l'intervento può estendersi in certi casi alla ricostruzione di parte di un monumento funzionale appunto alla sua preservazione. Occorre tenere presente però che la percentuale di quanto viene ricostruito e la pesantezza dell'intervento siano funzionali alla conservazione». In questo caso, invece, si vorrebbero fare altri scavi. «Per seguire una buona norma il progetto dovrebbe essere pensato ed eseguito dopo che gli scavi sono stati completati e le conoscenze elaborate avendo una base di partenza il più completa possibile. Visto così, non mi sembra un buon metodo». Quindi la Domus Aurea non è ancora conosciuta completamente? «Questo è un punto centrale: siamo di fronte a una costruzione assai complessa, con molte stratificazioni successive del periodo imperiale, una specie di grande palinsesto la cui conoscenza dovrebbe essere portata al massimo compimento possibile per decidere come intervenire. Lo studio comunque non impedisce che siano messi in sicurezza i settori dove esistono rischi di crollo, o dove effettuare nuovi scavi». Quale è il primo grande problema della Domus? «La storia ci dice che alla reggia aurea di Nerone sono state sovrapposte altre costruzioni per cancellare la memoria di questo imperatore. Nel corso del Medioevo il complesso delle costruzioni imperiali si è andato interrando, tanto è vero che durante il Rinascimento, quando è stata riscoperta, la Domus era una grotta sotterranea: di qui il nome di grottesche per quel tipo di motivi decorativi vegetali. Al suo interno il microclima era un misto di umidità e oscurità che ha conservato le pitture murarie: aprirle senza precauzioni comporta un grave rischio, le pitture si possono staccare dal loro supporto». Che bisogna fare? «Oltre alla complessità dell'architettura, gli affreschi sono l'elemento qualificante della Domus Aurea, dunque il microclima andrebbe studiato a fondo, con strumenti il più possibile sofisticati e che consentano di ricrearlo dopo il recupero». Come si prospetta il progetto coi 45 pali di ferro nella muratura romana, gli ascensori e i pensili, oltreché alle imprese che le realizzano, sono utili? «Nei monumenti antichi è preferibile usare metodologie adeguate alle tecniche tradizionali antiche: calce, pozzolana, legno e così via, con l'impiego di maestranze abituate alle tecniche tradizionali. Altra cosa è l'impiantistica, dove nell'illuminazione e nel condizionamento del clima la tecnologia ha un ruolo decisivo. Tradizione e innovazione non sono in contrasto». Nel progetto è pure presente un museo pensile, ma nella Capitale di luoghi espositivi dedicati all'antichità romana ce ne sono già parecchi: ne serve un altro? «Aggiungerei che la riduzione del personale e delle risorse al Ministero dei Beni Culturali rende sempre più difficile la gestione di un nuovo istituto museale. Inoltre resto perplesso e mi chiedo come questa nuova realizzazione si inserisca nell'ambiente architettonico della Domus Aurea».